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Ai concorsi truccati Sm-Art People risponde #conmerito!
Concorsi Truccati nel mondo accademico.
Stavolta non sono denunce nel vuoto, dicerie di palazzo, silenziosi passaparola nei corridoi o lapidari "funziona così".
Ci sono le intercettazioni, i fatti, le prove... viene fuori "Il sistema" per le assegnazioni di cattedre e borse da ricercatori.
I numeri fanno scalpore: 7 arrestati, 59 indagati, 150 perquisizioni. Tutti eccellenti professionisti e stimati professori in carriera. Tra gli altri compare anche un ex ministro.
Ci indigniamo tutti e dalle nostre belle tastiere cominciamo a scrivere parole al vetriolo contro cose che "tutti sapevano". Dopo l'iniziale rabbia e sconforto, però, abbiamo iniziato a riflettere.
Lo spirito Sm-Art People ci invitava a capovolgere il punto di vista e a guardare il bello delle cose.
Nella nostra carriera universitaria abbiamo conosciuto il merito e la professionalità oltre il marcio.
Abbiamo apprezzato idee lungimiranti, sostenuto e partecipato a progetti futuristici; ne abbiamo vissuto la meraviglia e quindi perché dovremmo essere così accanite contro le brutture?
Sappiamo che l'Università non è solo #concorsitruccati ma si compone di una sotterranea via di rinascita e noi smartiani vogliamo crederci a tutti costi e portare in superficie il frutto di passione, dedizione e competenza di tanti studiosi.
Piuttosto che scrivere un post in cui sfogare le nostre frustrazioni perché non creiamo un sistema di collaborazione tra tutti che ci porta a condividere i progetti interessanti che stiamo portando avanti #conmerito e grazie all'Università?
Alla negatività si risponde con energia positiva.
La bellezza della vita e di ciò che di stupendo accade nel mondo vince ogni cosa.
Che ne pensate, dunque, di condividere con Sm-Art People ciò che avete conquistato #conmerito?
Potete semplicemente usare l'hashtag #conmerito, scrivere via mail a sm-artpeopleteam@gmail.com o inviare le vostre informazioni sui social con messaggi privati.
Saremo lieti di condividere sui canali del progetto Sm-Art People la vostra esperienza e diffonderla per creare un circuito positivo di comunicazione.
Quest'invito all'ottimismo e alla felicità non si unisce al ringraziamento verso chi ogni giorno combatte affinché queste situazioni vengano a galla; denunciare è un dovere oltre che un diritto.
Confidiamo in pene esemplari per chi ha infangato la dignità di un'istituzione che per antonomasia dovrebbe essere fonte di conoscenza e di legalità; ancor di più per chi lo ha fatto dai banchi delle professioni giuridiche e legali.
Bisogna reagire a questi giochi di potere ed investire sul futuro contribuendo con le proprie azioni ai piccoli passi di onestà.
Il team Sm-Art people vi aspetta per dare vita ad un sogno di bellezza!
Stavolta non sono denunce nel vuoto, dicerie di palazzo, silenziosi passaparola nei corridoi o lapidari "funziona così".
Ci sono le intercettazioni, i fatti, le prove... viene fuori "Il sistema" per le assegnazioni di cattedre e borse da ricercatori.
I numeri fanno scalpore: 7 arrestati, 59 indagati, 150 perquisizioni. Tutti eccellenti professionisti e stimati professori in carriera. Tra gli altri compare anche un ex ministro.
Ci indigniamo tutti e dalle nostre belle tastiere cominciamo a scrivere parole al vetriolo contro cose che "tutti sapevano". Dopo l'iniziale rabbia e sconforto, però, abbiamo iniziato a riflettere.
Lo spirito Sm-Art People ci invitava a capovolgere il punto di vista e a guardare il bello delle cose.
Nella nostra carriera universitaria abbiamo conosciuto il merito e la professionalità oltre il marcio.
Abbiamo apprezzato idee lungimiranti, sostenuto e partecipato a progetti futuristici; ne abbiamo vissuto la meraviglia e quindi perché dovremmo essere così accanite contro le brutture?
Sappiamo che l'Università non è solo #concorsitruccati ma si compone di una sotterranea via di rinascita e noi smartiani vogliamo crederci a tutti costi e portare in superficie il frutto di passione, dedizione e competenza di tanti studiosi.
Piuttosto che scrivere un post in cui sfogare le nostre frustrazioni perché non creiamo un sistema di collaborazione tra tutti che ci porta a condividere i progetti interessanti che stiamo portando avanti #conmerito e grazie all'Università?
Alla negatività si risponde con energia positiva.
La bellezza della vita e di ciò che di stupendo accade nel mondo vince ogni cosa.
Che ne pensate, dunque, di condividere con Sm-Art People ciò che avete conquistato #conmerito?
Potete semplicemente usare l'hashtag #conmerito, scrivere via mail a sm-artpeopleteam@gmail.com o inviare le vostre informazioni sui social con messaggi privati.
Saremo lieti di condividere sui canali del progetto Sm-Art People la vostra esperienza e diffonderla per creare un circuito positivo di comunicazione.
Quest'invito all'ottimismo e alla felicità non si unisce al ringraziamento verso chi ogni giorno combatte affinché queste situazioni vengano a galla; denunciare è un dovere oltre che un diritto.
Confidiamo in pene esemplari per chi ha infangato la dignità di un'istituzione che per antonomasia dovrebbe essere fonte di conoscenza e di legalità; ancor di più per chi lo ha fatto dai banchi delle professioni giuridiche e legali.
Bisogna reagire a questi giochi di potere ed investire sul futuro contribuendo con le proprie azioni ai piccoli passi di onestà.
Il team Sm-Art people vi aspetta per dare vita ad un sogno di bellezza!
Author : Unknown
Luoghi smartiani: santa Maria in Foro Claudio, Caserta
Il luogo smartiano di cui parlerò oggi è uno dei tanti esempi italiani di meraviglie nascoste, poco conosciute e per niente valorizzate.
Vi parlerò della chiesa di santa Maria in Foro Claudio, situata nella frazione di Ventaroli (luogo natio di Matilde Serao), nel comune di Carinola, in provincia di Caserta.
Siamo nella fetta di terra che i romani denominarono Campania Felix, lungo il percorso della via Appia, la regina viarum. Proprio qui, tra le campagne di un luogo ancora ameno, frequentato nel medioevo dai pellegrini che si recavano alla chiesa di san Michele nel Grargano, ho scoperto un ciclo di affreschi che ha dell'incredibile per valore, bellezza e, ahimè, desolazione.
![]() |
| Foto da blog CarinolaStoria.Chiesa |
Partiamo dal principio.Visitare la chiesa è stata un'impresa.Chiamata episcopio per essere stata sede vescovile fino al 1099, la basilica di origine paleocristiana (V-VI sec) è sempre chiusa, tranne in occasione di cerimonie o funzioni. L'aspetto esteriore è tipico delle chiese a capanna, la cui austerità e semplicità sono interrotte da un doppio ordine di bifore in alto e un portale d'ingresso con lunetta rinascimentale finemente decorata, il cui disegno è solo intuibile (è stata derubata nel 2007).
Per varcare la soglia della chiesa bisognava trovare il custode che è il prete del comune di Carinola.
In compagnia di un valido aiutante, ho dovuto "indagare" tra gli abitanti della frazione per rintracciarlo.
Dopo un paio di tentativi di trovarlo in chiesa riesco a contattarlo al cellulare concordando una visita. Ad aspettarmi trovo una coppia di residenti della zona che mi fanno da guida.
Non mi soffermo sulla qualità architettonica e il contesto in cui si sviluppa la chiesa; mi limiterò solo a dire che il nome "Foro Claudio", deriva dalla considerazione che in quel luogo in epoca romana ci fosse stato un foro, appunto Claudio. I materiali di spoglio della chiesa e i resti architettonici esterni sono chiaramente romani, ma non ci sono studi ad hoc e analisi che confermano di cosa si tratti (si dibatte tra foro e terme, vista la presenza delle acque).
Non mi soffermo sulla qualità architettonica e il contesto in cui si sviluppa la chiesa; mi limiterò solo a dire che il nome "Foro Claudio", deriva dalla considerazione che in quel luogo in epoca romana ci fosse stato un foro, appunto Claudio. I materiali di spoglio della chiesa e i resti architettonici esterni sono chiaramente romani, ma non ci sono studi ad hoc e analisi che confermano di cosa si tratti (si dibatte tra foro e terme, vista la presenza delle acque).
| Foto di A.Iasimone- Navata |
Lo stupore all'apertura di quella piccola porta in legno è stato indescrivibile. Per qualche secondo credo di aver perso il respiro di fronte a tanta bellezza e magnificenza. Nella testa passavo in rassegna tutti i cicli pittorici più importanti del Medioevo e non potevo che considerarli alla pari.
La chiesa, a tre navate e completamente in pietra e tufo (in parte reintegrata perchè versava in condizioni di abbandono fino agli anni '80), è uno spaccato pittorico della civiltà medievale e le pitture vanno dal XI al XVI secolo.
L'affresco più importante è quello dell'abside, di chiara matrice bizantina, che ricorda le maestranze dell'abate Desiderio (Montecassino non è molto distante da qui). Al centro, nella calotta, vediamo una Madonna col Bambino e due angeli laterali, mentre nella fascia inferiore sono raffigurati i dodici apostoli con al centro un angelo (san Michele arcangelo=?). Lo schema è quello di sant'Angelo in Formis, abbazia sita a pochi chilometri da Carinola, e gli angeli richiamano lo stesso stile. Noto però una resa più "popolare" che dimostra l'adesione ad una pittura che anticiperà le rivoluzioni occidentali del duecento e che raggiungeranno l'apice con Cimabue e Giotto. L'umanità che attraversa queste figure è frutto di quell'ascendenza devozionale e popolare tipica della pittura del XI-XII secolo nel sud Italia e che risponde di fatto alla funzione di punto di sosta lungo la via di pellegrinaggio.
La scelta di raffigurare Maria e non Cristo in trono a chi entrava in chiesa (tema più ricorrente e che si ritrova anche nella già citata sant' Angelo
in Formis) è un chiaro segno di quanto detto sopra. Il tema mariano in questo periodo è al centro di un'indagine iconografica importante e le icone mariane di ascendenza bizantina furono fonte di ispirazione per i pittori dell'epoca.
![]() |
| Abside (Wikipedia) |
Le decorazioni nella fascia più in basso e quella più in alto sono dei veri capolavori decorativi: in alto motivi floreali e vegetali; in basso una processione di piccoli elefanti (che richiamano alla funzione di sede vescovile) circondati da trame decorative sottili e finemente rifinite.
Accanto a questa decorazione principe, lungo le navate si susseguono lacerti di altri cicli pittorici afferenti ad epoche diverse. La mia attenzione ricade sui resti di un giudizio universale sulla parete di destra (guardando verso l'abside) che richiama schemi giotteschi, impianti architettonici ormai ampiamente acquisiti e che già aprono alla modernità. Sono datati tra il XV e XVI secolo, ma non sono di facile interpretazione poiché non sono affatto leggibili. Si riconosce una figura mostruosa in basso (il Diavolo?) e una serie di mestieri che si snodano a lato del giudizio.
Nella navata sinistra vi sono una serie di figure di santi coevi al Giudizio Universale, ma la qualità e la resa pittorica non sono all'altezza di quelli dell'epoca precedente.
Il tema iconografico prevalente, tuttavia, è quello della Madonna col Bambino, che si ripete per ben cinque volte, quasi come se fossero un ex-voto alle pareti. Segnalo anche che sulla navata di sinistra vi era la raffigurazione della Madonna della Libera, un tema devozionale molto frequente in queste zone, che è andato ormai perduto dopo secoli di incuria e neanche il restauro
è riuscito a recuperarlo.
Qual'è la ragione di questo costante riproporsi? La Madonna col Bambino è un tema comunissimo, soprattutto nei secoli a cui ci riferiamo, ma non conosco molti esempi in cui si ripete con tanta costanza in un unico monumento.
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| Foto A.Iasimone |
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| Foto A.Iasimone |
Qual'è la ragione di questo costante riproporsi? La Madonna col Bambino è un tema comunissimo, soprattutto nei secoli a cui ci riferiamo, ma non conosco molti esempi in cui si ripete con tanta costanza in un unico monumento.
Altro punto da valutare sono i numerosi santi raffigurati, in particolare san Leonardo di Noblac, san Bernardo e san Martino del Massico, il monte che domina la zona.
Perché ho scelto di parlarvi di questo luogo? Perché a me ha lasciato tante domande e perché credo che sia uno di quei luoghi da conoscere e studiare.
Di fronte ad una qualità così alta non si può rimanere indifferenti. Non ci sono studi eseguiti con costanza che ricostruiscono la storia del monumento e in rete si trova davvero poco.
Mi sono detta: perché non parlarne? Perché non provare a muovere le cose? In un momento così instabile, la cultura è un punto da cui poter ripartire anche ritrovando luoghi che sono al di fuori dei circuiti turistici convenzionali ma che sono fonte di accrescimento culturale e storico.
Ricostruire le vicende storico-artistiche di questo luogo vuol dire far luce su un ciclo pittorico che per qualità non può rimanere nel silenzio e che ci restituisce uno spaccato di storia di una regione che è stata fulcro di numerosi avvenimenti, nonché luogo di scambio, passaggio e commerci.
Mi sono detta: perché non parlarne? Perché non provare a muovere le cose? In un momento così instabile, la cultura è un punto da cui poter ripartire anche ritrovando luoghi che sono al di fuori dei circuiti turistici convenzionali ma che sono fonte di accrescimento culturale e storico.
Ricostruire le vicende storico-artistiche di questo luogo vuol dire far luce su un ciclo pittorico che per qualità non può rimanere nel silenzio e che ci restituisce uno spaccato di storia di una regione che è stata fulcro di numerosi avvenimenti, nonché luogo di scambio, passaggio e commerci.
Un solo documento ripercorre la storia della chiesa in modo più sistematico e ve lo segnalo, ringraziando gli autori per aver risolto alcuni dei miei dilemmi. Si tratta della scheda redatta dall' archeoclub, che però di fatto vieta qualsiasi riproduzione delle foto e scaricamento del documento. Almeno possiamo leggere. W la rete!!!
Vi condivido, inoltre, un ottimo spunto da www.carinola.eu, in cui ci sono dei riferimenti bibliografici interessanti e dei collegamenti con la storia territoriale e un post sul blog "carinolastoria".
Concludendo,questo post è, dunque, uno spunto a focalizzare l'attenzione su questo patrimonio che non va assolutamente messo nel dimenticatoio.
Mi chiedo se il comune, gli enti locali e la chiesa siano interessati a lavorare su questo patrimonio. La cultura ha bisogno di emergere da queste situazioni e far conoscere un territorio che di fatto arranca dal punto di vista della promozione turistica ma che nasconde simili patrimonio potrebbe essere una via d'uscita.
Io ci sono. Being Sm-Art people, being culture.
Vi condivido, inoltre, un ottimo spunto da www.carinola.eu, in cui ci sono dei riferimenti bibliografici interessanti e dei collegamenti con la storia territoriale e un post sul blog "carinolastoria".
Concludendo,questo post è, dunque, uno spunto a focalizzare l'attenzione su questo patrimonio che non va assolutamente messo nel dimenticatoio.
Mi chiedo se il comune, gli enti locali e la chiesa siano interessati a lavorare su questo patrimonio. La cultura ha bisogno di emergere da queste situazioni e far conoscere un territorio che di fatto arranca dal punto di vista della promozione turistica ma che nasconde simili patrimonio potrebbe essere una via d'uscita.
Io ci sono. Being Sm-Art people, being culture.
Author : Unknown
Luoghi smartiani: favole moderne a Minerbio (BO)
Quando in un grigio week-end di gennaio ti
avventuri per la Bassa in cerca di emozioni, là dove la via di San Donato
attraversa la “piantata padana”, eccolo ergersi maestoso e camaleontico
l’antico castello dei Manzoli, a Minerbio (BO).
![]() |
| S.Martino |
Le cortine, il mite fossato e le torri merlate di
certo gli conferiscono un aspetto fiabesco.
La struttura attuale, dotata di ben quattro torri
angolari e di un doppio ponte levatoio, sorse nel 1411 sulle briciole di una
precedente torre difensiva chiamata Torre
degli Ariosti (XIII secolo).
Alla fine dell’Ottocento, già proprietà dei
Cavazza, subì gli interventi di restauro più incisivi per mano di Tito Azzolini
e Alfonso Rubbiani, che per la prima volta, sulla scorta dei principi del
Eugene Viollet-le-Duc, applica un restauro conservativo, ma anche integrativo,
delle parti mancanti.
![]() |
| S.Martino 2 |
Fin dal XVI secolo crebbe intorno al castello un
brulicante borgo di artigiani e mercanti, tanto che nel 1684 venne costruito
lungo tutta la spianata che porta alla ricca dimora un massiccio portico in
grado ospitare al coperto l’importante Fiera d’Ottobre, che riprende vita ancor oggi ogni primo week-end del mese,
quando il castello, attualmente dimora privata, viene aperto al
pubblico.
Arrivederci allora alla fine della prossima
estate, quando potrò finalmente condividere i segreti di questo imperioso
scrigno di pietra senza rischiare d’esser ripresa dalle telecamere di
sorveglianza come presunta, imbranata, pantera rosa
NB: Foto di Sara Armaroli
Author : Unknown
Ricorrenze smartiane: la Giornata Mondiale della Gentilezza

Smartiani, oggi è la Giornata Mondiale della Gentilezza.
Si tratta di un evento promosso da una piccola associazione, il "Movimento Mondiale della Gentilezza" nato a Tokio nel 1988.
Qual'è stato il vostro gesto gentile?
Noi vi facciamo un invito, estrapolano una citazione di Anne Herbert, pubblicata nel 1995:
“Pratica atti a caso di gentilezza e insensati atti di bellezza”
... bellezza smartiani, bellezza!
Author : Unknown
Rilfessioni smartiane: Matera: cuore, valore, futuro
Venezia, 2008. Salone dei Beni Culturali. Mi avvicina una ragazza, avrà avuto 20 anni (allora io ne avevo poco più!) e mi dice: "Vuoi fare un viaggio?!"
Io rimasi sorpresa dalla richiesta, ma spinta dalla mia curiosità smartiana, mi feci trascinare nel gioco!
Mi bendarono e mi accompagnarono in un percorso sensoriale:
![]() |
| Logo candidatura |
-tatto: mi fecero accomodare su una balla di fieno
-olfatto: sentivo l'odore dell'erba, l'inconfondibile profumo della terra, del pane appena sfornato, dei fiori dei campi. Odori che mi riportavano a casa, alla mia terra, al mio inconfondibile sud.
- udito: sentivo lo scorrere di ruscelli, i passi che calpestavano le pietre e poi la musica popolare. Organetti, zampogne e flauti scandivano il ritmo delle campagne e della vita
- gusto: all'improvviso mi venne offerto del miele, un pezzo di formaggio e un sorso di vino
-vista: mi tolsero la benda e dal buio di una stanza vedevo su uno schermo scorrere le foto di Matera: i campi, il pane, i ruscelli, le pietre bianche scolpite dai secoli, i pastori, il cibo e i vigneti, i musicisti, le ballerine e un messaggio finale:
"Benvenuta a Matera"
![]() |
| Veduta Matera |
In quel momento credo di essermi innamorata. Ero rimasta folgorata dalla semplicità e dall'amore che percepivo per questa terra.
Estasiata dal percorso, rinnovai i complimenti e mi iscrissi alla mailing list. Dopo anni mi scrissero per comunicarmi la decisione di candidarsi a Capitale della cultura, dicendo che avevano bisogno anche di me.
Di me? E perché? Stavano creando una comunità web a cui tutti potevano partecipare, senza vincoli e senza impegni, condividendo spontaneamente pensieri, parole e consigli.
Ancora una volta folgorata: attenzione, semplicità e amore erano ancora il leit motiv di questi miei amici del sud.
17 ottobre 2014. Arriva la notizia: Matera capitale della Cultura. Ho provato una gioia immensa.
Innamorata per la terza volta, e pensare che la città non l'ho mai vista, se non di passaggio quando ero piccola!Il paradosso è che, vivendo a Ravenna proprio dal 2008, ne ho vissuto interamente la candidatura. Perché, però, non sono rimasta folgorata?
Perché non ho sentito il trasporto, sebbene io sia affezionata a questa città che ho scelto per viverci? Ho partecipato ad eventi, condiviso pareri e conosciuto in diverse occasioni i protagonisti del progetto.
Eppure non ho sentito il trasporto. Non ho sentito il cuore. E quello, ahimè, non mente.
Non entro nel merito dei giudizi, nè nei dettagli della validità dei progetti o delle caratteristiche tecniche della candidatura. Seguo il cuore e sento di dover dire che Matera ha vinto davvero con la cultura perché ha trovato nelle sue radici e nella sua semplicità la ricchezza più grande. Si è mostrata per ciò che è senza indugiare oltre. Essendo Europa nel modo in cui l'Europa è nata: vissuta e tradizionalista nella sua innovazione. Non ha decantato un passato glorioso, nè si è nascosta dietro personaggi illustri.
Ha guardato avanti e si è vista nel 2019 partendo dalla terra, la sola e invincibile forza della Terra. Cosa c'è di più raro e prezioso? La cultura si fa con lungimiranza, proiettandosi in un futuro che si può solo immaginare, ma immaginandolo si concretizza. Matera allora è la cultura del futuro e in un periodo in cui è proprio il futuro quello che spaventa, credo sia la miglior risposta.
Vincere è stato il suggello di un processo già in atto da diversi anni attraverso luoghi, immagini, storie e personaggi che l'hanno dipinta, ripresa, raccontata senza veli e senza nasconderne le ferite e le difficoltà.
Vi ringrazio per quel viaggio che mi avete regalato. Adesso non ho proprio più scuse: devo venire a visitarti presto Matera!E ora smartiani chiudete gli occhi e viaggiate:
Onore a tutte le candidate sperando che i progetti presentati vengano comunque realizzati perché la cultura deve vincere sempre, senza la necessità di concorsi.
E io ci sarò. a Ravenna, come a Siena, come a Perugia, come a Cagliari e come a Lecce. E in tutte le città di questo meraviglioso paese.
Author : Unknown
Missioni smartiane: Regali a Palazzo: cronaca di un'avventura smartiana
Quando insegui un sogno, il segreto per non soccombere alla fatica, alle negatività e alla rassegnazione è chiudere gli occhi e lasciarsi andare. Facile, direste voi, eppure è così difficile abbassare le palpebre e sognare quando nella vita sembra che ti manchino appigli e soprattutto che la tua serenità sia continuamente minata dal demone interiore della ricerca di se stessi.
Questo lo spirito con cui mi sono trascinata in stazione dirigendomi a "Regali a Palazzo" (http://www.regaliapalazzo.it/), manifestazione a cui le sm-Art People sono state invitate a seguito della selezione al concorso GITA, iniziativa regionale per la promozione e l'avviamento delle nuove imprese (http://www.progettogita.net/#).
Parto: 60minuti e avrei rivisto Bologna. Che effetto mi avrebbe fatto? Una città che ho amato dal primo momento, uno scrigno di cultura che ti accoglie tra le sue braccia dandoti quello che ha di più prezioso: la sua storia.
Arrivo: Bologna è già in stazione. Luogo di storia d'Italia, snodo ferroviario, cuore pulsante della città.
Esco dalla stazione: autobus, taxi, semaforo. La triade che ti accoglie e che ti dice: "Bentornata".
All'improvviso so che sono lì per un motivo: a Bologna tutti vengono per un motivo. Studio, sport, economia, cultura, musica. Io ero lì per inseguire il mio sogno e lo avrei fatto dalle stanze di Palazzo Re Enzo, tra il Nettuno e la chiesa di san Petronio, nella celeberrima piazza maggiore, fissata nell'eterno di una canzone "Piazza Grande" che risuona nella mia testa ogni volta che la varco.
Guidata dai portici di via Indipendenza (nome più evocativo non poteva esserci per il corso principale della città) mi dirigo alla sede dell'esposizione. Uno sguardo alle torri, un saluto alla Piazza e si entra in scena.
Guidata dai portici di via Indipendenza (nome più evocativo non poteva esserci per il corso principale della città) mi dirigo alla sede dell'esposizione. Uno sguardo alle torri, un saluto alla Piazza e si entra in scena.
Un tavolo, due sedie, un pannello bianco pronti ad aspettarmi nel luogo assegnatomi.
Come rendere Tùkè, un cultural social network, tangibile? Di che materia sono fatti i "web dream"? Queste le domande di fronte a quello spazio vuoto. Mano in borsa: pc, pennarelli, post-it, fogli A4 bianchi. E io, smartiana DOC, con tutta la mia buona volontà. Ne viene fuori un collage colorato, semplice e in fieri come un'opera di Boccioni.
Arrivano le autorità. Giacche, cravatte, tailleur e tubini sfilano davanti ai miei occhi. Dietro di loro telecamere e fotocamere pronte a riprendere e a scattare. Mi alzo in piedi, davanti a me un signore con lo sguardo curioso. Non ho idea di chi sia, scoprirò poi che si tratta del presidente regionale di CNA. Spiego il mio progetto, distinguendo bene cosa intendo per cultura e giustificando la mia presenza dato che il campo d'azione include anche l'artigianato artistico. Rincaro la dose sottolineando che questo è il primo strumento che si occupa specificatamente della cultura e che è davvero singolare che in uno stato che fa dell'artigianato e della cultura il proprio "core business" non ci sia neanche un'associazione di categoria per le professioni legate alla cultura, né un settore in CNA per le professioni web e la creatività digitale.
Silenzio di tomba. Risposta: "Non molli questo progetto, la passione che leggo nei suoi occhi la porterà lontano". Eccolo! E' il momento in di abbassare le palpebre e sognare. Per un attimo lo faccio e lo sento vivo il mio sogno, ne avverto la prepotenza nel mio animo. Una stretta di mano e si torna alla realtà.
Silenzio di tomba. Risposta: "Non molli questo progetto, la passione che leggo nei suoi occhi la porterà lontano". Eccolo! E' il momento in di abbassare le palpebre e sognare. Per un attimo lo faccio e lo sento vivo il mio sogno, ne avverto la prepotenza nel mio animo. Una stretta di mano e si torna alla realtà.
Intorno a me vestiti cuciti da mani esperte, bomboniere realizzate con fantasia ed eleganza, fragranze mescolate ricordando gli odori dei viaggi e armi di altri tempi restaurate e riprodotte artigianalmente.
Primo passo: cos'è Tùkè in tutta questa materialità? E' l'unione, lo strumento che può dare valore a queste attività immettendole nel Web! Ed ecco che mi ritrovo a presentami come promotrice della loro attività. Prima di tutto collaborazione.
Secondo passo: come posso allora farmi conoscere e dare io valore a quello che faccio, considerati gli sguardi alienati che provengono dagli "umarell" (non me ne vogliano i bolognesi per il dialetto magari scritto sbagliato), ossia i vecchietti, che transitano davanti al banchetto? Basta dire "strumento di valorizzazione sul Web" e subito salta su un bolognese doc che dice "e lo leggevo sul Carlino due giorni fa che il futuro è il Web. Sei il futuro, dunque, signorina?".
Bella domanda. Non so se sono il futuro perché il futuro è qualcosa che in questo momento non mi è permesso minimamente di valutare né di mettere in conto. Viviamo in un continuo presente fatto di scelte, sbagliate, controcorrente o forzate. Questi i pensieri che attraversano la mia mente in quel momento.
Al vecchietto però rispondo così. "Spero di essere il futuro, un futuro accessibile a tutti gli amanti della cultura".
Risposta: "In bocca al lupo".
E crepi sto lupo, crepi finalmente! :)
Author : Unknown
Movite, nun te fermare... dalla Liguria al Salento
Ci sono serate che ti lasciano impressa un'impronta di magia ... il luogo, le persone, l'evento o cosa? Difficile dare risposta eppure quando mi capitano la sola cosa che penso è: "Vivere di tutto questo è tutto quello che voglio". E il "tutto questo" si concretizza in una parola: cultura.
Ho ancora addosso quella musica, come fosse un profumo in una sinestesia di emozioni. E ve ne voglio parlare perché le cose belle si raccontano così da poterle rivivere ogni volta che si vuole. Siamo diventate sm-Art people proprio per questo!
Un paesino, Forlimpopoli (FC), una manifestazione, il XIX festival di Musica Popolare, due gruppi, "I liguriani" e "Canzoniere grecanico salentino"e un luogo, la Rocca, fuori medievale e dentro intrisa di quel Novecento col suo fardello di guerre, gravi, pesanti e sanguinarie. Un vecchio cinema occupa un'ala della corte e i volti di Clint Eastwood, Sofia Loren, Audrey Hepburn e Sean Connery impressi sui manifesti degli anni '50 chiedono a gran voce di essere ascoltati e il barista su in un angoletto, mentre fuori suonano le zampogne liguri, guarda le partite di calcio ("L'inter vince, ma pure il Milan però", mi dice, dopo la mia domanda indagatrice un po' per gufare).
Sì perché noi italiani siamo così: ci giriamo intorno e la meraviglia delle bellezze che ci circondano non la cogliamo oppure l'abbiamo talmente immagazzinata che, appunto, non ci sorprende. Io, però, sono quell'italiano che ancora si emoziona ascoltando le musiche di questa mia nazione e non mi interessa se sono più a nord della mia latitudine natale o non sono il mio sud.
Nella cornice di questo evento culturale, mentre le disseminate feste del Pd, trascinate da ragioni che non ci sono più, producono incessantemente un gran cumulo di parole, rinnovo quello spirito che mi ha fatto scegliere la cultura come scopo della mia vita e nonostante le difficoltà e le angosce non riesco farne a meno, a rassegnarmi alla sconfitta. La musica mi trascina, il ritmo lo sento scorrere nelle vene e poco importa se quel passaggio non lo so fare bene: siamo nati per ballare, per farci trasportare e per assaporare il clima gradevole di una notte di fine estate.
Perché non vivere di tutto questo? Tutto ci appartiene e porta alla ricchezza, prima interiore e poi esteriore. Conservare quel che siamo in modo semplice, senza sotterfugi.
La platea era piena: le persone si uniscono quando a richiamarli è la melodia dell'anima e tutti con una gran voglia di ballare, anche se poi molti si limitavano a battere il piede dalla sedia su cui erano seduti o ad accompagnare con le mani il battito delle percussioni.
Senza parole, senza discorsi artificiali e senza perorare quella o l'altra causa, si saltella a ritmo di pizzica in memoria di quelle donne che al diavolo ci credevano davvero e a quelle spose che attendevano il matrimonio per lasciarsi prendere dal "focu d'amore".
Si balla per gioco, si balla per amore, si balla per dimenticare e le grida, i testi e la voce che accompagnano quei movimenti sono un invito alla vita, a non mollare mai perchè "ci te fermi è na malencunia".
Si balla per gioco, si balla per amore, si balla per dimenticare e le grida, i testi e la voce che accompagnano quei movimenti sono un invito alla vita, a non mollare mai perchè "ci te fermi è na malencunia".
E allora: "Ausate, movite, tira ca tira nun te fermare; movite, minate, la voce è forte, falla sentire".
Ed eccola la mia voce, il mio movimento. Racchiudo quel momento in queste parole perché qualcuno possa sentire il grido di questo mondo che si sta perdendo.
Siamo la musica che ascoltiamo, l'arte che vediamo, i libri che leggiamo, non il frutto di un congegno meccanico.
Resistiamo affinché tutto questo non possa mai morire o semplicemente affievolire il suo canto, oscurare i propri colori e sbiadire le pagine della poesia.
Resistiamo affinché tutto questo non possa mai morire o semplicemente affievolire il suo canto, oscurare i propri colori e sbiadire le pagine della poesia.
Author : Unknown
Luoghi: Comacchio, l'isola che non c'è
In un assolato Ferragosto che per fortuna poco ha ceduto all'afa mi dirigo a Comacchio, piccola cittadina in provincia di Ferrara che rappresenta il comune più importante del Delta del Po.
Pensando a cosa potevo sapere e/o immaginare di quel luogo, nella mia mente ho vagheggiato tante definizioni.
Somiglia a Venezia, ma NON è Venezia,
Affaccia sul mare, ma NON ha l'acqua salata
Si trova sul Delta del fiume Po, ma l'acqua NON è dolce
E' l'unione di tante isole, ma NON è un'isola
Si trova in Emilia ma NON è Emilia
Sembra Veneto, ma NON è Veneto
Le barche NON le chiamano barche, ma le chiamano comacine.
Tutti questi NON mi hanno ispirato per cercare la peculiarità di questa terra sospesa tra il fiume e il mare, tra la terraferma e l'isola, tra storia recente ed origini antiche.
Furono gli etruschi a darle i natali, sfruttando le acque che cingevano le originarie 13 isole che componevano la valle, tanto vicine da diventare una sola. Il sito archeologico di Spina racconta le origini etrusche di Comacchio, le quali tra i cittadini di oggi sono motivo di vanto (si pensa che addirittura il nome derivi da un termine etrusco che significa "accumulo di dossi").
| Trepponti |
Fu poi dominata in gran parte da poteri pontifici che le hanno dato l'aspetto di oggi, in particolar modo nei due monumenti che caratterizzano la città: il duomo di san Cassiano, dell'VIII secolo ma ricostruito più volte nei secoli a venire e il Trepponti, struttura architettonica davvero unica che tiene uniti cinque canali al quale si accede tramite cinque scale. Ai lati ci sono due torri che riprendono il cappello cardinalizio, simbolo appunto della dominazione papale. Era la porta d'ingresso alla città e fu realizzata nel 1634 da Luca Danesi sotto la commissione del cardinale G.Battista Pallotta. I materiali utilizzati che si intrecciano di continuo nelle architetture di Comacchio sono il cotto e la pietra d'Istria. Il cotto veniva realizzato sfruttando l'argilla naturale tipica delle zone, ma che in questa regione era talmente malleabile da non richiedere tanto lavoro e l'origine salmastra le dava la possibilità di indurirsi facilmente; mentre la pietra d'Istria veniva trasportata lungo i canali e la laguna, i cui collegamenti giungevano sino a Ferrara.
I palazzi sono quasi tutti in pietra d'Istria ed hanno architetture inusuali quasi a voler reinterpretare forme che ricordano altri usi. Ad esempio, l'ex ospedale san Camillo che ricorda in facciata l'ingresso di un tempio o di una chiesa medievale, edificato tra il 1778 e il 1784 per volere del cardinale Francesco Carafa.
E poi c'è il cibo, quell'inconfondibile profumo che si diffonde in tutti i vicoli della città. Piatto tipico è l'anguilla, pesce che loro catturano mentre migra in mare per la riproduzione. Da qui nasce la sua coltivazione che è diventata addirittura presidio slowfood.
I palazzi sono quasi tutti in pietra d'Istria ed hanno architetture inusuali quasi a voler reinterpretare forme che ricordano altri usi. Ad esempio, l'ex ospedale san Camillo che ricorda in facciata l'ingresso di un tempio o di una chiesa medievale, edificato tra il 1778 e il 1784 per volere del cardinale Francesco Carafa.
E poi c'è il cibo, quell'inconfondibile profumo che si diffonde in tutti i vicoli della città. Piatto tipico è l'anguilla, pesce che loro catturano mentre migra in mare per la riproduzione. Da qui nasce la sua coltivazione che è diventata addirittura presidio slowfood.
E infine il vino, cabernet e trebbiano che prendono il nome di vini del bosco Eliceo, doc delle valli di Comacchio che si distinguono per il loro sapore a metà strada tra l'argillosità dei terreni e il sale delle acque. Sapore inconfondibile che ben si adatta ad ammorbidire la grassezza dell'anguilla e dei primi piatti corposi.
Dopo un excursus così vario che ha ripercorso il cammino che ho compiuto (sempre con un compagno di avventura), cosa traiamo di Comacchio? E cosa lo rende un luogo così particolare da meritare una visita?
Beh, proprio la specificità dell'ambiguità. Comacchio ha la fortuna di non avere una caratterizzazione; la si può vivere come città marittima o fluviale, di terra o di acqua, di cultura e di commerci. Non ha definizioni e non ne cerca; nei palazzi, nei canali e nei volti dei cittadini c'è questo stato di confine, questa profonda ambivalenza che ne caratterizza gli animi. Visitarla almeno una volta nella vita ci da il sapore della scoperta e dell'interpretazione. Ognuno può renderla sua e conservarne un pezzetto della sua anima millenaria.
Torquato Tasso nella Gerusalemme Liberata la definisce così:
Dopo un excursus così vario che ha ripercorso il cammino che ho compiuto (sempre con un compagno di avventura), cosa traiamo di Comacchio? E cosa lo rende un luogo così particolare da meritare una visita?
| Particolare: canale e ponte |
Beh, proprio la specificità dell'ambiguità. Comacchio ha la fortuna di non avere una caratterizzazione; la si può vivere come città marittima o fluviale, di terra o di acqua, di cultura e di commerci. Non ha definizioni e non ne cerca; nei palazzi, nei canali e nei volti dei cittadini c'è questo stato di confine, questa profonda ambivalenza che ne caratterizza gli animi. Visitarla almeno una volta nella vita ci da il sapore della scoperta e dell'interpretazione. Ognuno può renderla sua e conservarne un pezzetto della sua anima millenaria.
Torquato Tasso nella Gerusalemme Liberata la definisce così:
« Come il pesce colà dove impaluda / ne i seni di Comacchio il nostro mare, / fugge da l'onda impetuosa e cruda / cercando in placide acque ove riparare, / e vien che da se stesso ei si rinchiuda / in palustre prigion né può tornare, / che quel serraglio è con mirabil uso / sempre a l'entrare aperto, a l'uscir chiuso. »
Ed io mi associo a lui intendendo così quell'"Uscir chiuso": a Comacchio entri pensando che sia un luogo che ha un po' tutto e non è niente. Ne esci però mutato lasciando chiusi nelle sue mura tutti quei pregiudizi iniziali. E questo cambiamento di opinioni ti farà ritornare, perché hai chiuso un pezzetto di te tra queste valli.
Author : Unknown
Edward Munch: L'urlo della modernità
La Norvegia quest'anno celebra i 150 anni dalla nascita dell'"eroe nazionale" Edward Munch, pittore norvegese la cui fama nasce intorno al suo più famoso e osannato dipinto, "L'urlo" (1893), la cui terza versione è stata battuta all'asta da Sotheby's alla modica cifra di 120 milioni di dollari.
E pensare che "L'urlo" fu il momento peggiore della sua esistenza, la sintesi dell'angoscia, della depressione e della paura che lo tormentarono tutta la vita, come egli stesso ci scrive in uno dei suoi numerosi diari.
Le iniziative dedicate al grande artista si snodano lungo tutto il 2013 (http://www.munch150.no/it/) e, attraverso la realizzazione del film "Exhibition", le due più importanti mostre realizzate nella Galleria Nazionale e nel Museo Munch di Oslo rivelano il lavoro dei curatori e le ragioni del percorso espositivo che mira a mettere in luce aspetti innovativi e sconosciuti della tecnica, dei temi e degli scopi della pittura munchiana.
Unico giorno utile per vedere il film giovedì 27 giugno 2013 nei cinema convenzionati. Mi sono detta: "Occasione imperdibile" e, trovata una compagna di avventure, mi avvio verso questa nuova esperienza. Non sapevo cosa aspettarmi da una mostra su grande schermo e non sapevo quale sarebbe stato il mio grado di conoscenza rispetto ad un pittore che la nostra tradizione scolastica e universitaria pone sempre ai margini degli studi.
Unico giorno utile per vedere il film giovedì 27 giugno 2013 nei cinema convenzionati. Mi sono detta: "Occasione imperdibile" e, trovata una compagna di avventure, mi avvio verso questa nuova esperienza. Non sapevo cosa aspettarmi da una mostra su grande schermo e non sapevo quale sarebbe stato il mio grado di conoscenza rispetto ad un pittore che la nostra tradizione scolastica e universitaria pone sempre ai margini degli studi.
Sala semivuota (8 persone), posti centrali, musica di sottofondo e... si comincia.
Ed eccoli i luoghi di Munch. Quella Norvegia definita desolata, angosciante, tutt'altro mondo rispetto alla Parigi di quegli anni, caratterizzata da colori fulgidi, animi libertini e colta in quell'attimo fuggente.
E si, perché Munch nasce nel 1863, l'anno in cui Manet realizzava "Dejeneur sur l'erbe", il dipinto che segna l'epoca dell'impressionismo. E attraversa i due secoli, tra neoimpressionismo, surrealismo e simbolismo, seguendo una pittura che si fa sempre più astratta, sempre più criptica, sempre più ripiegata su se stessa. Muore al culmine del secondo conflitto mondiale (1944) in un piccolo villaggio della Norvegia, solo e angosciato, vinto (dopo essersi strenuamente battuto) da una malattia, la tubercolosi, che fu il trait d'union di tutta la sua vita.
Il realismo acuto che caratterizzava le sue opere, negli anni va scemando verso una pennellata sempre più irregolare, sempre più cromaticamente confusa e sempre più alienante.
E si, perché Munch nasce nel 1863, l'anno in cui Manet realizzava "Dejeneur sur l'erbe", il dipinto che segna l'epoca dell'impressionismo. E attraversa i due secoli, tra neoimpressionismo, surrealismo e simbolismo, seguendo una pittura che si fa sempre più astratta, sempre più criptica, sempre più ripiegata su se stessa. Muore al culmine del secondo conflitto mondiale (1944) in un piccolo villaggio della Norvegia, solo e angosciato, vinto (dopo essersi strenuamente battuto) da una malattia, la tubercolosi, che fu il trait d'union di tutta la sua vita.
Il realismo acuto che caratterizzava le sue opere, negli anni va scemando verso una pennellata sempre più irregolare, sempre più cromaticamente confusa e sempre più alienante.
Sarà per questo che resta "un emarginato" della pittura moderna?
Dopo aver visto il filmato e il racconto della mostra, dopo aver quasi assaporato i luoghi e le persone che lo hanno accompagnato devo ammettere che si è formata un'altra idea nella mia testa, già balenata durante gli studi di psicologia dell'arte: la sua grandissima forza morale.
Dopo aver visto il filmato e il racconto della mostra, dopo aver quasi assaporato i luoghi e le persone che lo hanno accompagnato devo ammettere che si è formata un'altra idea nella mia testa, già balenata durante gli studi di psicologia dell'arte: la sua grandissima forza morale.
Munch e la sua pittura sono uniti indissolubilmente, come mai forse è accaduto nella storia dell'arte.
Le sue opere sono il manifesto di una vita caratterizzata dalla malattia e dalla morte. La sua famiglia fu sterminata dalla malattia (madre, sorella e padre) e questi dolori ne condizionarono fortemente la sua visione delle cose e il suo pensiero.
In mostra per la prima volta dopo il 1902, anno in cui lo espose a Berlino, il "Fregio della vita" viene composto come Munch lo aveva immaginato. Una serie di dipinti, tra cui i celeberrimi "Madonna" e "L'urlo" raccontano la vita secondo Munch, caratterizzata da 4 fasi, che vanno dalla nascita alla morte e si chiudono con "Metabolismo", ad indicare al ciclicità di questo grande mistero che metabolicamente una forza superiore, chissà quale Dio, continua a proporre, quasi fosse una danza macabra (come non pensare a "La danza della vita"?). Alla vita succede la morte e dalla morte nasce la vita (da notare che l'albero della vita ha come radici i teschi).
Superstizione medievale che rinasce nel pensiero novecentesco di Munch. L'uomo e il suo fardello fulcro della riflessione artistica. Visionario, certo, ma non emarginato.
Le sue opere sono il manifesto di una vita caratterizzata dalla malattia e dalla morte. La sua famiglia fu sterminata dalla malattia (madre, sorella e padre) e questi dolori ne condizionarono fortemente la sua visione delle cose e il suo pensiero.
In mostra per la prima volta dopo il 1902, anno in cui lo espose a Berlino, il "Fregio della vita" viene composto come Munch lo aveva immaginato. Una serie di dipinti, tra cui i celeberrimi "Madonna" e "L'urlo" raccontano la vita secondo Munch, caratterizzata da 4 fasi, che vanno dalla nascita alla morte e si chiudono con "Metabolismo", ad indicare al ciclicità di questo grande mistero che metabolicamente una forza superiore, chissà quale Dio, continua a proporre, quasi fosse una danza macabra (come non pensare a "La danza della vita"?). Alla vita succede la morte e dalla morte nasce la vita (da notare che l'albero della vita ha come radici i teschi).
Superstizione medievale che rinasce nel pensiero novecentesco di Munch. L'uomo e il suo fardello fulcro della riflessione artistica. Visionario, certo, ma non emarginato.
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| Metabolismo 1899 |
Al centro di tutto c'è l'amore, vincolo tra uomo e donna e origine del male, dell'ansietà. Munch vive profondamente questo rapporto atavico con il sesso e la morte. Eros e tanatòs si intrecciano fino a diventare un urlo gigantesco. Visto così, "L'urlo" diventa una fase della vita, il momento in cui l'uomo è sopraffatto dalla natura delle cose e ne scarica tutto il peso attraverso una forza interiore che non tutti sono capaci di tirare fuori. Sarà forse questa inconscia consapevolezza che ha reso il dipinto un'icona?
Ed è qui che vedo la sua grandezza: nella capacità di resistere, nonostante tutto. Egli vive, autolesionandosi, tutta l'esistenza con le sue ombre, le sue paura e la sua depressione.
Eppure realizza due opere che hanno illuminato il mio pensiero e che credo siano la massima espressione del genio di Munch che gli farà vincere i secoli. La prima è "Il sole", realizzata per l'Aula Magna dell'Università di Oslo tra il 1909 e il 1916, negli anni in cui Picasso con "Le Demoiselle d'Avignòn" sconvolge la pittura mondiale.
In questo dipinto, realizzato su un'enorme tela cucita a mano dalla sua domestica, Munch dichiara che la luce del sole è il motore della vita e, visto il luogo, della conoscenza. E questa luce è anche simbolo, come tutto nella sua pittura, di una forza, di una speranza che guida l'uomo nell'affrontare il grande mistero che lo accompagna fin dalla nascita: la morte.
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| Il Sole, 1909-1916 |
Ed egli stesso condensa questo pensiero in una della sue ultime opere: "Autoritratto tra l'orologio e il letto". Lui, vecchio e malato con faccia fiera affronta il letto, simbolo della sua imminente morte dopo aver vinto il tempo, indicato dall'orologio senza le lancette.
Lo definirei un testamento, un monito affinchè guardando quel volto e quella stanza (che a tratti ricorda la camera di Van Gogh) tutti ci potessimo sentire fieri di resistere e di fare della propria sofferenza un'arte.
Lui c'è riuscito e nonostante tanta amarezza e tanto dolore, mi trasmette un'enorme invito alla vita.
Lo definirei un testamento, un monito affinchè guardando quel volto e quella stanza (che a tratti ricorda la camera di Van Gogh) tutti ci potessimo sentire fieri di resistere e di fare della propria sofferenza un'arte.
Lui c'è riuscito e nonostante tanta amarezza e tanto dolore, mi trasmette un'enorme invito alla vita.
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| Autoritratto tra l'orologio e il letto 1940-42 |
Merita un viaggio ad Oslo e merita maggiore attenzione dalla critica perché la sua arte è l'apologia del nostro tempo e la celebrazione dell'uomo contemporaneo che vive costantemente nel cambiamento.
Egli trova la cura a tanta instabilità e ce la propone tra un urlo disperato e un sole raggiante.
Author : Unknown
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Only the brave (solo il coraggioso)
Cultura, sempre lei. La parola di cui tutti facciamo sfoggio almeno dieci volte al giorno vantandoci della nostra cultura personale, della cultura di Dante che, diamine, era italiano o di quella di Da Vinci anche lui italiano e della bellezza che ci circonda, anch'essa italiana.
Eppure cultura e Italia/italiano sembrano a tratti cozzare sia nella gestione specifica del settore sia nell'inserimento della Cultura nei piani di sviluppo economico nazionale.
Siamo tutti degli ottimi oratori quando si tratta di vantare le gesta dei romani, però poi diamo a Ridley Scott la possibilità di fare di Decimo Meridio il protagonista di un suo film (e di farci un mucchio di soldi) mentre la tomba (vera) del gladiatore è lasciata all'abbandono sulla devastata via Appia.
Qualcosa però si muove. Mi commuove ancora ripensare ad un ministro che vaga umilmente nella Reggia di Caserta armato di bicicletta e smartphone (mica auto blu e troupe della RAI?). O anche il rimembrar di una giornata, quella del 05 maggio 2013, che ha condotti noi storici dell'arte all'Aquila per provare a ricominciare e per guardare con i nostri occhi attenti il disastro procurato.
Allora la domanda sorge spontanea: cosa manca? Lo ripeto mille volte al giorno nella mia testa. Essendo una fagocitatrice di parole e di immagini sono partita da una riflessione frutto di questo tempo trascorso a romanzare immagini e immaginare parole: quello che rende unica la cultura è la capacità di perpetuare nel tempo un'idea. Sia essa una concezione filosofica o una prerogativa estetica, quell'idea è il cuore della cultura ed è il cardine delle rivoluzioni (culturali, s'intende).
E qual'è l'idea delle idee? Cos'ha condotto uomini a battersi per un ideale? A ostinarsi nel proporre quel modo espressivo? Il CORAGGIO. Ecco: seduta davanti ad una finestra rigenerata dalla brezza estiva, provo a dire la mia. La cultura si fa con il coraggio.
Tutti noi dovremmo cominciare ad avere il coraggio di dire no di fronte alla retorica di cui ci cospargono; dovremmo cominciare a dire no all'umiliazione di regalare le nostre competenze; dovremmo renderci conto di avere in mano le chiavi del nostro futuro e di guardare al futuro come tutti i grandi prima di noi hanno fatto e alcuni continuano a fare.
Da dove comincia il Rinascimento? Dalla follia di un pittore che nell'umile chiesetta di Assisi sconvolse la pittura occidentale: Giotto. Il suo ciclo pittorico delle Storie di S. Francesco anno domini 1302 è l'atto primo della modernità. L'uomo è il centro attorno al quale si muove l'universo, compreso quello divino incarnatosi nella figura di san Francesco. Da lì si diffonde questo ronzio che diventa un urlo alla scoperta dell'America, anch'essa frutto di un folle, italiano, salpato a cercare le Indie. E poi c'è il più coraggioso di tutti, un certo Lorenzo de' Medici, il Magnifico, che crea un circolo di artisti e pone al centro della sua Firenze la conoscenza, creando un mito riconosciuto e diffusosi in tutto il mondo.
Tutti noi dovremmo cominciare ad avere il coraggio di dire no di fronte alla retorica di cui ci cospargono; dovremmo cominciare a dire no all'umiliazione di regalare le nostre competenze; dovremmo renderci conto di avere in mano le chiavi del nostro futuro e di guardare al futuro come tutti i grandi prima di noi hanno fatto e alcuni continuano a fare.
Da dove comincia il Rinascimento? Dalla follia di un pittore che nell'umile chiesetta di Assisi sconvolse la pittura occidentale: Giotto. Il suo ciclo pittorico delle Storie di S. Francesco anno domini 1302 è l'atto primo della modernità. L'uomo è il centro attorno al quale si muove l'universo, compreso quello divino incarnatosi nella figura di san Francesco. Da lì si diffonde questo ronzio che diventa un urlo alla scoperta dell'America, anch'essa frutto di un folle, italiano, salpato a cercare le Indie. E poi c'è il più coraggioso di tutti, un certo Lorenzo de' Medici, il Magnifico, che crea un circolo di artisti e pone al centro della sua Firenze la conoscenza, creando un mito riconosciuto e diffusosi in tutto il mondo.
Da dove comincia il nostro "rinascimento"? Comincia da chi ci vuole credere, da chi è disposto a stare col naso all'insù per ammirare una cattedrale e perdersi nelle sue architetture o da chi sta chino alla scoperta di un tesoro archeologico. Comincia da chi analizza le opere d'arte e ne studia la materia come fosse un medico con un paziente ed è orgoglioso della sua professione. Comincia da chi se ne frega dell'accademismo e della belle parole e comincia a fare. Si comincia dal basso, dal proprio territorio e dall'immensa fortuna di avere una rete, una tastiera e uno spazio virtuale sui quali avere la libertà di esprimersi.
La libertà è coraggio e il coraggio è libertà ... di essere se stessi.
Se vogliamo che qualcosa cambi dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare ed essere pronti ad accogliere un ronzio, seguire il flusso delle nuove idee e non abbarbicarci sulle nostre convinzioni.
Il cambiamento è coraggio e il coraggio è il cambiamento.... delle cose.
La libertà è coraggio e il coraggio è libertà ... di essere se stessi.
Se vogliamo che qualcosa cambi dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare ed essere pronti ad accogliere un ronzio, seguire il flusso delle nuove idee e non abbarbicarci sulle nostre convinzioni.
Il cambiamento è coraggio e il coraggio è il cambiamento.... delle cose.
Per capire il segreto e la forza della cultura non si deve partire dai piani economici o da ambiziosi progetti ingegneristici. Servono passione, competenza e lungimiranza. Cambiare la prospettiva, come fecero gli artisti rinascimentali, e tuffarsi in un nuovo oceano di conoscenza, partendo da chi la cultura la mastica.
La passione è coraggio e con essa si può costruire un nuovo mondo della conoscenza.
Per questo, only the brave. E le sm-Art people lo sono, ostinatamente lo sono.
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Petizione: Claudio Abbado senatore a vita!
"Ho proposto una petizione per sostenere la nomina di Claudio Abbado a Senatore a vita.
Sottoscrivetela anche voi: insieme potremo restituire alla Cultura un ruolo primario in questo Paese!"
Così si legge in un post su facebook di Ilaria Borletti Buitoni, il nostro sottosegretario MIBAC.
Io non voglio entrare nel merito della storia e del percorso di questo illustre direttore d'orchestra italiano: Claudio Abbado ancora dirige è fra i promotori del progetto per la costruzione di un Auditorium a Bologna costruito da Renzo Piano che sarà sede dell'Orchestra Mozart di Abbado e che il 4 Maggio scorso ha diretto gratuitamente il suo concerto a Firenze, al teatro comunale, nonostante la mancanza di fondi.
Ma quello che mi risulta veramente incredibile è percepire tutto questo solo come un modo per cercare consensi sul proprio operato a partire da queste personalità. Il sottosegretario, con i problemi attuali del settore culturale, è impegnato ad aprire petizioni come questa o a scrivere un post sul sostegno all'Unicef così asettico da avvicinarsi ad una comunicato stampa. Ma dov'è l'amore per il nostro patrimonio? I dirigenti del settore veramente non hanno due parole da spendere riguardo alla bellezza in agonia che ci osserva silenziosa quando camminiamo per i nostri centri storici, le nostre strade romane, i parchi naturali?
E vogliamo credere che con un senatore a vita ottantenne in più la Cultura verrà messa in primo piano?
Ma con quali occhi e con quale coraggio mostrare questo "attivismo" ai giovani?
Davanti a questo sono disarmata.
Un post che mostra come le nostre scommesse verranno rimandate a un fiorente domani!
Caro sottosegretario,
ti definisci un'imprenditrice del terzo settore.
Mostraci allora la tua lungimiranza. Noi giovani abbiamo bisogno di credere che una possibilità per noi e per le nostre passioni ci sia, e che siate voi a darcela.
Invece qui ci sentiamo soli e ignorati. Cerchiamo lavoro in un ambito che non è quello culturale perché a mala pena un italiano su due crede nella Cultura. I più forti, faticosamente, cercano una via per rincorrere sogni e conoscenza, considerati pazzi e visionari, o illusi, ma ancora convinti del proprio valore e dell'apporto che si potrebbe dare a questo meraviglioso quanto decadente paese.
Ma come siamo arrivati fino a questo punto?
Chi mai è rimasto indifferente alla bellezza, all'arte, alle città, ai paesaggi?
Eppure il coltello affonda doloroso quando i giovani che han studiato in ambito culturale si pentono delle scelte fatte.. rimpiangere di aver scelto la bellezza e la cultura in un paese come questo è un atto di disperazione.
Mi appello al silenzio per la cucitura delle ferite.
Author : Unknown
Piccoli grandi centri storici
Siamo in Umbria, in un piccolo paesino in provincia di Perugia. Il nome è Rasiglia, balzato agli onori delle cronache per infauste notizie: il tragico terremoto del 1997 che colpì proprio questa zona ai confini tra Umbria e Marche.
Durante le vacanze di Natale, ospite a casa di parenti, mi ritrovo in questi luoghi. Dai manifesti e dal passaparola, scopriamo che c'è un presepe vivente proprio in questo centro, organizzato dai cittadini che per l'occasione hanno tirato fuori antichi mestieri e abiti d'epoca. La tradizione del presepe, del resto, nasce in queste terre grazie alla famosa intuizione di San Francesco d'Assisi, appunto, che volle vedere con "gli occhi del corpo" l'incarnazione di Gesù e la mise in scena nel 1223.
Arrivati al borgo, quello che colpisce è la desolazione delle case ancora circondate da impalcature, la tristezza di spazi lasciati vuoti dai crolli e il silenzio che avvolge questi posti, come se ancora stessero aspettando un urlo dalla natura. Bastano due passi però ed ecco il miracolo che solo la cultura può fare: unire le genti in un incontro con il passato!Le persone si accalcano per osservare il falegname che lavora il legno, il pastore che accudisce le sue pecore, il tintore che colora le sue stoffe e l'arrotino che, immancabile, annuncia a gran voce il suo arrivo. Il tutto circondato da un paesaggio rimasto intatto, da un centro storico attraversato da un fiumiciattolo che sembra disegnato da un pittore impressionista e dalla bellezza di case coloniche in pietra ben conservate. Tutti si sentono coinvolti in questo gioco senza fine, tutti sono protagonisti di un evento che anima un intero paese.
Assistere a queste manifestazioni mi porta, tuttavia, a riflettere su alcune questioni più generali: cos'è che spinge le persone a partecipare a simili manifestazioni? Non bisogna essere storici dell'arte, studiosi o professori per comprendere il potere della cultura. Perché non potenziare gli investimenti ai piccoli centri? Perché non agevolare chi si prende cura del proprio territorio e lo custodisce creando opportunità di sviluppo? Il nostro paese è colmo di realtà simili a queste. Perché non investirci? E, soprattutto, perché non dare un'occasione a chi vuole fare della cultura un punto centrale della propria economia?
Avrei semplicemente dovuto godermi il presepe, lo so, ma in me è stato molto più forte l'impulso a riflettere in maniera più generale su quelli che sono i punti da cui ripartire per creare un nuovo modo di vedere le cose.
Ad ogni modo, il 06 di gennaio lo spettacolo si ripete ed io non me lo perderei... che ne dite di fare un giro in Umbria? Senza ovviamente dimenticare di accompagnare la visita con cibi locali e vino autoctono!
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