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Santa Cecilia tra storia e iconografia
La storia di santa Cecilia è davvero molto particolare e si inserisce in quella serie di racconti che hanno condizionato la storia e, soprattutto, l'immaginario dei fedeli, degli storici e degli storici dell'arte.
Il post non ha pretese di approvazione di verità storiche, ma vuole sottolineare alcuni aspetti che riguardano in modo particolare l'iconografia legata alla santa e alle vicende tramandate nell'agiografia che la riguarda.
Biografia
Cecilia fu una nobile romana, da qui l'abbigliamento sontuoso e ricco, vissuta tra il II e il III sec. d.C. Venne data in sposa a Valeriano, anche lui discendente di una nobile famiglia romana. La notte delle nozze Cecilia rivelò al marito la sua conversione al cristianesimo e la sua decisione di fare voto di castità. Il marito accettò il desiderio della moglie, si convertì egli stesso al cristianesimo e fece convertire anche suo fratello Tiburzio.
Tutti e tre cominciarono così un' opera di diffusione della nuova religione e Cecilia, oratrice eccellente, ben presto riuscì a convertire molti romani, protetta e aiutata dai due fratelli soldati. Valeriano e Tiburzio si dedicavano alla sepoltura dei martiri condannati a morte dalle persecuzioni, in ottemperanza alla millenaria legge non scritta della sepoltura e del culto dei morti.
La loro fama crebbe così velocemente che vennero condannati al martirio dal prefetto romano Turcio Almachio e vennero decapitati. Anche Cecilia, rifiutandosi di rinnegare la fede cristiana, venne condannata ad essere bruciata nell'olio bollente, ma il suo corpo rimase intatto dopo tre giorni di immersione nel liquido e si decise per la decapitazione, che condusse alla morte la giovane donna dopo tre colpi e altri tre giorni di agonia.
Papa Urbano I, testimone dell'opera di Cecilia, provvide a seppellire il corpo della santa insieme a quelli dei vescovi romani e ordinò di costruire una chiesa a lei dedicata sui resti della sua casa natale. Si tratta dell'attuale chiesa di s.Cecilia in Trastevere a Roma.
Testimonianze pittoriche
A Bologna, nell' "Oratorio di S.Cecilia" dietro la chiesa di s.Giacomo Maggiore in via Zamboni, un ciclo pittorico realizzato a partire dal 1505 da Francesco Francia, Amico Aspertini e Lorenzo Costa, racconta proprio gli episodi della vita dei tre martiri. Lo stile è quello del pieno Rinascimento ed è una testimonianza storico artistica molto importante perché sono messi a confronto tre grandi del Rinascimento bolognese e nazionale.
Nelle scene non troviamo nessun riferimento alla musica, di cui la santa è patrona. Si sottolinea, piuttosto, la capacità oratoria della donna e l'umiltà dei due uomini al servizio di Dio.
Da dove nasce, dunque, la tradizione di s.Cecilia come protettrice della musica?
L'accostamento di Cecilia alla musica è stato generato da un'interpretazione errata dei testi degli antifonari (e non dalla Passio ) che venivano utilizzati nelle messe durante i festeggiamenti per la santa.
Il testo originale riporta la seguente dicitura: "Candentibus organis, Caecilia virgo in corde suo soli Domino decantabat...", ossia "Tra gli organi (strumenti del martirio) incandescenti, la vergine Cecilia cantava lodi a Dio in cuor suo".
L'interpretazione sbagliata è nella prima frase, così trascritta: "Cantantibus organis..", ossia "Tra gli organi(strumenti musicali) suonanti", dunque ascoltando musica celeste cantava lodi a Dio in cuor suo.
Comincia da qui la fortuna iconografica di Cecilia, alla quale furono attribuite capacità musicali. Fu così che alla santa venne assegnato un organo portativo come simbolo delle sue eccellenti doti da musicista e da allora venne invocata dai cantanti e dai compositori come loro protettrice.
Confronti iconografici
Il confronto delle due tradizioni iconografiche si può fare a distanza di 200 metri, proprio nella città di Bologna. Nella Pinacoteca Nazionale della città felsinea, infatti, viene conservata la tela de "L'estasi di s. Cecilia", datata 1515 e realizzata da Raffaello Sanzio, una delle più grandi interpretazioni pittoriche della tradizione legata a santa Cecilia. Il dipinto, realizzato per la chiesa di s.Giovanni in Monte su commissione privata, raffigura la santa con gli attributi dell'organo e di svariati strumenti musicali, in uno stato di estasi, proprio come se stesse cantando "in cuor suo".
Cosa è cambiato in 10 anni? Raffaello aveva portato a Bologna una tradizione che a Roma era già diffusa e la presenta grazie ad una commissione privata. Sacro e profano si innestano per portare alla luce una tradizione che si era già diffusa nella città del papa. Da questo momento in poi i grandi artisti bolognesi, come Guido Reni, non potranno fare a meno di diffondere questa nuova iconografia.
Due tradizioni così diverse nella stessa città ci parlano dell'importanza delle valutazioni storiche, religiose e filosofiche che stanno dietro il nostro immaginario.
Il culto dei santi, come delle reliquie e l'attenzione all'evoluzione dell'arte e della cultura sono il monito che deve sempre alimentare la nostra curiosità affinché si possano osservare con gli strumenti giusti le evoluzioni iconografiche e storiche che caratterizzano la nostra storia.
Essere sm-Art People è anche questo. Indagare e diffondere le idee e proporre confronti.
Vi invitiamo ad una passeggiata a Bologna sulle tracce di s.Cecilia.
Author : Unknown
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Curiosità smartiane. San Valentino: storia, leggenda e fenomeno mediatico. Da che parte state?
Oggi è il 14 febbraio, buon San Valentino a tutti!
Tra cuori, frasi d'amore e cenette romantiche siamo impegnati a festeggiare l'amore :)
La festa, però da dove nasce? Ve lo spighiamo in modalità smartiana!
La festa, però da dove nasce? Ve lo spighiamo in modalità smartiana!
Partiamo da molto lontano, ossia i Lupercalia feste dedicate al dio Luperco, una festività romana che era un atto di purificazione.
I festeggiamenti si collocavano tra il 13 e il 15 febbraio, il periodo in cui i lupi, affamati per il lungo digiunare dovuto all'inverno, minacciavano maggiormente le greggi.
Si caratterizzavano per i sacrifici di bestiame, in particolare ovini, e per i riti carnali che sfociavano, secondo alcune tradizioni, in orge.
Si caratterizzavano per i sacrifici di bestiame, in particolare ovini, e per i riti carnali che sfociavano, secondo alcune tradizioni, in orge.
La ricorrenza si collocava, inoltre, alla fine dell'anno, visto che il Capodanno romano è il 1 di marzo. Rappresentavano, dunque, un'occasione per lasciarsi andare ai saluti dell'anno che stava per finire e regalarsi speranze per l'anno venturo.
Plutarco nelle Vite parallele, sebbene confermi i riti sopra descritti, riferisce la festa alla celebrazione dell'allattamento di Romolo e Remo, avvenuto, secondo la leggenda, per il tramite di una lupa nella grotta del lupercale appunto, sul colle Palatino a Roma dove i gemelli crebbero prima di fondare la città eterna.
Questo rito di fertilità e purificazione restò in auge anche dopo la legittimazione della cristianità (313 d.C. Editto di Costantino) fino a quando nel 496 d.C., papa Gelasio (492-496) istituì la festa di s.Valentino, dedicata all'amore spirituale che sostituiva la festa romana.
Non vi scandalizzate, reinterpretare le festività del calendario romano era prassi consolidata nei primi secoli del Cristianesimo.
Il papa si ispirò alle leggende che correvano su due santi vissuti nello stesso periodo, ma che presumibilmente sono la stessa persona.
Il primo san Valentino, nato a Terni (Interamna) nel 176 e morto martire nel 273, si diceva che favorisse gli amori e i matrimoni, addirittura quelli infelici e che avesse regalato una rosa rossa ad una sposa che non amava il suo sposo per convincerla ad amarlo e vi riuscì.
La seconda tradizione, invece, associa ad un altro santo la festa degli innamorati. Si tratta di un Valentino vissuto a Roma negli stessi anni e decapitato perché avrebbe acconsentito al matrimonio tra una cristiana, Serapia, e un militare romano pagano, Sabino.
La festa dei cuoricini come la interpretiamo oggi nasce da una tradizione anglosassone.
Fu Geoffrey Chaucer, l'autore dei Racconti di Canterbury a diffondere nel 1300 il poema The Parliament of Fowls (Il Parlamento degli Uccelli), in onore delle nozze tra Riccardo II e Anna di Boemia che in 700 versi associa Cupido al fantomatico san Valentino paragonando la danza dell'amore degli uccelli al festeggiamento in onore del santo e conseguentemente fondendo l'amor sacro e l'amor cortese.
Fu Geoffrey Chaucer, l'autore dei Racconti di Canterbury a diffondere nel 1300 il poema The Parliament of Fowls (Il Parlamento degli Uccelli), in onore delle nozze tra Riccardo II e Anna di Boemia che in 700 versi associa Cupido al fantomatico san Valentino paragonando la danza dell'amore degli uccelli al festeggiamento in onore del santo e conseguentemente fondendo l'amor sacro e l'amor cortese.
Qualunque sia l'origine, qualunque sia il vostro credo o la vostra vita amorosa, non c'è nessun altro sentimento così celebrato, così ricercato, così odiato, così osannato come l'Amore.
Ogni occasione è da cogliere per dire alle persone amate quanto sono importanti per noi!
Nell'arte l'amore è rappresentato in tutte le sue forme, ma una sola immagine sa emozionarmi come nessuna: Il bacio alla porta aurea tra Anna e Gioacchino, opera Giotto realizzata a Padova nella Cappella degli Scrovegni.
Ritengo sia il bacio più tenero e nello stesso tempo più carnale della storia dell'arte che unisce l'amore celeste e la predestinazione dei protagonisti all'amore terreno, pieno di affetto e di passione.
Rappresentazione ideale di un amore puro che non rinuncia alla carnalità
Rappresentazione ideale di un amore puro che non rinuncia alla carnalità
Buona Festa degli Innamorati!
Author : Unknown
Letture smartiane: "Le tecniche artistiche" di Giorgio Vasari
"La scultura è un'arte che, levando il superfluo dalla materia suggetta, la riduce a quella forma di corpo che nella idea dell'artefice è disegnata"Così scriveva Giorgio Vasari nell'introduzione alle Vite degli artisti. Egli infatti premise all'opera una introduzione, una vera e propria trattazione chiamata Teoriche, divisa in tre capitoli dedicati alle tre arti maggiori:
Architettura
Scultura
Pittura
| Fidia o la scultura, Andrea Pisano, 1334-1336 |
"mi sono ingegnato per questo effetto, con ogni diligenzia possibile, verificare le cose dubbiose con più riscontri"
L'introduzione alle Vite, spesso trascurata, è stata commentata da Gerard Baldwin Brown all'inizio del Novecento in un testo piacevolmente scorrevole, che lascia spazio sia alla parte tecnica che a quella divulgativa.
Mi imbatto nella frase che ho riportato in apertura mentre sfoglio tutto il volume. Il mio focus è la pittura, ma quelle pagine scritte sulle tecniche artigiane passate mi affascinano: cerco di carpirne i segreti, di capire su quali particolari l'occhio dell'architetto e pittore Giorgio si soffermava.
Appare evidente il carattere divulgativo dell'opera e come Vasari lasci da parte tutto ciò che riguarda le ricette e i segreti di bottega. Forse Vasari riteneva superflue queste informazioni? O forse, semplicemente, il segreto di bottega legava le sue mani. D'altronde, gli artisti dovevano passare una fase di apprendistato in cui acquisivano le conoscenze più pratiche sperimentando direttamente il lavoro in bottega, per quanto non fosse condizione sufficiente perché un maestro consegnasse a un apprendista i suoi segreti: era necessario essere un apprendista eccelso. Anche Giorgio Vasari non poteva evidentemente permettere che i segreti fossero diffusi e stampati su carta scritta.
E' forse per questo che Giorgio Vasari decise di anteporre alle vite degli illustri artisti questi brevi capitoli introduttivi, che non possono sostituirsi all'apprendistato in bottega, ma che introducono il lettore nel mondo delle tre arti attraverso un viaggio materico e tecnico. Il testo poteva forse offrire spunti di riflessione agli addetti ai lavori, ed allo stesso tempo suscitare la curiosità del lettore estraneo alla pratica dell'architettura, della scultura e della pittura.
Materiali, modalità d'impiego, insegnamenti e professionalità si aggirano in questi capitoli come spettri di un mondo in fermento, prima di giungere ai racconti, alla memoria, degli illustri personaggi che han fatto le arti al tempo del Vasari.
Testo: Vasari, Giorgio, Le tecniche artistiche, introduzione e commento di G. Baldwin Brown, Neri Pozza editore, Vicenza, 1996
Author : Unknown
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Natale in casa sm-Art People: edizione 2014
Smartiani, siamo giunti al momento più atteso dell’anno, quello del Natale.
Si tratta di una festa che ha attraversato i secoli sotto forma di diversi riti, rispettando usanze, simbologie e tradizioni. Si utilizzano simboli universali investiti di volta in volta di significati diversi.
Un aspetto, però, accomuna tutti: la luce, simbolo di rinascita e di rinvigorimento. Alla fine dell’anno ci si prepara al successivo con propositi, speranze, obiettivi e desideri.
Si tratta di una festa che ha attraversato i secoli sotto forma di diversi riti, rispettando usanze, simbologie e tradizioni. Si utilizzano simboli universali investiti di volta in volta di significati diversi.
Un aspetto, però, accomuna tutti: la luce, simbolo di rinascita e di rinvigorimento. Alla fine dell’anno ci si prepara al successivo con propositi, speranze, obiettivi e desideri.
Da veri smartiani anche quest’anno noi pensiamo al Natale in modalità culturale e per questo desideriamo regalarvi delle copertine che possano incuriosirvi e commuovervi creando uno spazio di conoscenza.
Abbiamo scelto di abbinare a citazioni sul Natale di grandi autori immagini che potessero recuperare le atmosfere di quei testi e infondere messaggi di gioia e di speranza, tra sacro e profano.
Alcune frasi vi faranno tornare bambini, altre vi sorprenderanno e altre ancora vi strapperanno un sorriso.
Alcune frasi vi faranno tornare bambini, altre vi sorprenderanno e altre ancora vi strapperanno un sorriso.
Le copertine saranno cinque e copriranno l’intero mese dei festeggiamenti. Vogliamo che sia un Natale speciale per tutti ed un momento in cui pianificare le avventure del nuovo anno.
Noi siamo proiettate al futuro!
Copertina numero 1:
08 Dicembre. Ricorre la festa dedicata al dogma dell'Immacolata Concezione.
Tradizionalmente è la giornata dedicata agli addobbi e ai regali. Ci viene in mente l'incipit del libro "Piccole Donne", che è stato il primo libro di molti smartiani.
"Natale non sarà Natale senza regali", esclama Jo all'inizio del romanzo. Siete concordi?
"Natale non sarà Natale senza regali", esclama Jo all'inizio del romanzo. Siete concordi?
Atmosfera natalizia, regali e sentimenti in una tradizione che sembra sfumare nel tempo.
Per questo abbiamo scelto come sfondo il dettaglio di una vetrata sfumata e colorata per indicare l'attesa e il calore di queste giornate.
Copertina numero 2:
15 dicembre. Siamo nella settimana che anticipa il Natale. Siamo tutti intenti nei preparativi e anche il paesaggio sembra rispondere al desiderio di serenità e, perché no, magia.
Abbiamo pensato, quindi, a Claude Monet il grande pittore impressionista che con i suoi paesaggi ha espresso proprio il mutar delle stagioni e dei luoghi.
Questo è un dipinto del 1860, intitolato Magpie che è il nome dell'uccello ritratto sulla scaletta, ossia una gazza.
La citazione è tratta da una poesia di Emanuela Fimiani, "Regalo di Natale", che esprime proprio i desideri e le speranze della festa di Natale alle porte.
E' un segno di attesa, di futuro. Si fanno progetti e si pensa ai propositi per il nuovo anno.
Author : Unknown
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Cinema holliwoodiano alla turca: l'idea smartiana del Museo Civico di Bagnacavallo (RA)
Questo post doveva essere il resoconto di un finissage al Museo civico delle Cappuccine di Bagnacavallo (RA), dedicato alla mostra Cult Hollywood movies, as Ottoman miniatures, dell'artista Murat Palta.
Da smartiana, però, divorando il catalogo in un paio di ore , ho pensato che l'artista e la mostra meritavano una riflessione più accurata.
Murat Palta è un giovane talento turco, classe 1990, laureato in Grafica e Design alla Dulmlupinar University. Appassionato di cinema americano e profondo conoscitore della miniatura ottomana del 1500, ha creato un'arte che concilia l'Oriente ed Occidente attraversando tempo e spazio.
Ed io lo incontro proprio nel territorio che da secoli ospita l'Oriente della capitale bizantina e l'Occidente della capitale romana: la provincia di Ravenna.
Il tessuto che si intreccia nei lavori di Palta va indagato da diversi punti di vista: quello storico, quello tecnico e quello creativo.
Nel primo caso si tratta di una sorta di "manierismo della miniatura", ossia una rivisitazione alla maniera miniaturistica delle scene
cult di film contemporanei. Palta realizza le scene come se fossero accadute nel 1500, in contesti che diventato atemporali.
La storia dei sultani orientali (vedi il Marlon Brando de Il Padrino che diventa il sultano Mustafa III) e le imprese tratte dal Libro dei Re (Isfandar diventa Terinator II con tanto di spavaldi occhiali da sole) si trasformano in locandine alternative dei film che hanno segnato la nostra storia o addirittura in una sorta di trailer bidimensionali (notate il sovrapporsi di scene-simbolo in Shining).
cult di film contemporanei. Palta realizza le scene come se fossero accadute nel 1500, in contesti che diventato atemporali.
La storia dei sultani orientali (vedi il Marlon Brando de Il Padrino che diventa il sultano Mustafa III) e le imprese tratte dal Libro dei Re (Isfandar diventa Terinator II con tanto di spavaldi occhiali da sole) si trasformano in locandine alternative dei film che hanno segnato la nostra storia o addirittura in una sorta di trailer bidimensionali (notate il sovrapporsi di scene-simbolo in Shining).
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| M.Palta, Il Padrino |
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| Mustafa III |
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| M.Palta, Terminator II |
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| M.Palta, Shining |
Dal punto di vista tecnico, l'artista realizza le sue opere riguardando alla tecnica e alla simbologia dei manoscritti a cui fa riferimento (Libro dei Re, Libro delle imprese di Salomone). Formidabile è la riproposizione di Uma Thurman in Kill Bill come la danzatrice del Libro di Levni o l'apparizione dello Yoda di Guerre Stellari in piccole nuvolette proprio come i profeti dello Hubename.
Ciò che poi contraddistingue l'abilità tecnica è la perizia nel disegno delle trame dei tessuti e degli apparati decorativi, tipicamente orientali con motivi floreali, vegetali e il predominio degli elementi architettonici. Tutto a confermare l' horror vacui che era tipico dei miniaturisti orientali del XVI secolo.
In ultimo va sottolineata la creatività e l'estro del giovane autore che riesce a conciliare mondi così diversi in una dimensione che a noi ci sembra naturale. Non è poi da escludere l'elemento comico, quasi caricaturale che rende la rielaborazione un momento divertente e di relax. Il cinema, del resto, è un'arte di intrattenimento e, grazie alle opere di Palta, anche le miniature diventano veicolo di comunicazione leggera e ci appaiono più vicine, nel tempo e nello spazio. I luoghi dei set diventano le regge dei sultani o i paesaggi della Turchia.
Ciò che appare come un divertissment è, in realtà, frutto di un'elaborazione mentale ed artistica molto profonda che, utilizzando anche i moderni sistemi della rete (i suoi "film bidimensionali" sono diventati un fenomeno virale), fonde linguaggi e recupera tradizioni che pongono l'artista tra due mondi.
In questo modo l'arte diventa universale e comunica in modo limpido e chiaro le nuove frontiere storiche e morali. I personaggi che nel 1500 ottomano erano simboli e miti dei contemporanei, diventano tramite per l'esaltazione dei miti moderni e attuali che sicuramente nel cinema trovano il più diretto rappresentante della realtà.
Credo che questa piccola mostra in un paese di provincia rappresenti una vittoria per chi, come noi sm-Art People, è alla ricerca della Cultura che non ha bisogno nè di grandi nomi nè di grandi investimenti. Si tratta della cultura di chi lavora con passione per tramandare la conoscenza.
Il valore è nella capacità di cercare il dialogo col territorio, e il Museo Civico delle Cappuccine lo fa esaltando l'oro dei mosaici di Ravenna attraverso l'oro delle vesti dei sultani/attori.
La bravura è nell'incuriosire il visitatore affinchè possa scoprire nuovi mondi e soprattutto capire che la Cultura è frutto di ciò che siamo stati e dell'immaginario che ci circonda e che può confrontarsi con qualunque tradizione perché non ha bisogno di scandire il tempo e rappresentare lo spazio nei soli linguaggi e costumi contemporanei. L'arte guarda a sè stessa e si rinnova nel passato, riflettendo, reinterpretando e rivalutando.
Il comune denominatore di tutto ciò che è la trasmissione delle culture sono le persone. E in Diego Galizzi, curatore del Museo Civico di Bagnacavallo, siamo convinte di aver trovato un vero sm-Art People. Complimenti.
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| Levni, Danzatrice XVIIsec |
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| M. Palta, Guerre Stellari |
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| M.Palta, Kill Bill |
In ultimo va sottolineata la creatività e l'estro del giovane autore che riesce a conciliare mondi così diversi in una dimensione che a noi ci sembra naturale. Non è poi da escludere l'elemento comico, quasi caricaturale che rende la rielaborazione un momento divertente e di relax. Il cinema, del resto, è un'arte di intrattenimento e, grazie alle opere di Palta, anche le miniature diventano veicolo di comunicazione leggera e ci appaiono più vicine, nel tempo e nello spazio. I luoghi dei set diventano le regge dei sultani o i paesaggi della Turchia.
Ciò che appare come un divertissment è, in realtà, frutto di un'elaborazione mentale ed artistica molto profonda che, utilizzando anche i moderni sistemi della rete (i suoi "film bidimensionali" sono diventati un fenomeno virale), fonde linguaggi e recupera tradizioni che pongono l'artista tra due mondi.
In questo modo l'arte diventa universale e comunica in modo limpido e chiaro le nuove frontiere storiche e morali. I personaggi che nel 1500 ottomano erano simboli e miti dei contemporanei, diventano tramite per l'esaltazione dei miti moderni e attuali che sicuramente nel cinema trovano il più diretto rappresentante della realtà.
Credo che questa piccola mostra in un paese di provincia rappresenti una vittoria per chi, come noi sm-Art People, è alla ricerca della Cultura che non ha bisogno nè di grandi nomi nè di grandi investimenti. Si tratta della cultura di chi lavora con passione per tramandare la conoscenza.
Il valore è nella capacità di cercare il dialogo col territorio, e il Museo Civico delle Cappuccine lo fa esaltando l'oro dei mosaici di Ravenna attraverso l'oro delle vesti dei sultani/attori.
La bravura è nell'incuriosire il visitatore affinchè possa scoprire nuovi mondi e soprattutto capire che la Cultura è frutto di ciò che siamo stati e dell'immaginario che ci circonda e che può confrontarsi con qualunque tradizione perché non ha bisogno di scandire il tempo e rappresentare lo spazio nei soli linguaggi e costumi contemporanei. L'arte guarda a sè stessa e si rinnova nel passato, riflettendo, reinterpretando e rivalutando.
Il comune denominatore di tutto ciò che è la trasmissione delle culture sono le persone. E in Diego Galizzi, curatore del Museo Civico di Bagnacavallo, siamo convinte di aver trovato un vero sm-Art People. Complimenti.
Author : Unknown
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Ronzii smartiani: quel video che non mi tolgo dalla testa
Ho condiviso questo video sul mio profilo Facebook, ma ancora non me lo tolgo dalla testa.
Gira ancora nei miei pensieri perché è bello, perché è attento, perché mostra un museo come un luogo vivo, con le persone e per le persone, perché attraverso lo schermo si percepisce il desiderio di arrivare a chi si lascerà attrarre, per una guida leggera lungo le sale del museo.
E passa quella bella sensazione che ti vogliano regalare qualcosa: un’esperienza indimenticabile e accattivante come il video che scorre sotto i tuoi occhi.
Si parla del Rijksmuseum. Ebbene, io così vorrei vedere valorizzato il patrimonio italiano.
Le parole si sprecherebbero sulle bellezze che siamo in grado di immortalare, eppure i video sul nostro patrimonio sono noiosi. Mi trasmettono staticità, una bellezza immobile e inamovibile, pesante, che scoraggerebbe molti degli smartiani che visitano i nostri musei! Sulle note della musica classica, compare in sovraimpressione il pensiero che forse sia meglio farsi una passeggiata e via…
Come portare invece i coraggiosi smartiani all’arrembaggio di nuovi bei lidi?
Gli ingredienti sono presto detti: attenzione al visitatore, desiderio di comunicargli qualcosa, dono di un po’ di tempo per la realizzazione di tutto ciò che possa lasciare un segno alla visita.
Si tratta del mix vincente per una comunicazione culturale efficace!
Author : Unknown
Curiosità smartiane: La Girandola di sant'Angelo: storia e curiosità
Il 29 giugno a Roma è festa patronale. Si omaggiano i santi Pietro e Paolo, custodi del cristianesimo e fondatori di questa nuova religione nel primo secolo d.C.
Dal 2008 è stata ripristinata un’antichissima tradizione che si chiama “La Girandola di s. Angelo”, uno spettacolo pirotecnico che si svolge proprio presso il celeberrimo castel s. Angelo a Roma e che riflette luci e fuochi nel maestoso Tevere.
Conoscete, però, l’origine della festa?
Si tratta di un evento promosso da Sisto IV per esaltare il suo pontificato e rendere omaggio alla chiesa romana in una giornata così importante. La prima girandola risale al 1481.
Il papa della Sistina (che però fece decorare Giulio II), il papa che migliorò e ingrandì la Biblioteca Apostolica vaticana e colui che realizzò il Ponte Sisto che consentiva un accesso più facilitato a s. Pietro, passa alla storia anche per questo evento che nei secoli divenne fulcro degli eventi romani.
Lo spettacolo pirotecnico, infatti, proseguì ininterrottamente fino al 1886 e curiose sono le cause della sua interruzione: i danni provocati alle strutture. E non solo aggiungerei.
La potenza dei fuochi ha portato alla lesione e alla rottura di alcuni apparati architettonici, ma ciò che sorprende è che la festa divenne talmente importante che non si esitava ad utilizzare i documenti di archivio della curia per realizzare i cartocci di polvere pirica!
Alla progettazione della girandola parteciparono grandi personalità e artisti come Michelangelo Buonarroti e Gianlorenzo Bernini che ne diedero l’impostazione tecnica e architettonica. Da tutta Europa venivano turisti per assistere all’evento e Charles Dickens ne parla nei suoi scritti.
Nel 2008 l’idea di riportarla in auge è venuta da Giuseppe Passeri che ha eseguito una ricostruzione filologica dell’evento tant’è che i fuochi sono realizzati seguendo le indicazioni dei maestri del Rinascimento. Non manca però la tecnologia e le più sofisticate tecniche di ingegneria per il controllo e la sicurezza dei fuochi.
Si tratta di una manifestazione unica nel suo genere che rende ancora più magica la permanenza nella capitale.
Che dire? Smartiani che siete a Roma cominciate a prendere posto (la migliore visuale è a Ponte Sant’Angelo, Lungotevere Tor di Nona, Lungotevere degli Altoviti, Ponte Vittorio Emanuele II, Ponte Principe Amedeo di Savoia Aosta, Ponte Umberto I e via del Banco di Santo Spirito) e godetevi il cielo brillante di Roma tra statue, profili architettonici, storia, cultura e il Tevere che culla e riflette le luci e i colori dei fuochi della Girandola.
Sappiate che, come sempre in questa città, entrerete nella storia!
Vi lascio con un pensiero in versi di Gioacchino Belli, dedicato alla Girandola del 1934, realizzata il lunedì dell’Angelo:
“ Ce fussi a la ggirànnola jjerzera?
Ma eh? cche ffuntanoni! eh? cche scappate!
quante bbattajjerie! Ce fussi a la ggirànnola jjerzera?
cristo, er monno de razzi che nun c’era!
E la vedessiquela lusce nera
c’ussciva da le fiamme illuminate?
Nun paréveno furie scatenate
che vvienissin a ffà nnas’e pprimiera?
E ll’Angelo che stava in de l’interno
10de quer fume co ttutto er zu’ palosso,
nun pareva un demonio de l’inferno?
E ’r foco bbianco? e ’r foco verde? e ’r rosso?
Disce che inzino a cquelli der Governo
je parze avé sti tre ccolori addosso!
cristo, er monno de razzi che nun c’era!
E la vedessi quela lusce nera
c’ussciva da le fiamme illuminate?
Nun paréveno furie scatenate
che vvienissin’ a ffà nnas’e pprimiera?
E ll’Angelo che stava in de l’interno
10de quer fume co ttutto er zu’ palosso,
nun pareva un demonio de l’inferno?
E ’r foco bbianco? e ’r foco verde? e ’r rosso?
Disceche inzino a cquelli der Governo
cristo, er monno de razzi che nun c’era! "
Al prossimo evento smartiano!
Author : Unknown
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Luoghi smartiani: Le valli di Piero Della Francesca
La prima volta che ho visto un dipinto di Piero Della Francesca (1406/1416- 1492) avevo 18 anni.
Ero a Londra, alla National Gallery e, già innamorata della storia dell’arte, ero lì a vagare tra le opere degli italiani.
In fondo alla sala lo vidi… era così splendido! Ancora adesso se ci penso ho il magone allo stomaco. Quello che mi colpì fu la grazia che governa il dipinto e l’eleganza del s.Giovanni che compie il rito del battesimo. Non mancarono le lacrime che sgorgarono come un fiume in piena in una sorta di sindrome di Stendhal.
Ero a Londra, alla National Gallery e, già innamorata della storia dell’arte, ero lì a vagare tra le opere degli italiani.
In fondo alla sala lo vidi… era così splendido! Ancora adesso se ci penso ho il magone allo stomaco. Quello che mi colpì fu la grazia che governa il dipinto e l’eleganza del s.Giovanni che compie il rito del battesimo. Non mancarono le lacrime che sgorgarono come un fiume in piena in una sorta di sindrome di Stendhal.
Sono passati dieci anni da quell’episodio e la mia passione per l’arte e per questo grande pittore si è alimentata giorno per giorno. L’ho studiato fino in fondo, cercando le radici di quei tratti e le ragioni di quei lineamenti. Il secondo incontro con la sua pittura è stato quello con “La Madonna del parto”, conservata a Monterchi (AR).
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| "Madonna del Parto", Monterchi (AR) |
La osservavo curiosa dai manuali immaginando la sensazione che mi avrebbe suscitato dal vivo. Da quel volto e quella popolarità ne è nato il mio progetto di dottorato purtroppo non portato a compimento.
Quest’anno ho finalmente realizzato il mio piccolo sogno, ricevendo in regalo due giorni nella provincia di Arezzo, scorazzando nella Valtiberina (per info) che Piero amò per tutta la sua vita.
Fu un pittore straordinario e un matematico eccellente; con lui la pittura divenne geometria, ricerca prospettica e i volti così profondamente umani diedero la spinta a quell’Umanesimo fiorente che si espanse poi a livello nazionale.
Fu un pittore straordinario e un matematico eccellente; con lui la pittura divenne geometria, ricerca prospettica e i volti così profondamente umani diedero la spinta a quell’Umanesimo fiorente che si espanse poi a livello nazionale.
Fu maestro del grande Perugino e venne chiamato in diverse corti italiane a prestare la sua opera. Lavorò anche a Roma, alle Stanze Vaticane, ma i suoi affreschi furono barbaramente eliminati per far spazio al giovane Raffaello Sanzio.
La fama che lo caratterizza, però, è concentrata in questo fazzoletto di terra toscana, tra l’Emilia Romagna, le Marche e l’Umbria che raccoglie storie di confine e apre le porte a paesaggi mozzafiato.
Queste terre sono dei dipinti a cielo aperto, ricche di storia, tradizioni e cultura e osservare i dipinti di Piero nel suo contesto accentua il rapporto tra l’arte e il territorio, dimostrando ancora una volta la fortuna e la ricchezza che la nostra nazione ha rispetto all’asetticità di un museo che, per quanto importante e rinomato, mai potrà restituire l’humus d’origine della produzione artistica.
Piero è nei paesaggi che si scorgono dall'Eremo di Montecasale e dal bellissimo borgo di Anghiari, è nelle vallate che si osservano dalle finestre del Museo della "Madonna del Parto", è nell'odore dei pini, negli sguardi dei leprotti che ti attraversano la strada, è nella luce che illumina la torre di SanSepolcro.
La "Leggenda della Vera Croce" da lui dipinta nella chiesa di s.Francesco ad Arezzo ha reso il borgo di s. Sepolcro la nuova Gerusalemme grazie a quei paesaggi. E puoi trovarli, li riconosci e ne comprendi la profondità. Non dimentichiamo che in queste zone nacque un altro grande dell'arte internazionale: Michelangelo Buonarroti che nacque a Caprese Michelangelo.
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| Arezzo |
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| Anghiari (AR) |
Riflettiamo profondamente su questi aspetti perché sono peculiari nella costruzione di una consapevolezza storica e sociale che stiamo perdendo. Dare valore a ciò che ci circonda è il segreto per non soccombere. Osservare quelle movenze e quei volti lì dove sono stati concepiti è un valore aggiunto che non tutti possono permettersi.
E di nuovo torna, con una forza rinnovata, quel magone che sentii dieci anni or sono. Emozioni che non si possono descrivere, un amore che non ha bisogno di parole per esprimersi ma che si condensa in uno sguardo in cui gli occhi non possono che luccicare di gioia.
Essere lì per me è stata una vittoria indescrivibile e ha rafforzato la convinzione che vivere di cultura è possibile ed io sono nata per questo. Ogni territorio, ogni singola opera e ogni struttura adibita alla conservazione e alla tutela del nostro patrimonio chiede a gran voce attenzione.
Essere lì per me è stata una vittoria indescrivibile e ha rafforzato la convinzione che vivere di cultura è possibile ed io sono nata per questo. Ogni territorio, ogni singola opera e ogni struttura adibita alla conservazione e alla tutela del nostro patrimonio chiede a gran voce attenzione.
Dalle collezioni allestite in modo scialbo alle informazioni poco chiare, tutto denuncia una carenza strutturale sorprendente. Abbiamo bisogno di nuove forze per tirare su un sistema che, nonostante queste mancanze, ha un richiamo inimmaginabile. Mi sono sorpresa nel constatare che nelle zone visitate la presenza degli stranieri era preponderante. Perché gli stranieri vanno alla ricerca di Piero Della Francesca e gli italiani quasi ne ignorano la grandezza?
Bisogna partire da questo, riflettere sulle necessità e le opportunità di questo paese allo sbaraglio. E’ arrivato il momento di mettersi in gioco e di farlo con le proprie possibilità senza aspettare che arrivi il miracolo dal cielo.
Io sono tornata arricchita da questa esperienza e spronata a fare di più, a dare di più affinché i sogni di quella ragazzina che ero a 18 anni possano davvero concretizzarsi in una realtà che renda la mia vita e quella degli altri piena di valori nuovi di cui riempirsi.
Io sono tornata arricchita da questa esperienza e spronata a fare di più, a dare di più affinché i sogni di quella ragazzina che ero a 18 anni possano davvero concretizzarsi in una realtà che renda la mia vita e quella degli altri piena di valori nuovi di cui riempirsi.
Ultima riflessione: 10 anni fa davanti a quel dipinto ero sola e mi sentivo sola. Stavolta avevo il giusto compagno di viaggio e credo che questo sia un aspetto fondamentale per la vita di tutti.
Avere accanto chi perfettamente comprende cosa fai e perché lo fai è il primo grande passo per essere sm-Art people. Io sono fortunata, non smettete mai di cercare il vostro compagno di viaggio.
Al prossimo luogo.
Author : Unknown



















