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Ricordo, speranza o consapevolezza: cosa ci insegna la Giornata della Memoria?


27 gennaio 2018


"Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, 
odo sempre più forte il rombo l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, 
partecipo al dolore di milioni di uomini, 
eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà nuovamente al bene, 
che anche questa spietata durezza cesserà, 
che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità." 

A. Frank, "Il Diario"


Queste parole di speranza furono tra le ultime che Anna Frank lasciò al suo diario.
Dopo qualche giorno fu catturata, deportata e successivamente uccisa. 



Perché condividere questo passaggio?
Perché Anna è stata capace di guardare oltre il suo mondo blindato, di vedere un futuro di speranza e di ottimismo al di là della tragedia che sapeva di vivere.

Il suo messaggio è universale ed esprime appieno il significato di questa giornata: essere consapevoli della realtà, affrontarla con lo spirito giusto e fissare nella memoria ciò che non deve più ripetersi.
Tutto questo per un unico obiettivo: la speranza di credere sempre nella bellezza del mondo.
La memoria a volte non è così consapevole e spesso si attacca alla visione di chi si impone alla storia, trascinando nell'oblio ciò che non conviene. 
La speranza invece non svanisce mai. E di fronte alla crudeltà dell'uomo, il nostro dovere è di comprenderne la tragedia  e andare avanti affinché non si possa più rivivere.
E noi guardiamo con ottimismo al nostro futuro.

Cos'è la Giornata della Memoria
Il 27 gennaio del 1945 le truppe sovietiche dell'Armata Russa entrano ad Auschwitz, liberando il campo di concentramento. Davanti ai loro occhi si stava profilando il più raccapricciante degli spettacoli.
L'uomo aveva realizzato la più crudele delle barbarie e da quel giorno il mondo non sarebbe stato più lo stesso.
Nel 2005, a 60 anni dalla macabra scoperta, le Nazioni Unite stabiliscono il 27 Gennaio come Giornata della Memoria per le vittime dell'Olocausto.
Nel 2009 l'Unesco inserisce il "Diario" di Anna Frank nell'elenco delle Memorie del Mondo.

Le Sm-Art People si uniscono alla commemorazione

per non dimenticare il dolore
per rispettare la sofferenza di intere generazioni
per continuare a sperare in un mondo migliore.

#Giornatadellamemoria #Shoah

Così il San Carlo di Napoli divenne il teatro più bello d’Europa

L'incendio del Teatro San Carlo di Napoli del 1817 di Salvatore Pergola.
13 febbraio. Il teatro San Carlo di Napoli, il più antico teatro d’opera ancora attivo in Europa e nel mondo, durante una prova costumi di duecento anni fa andò a fuoco. 
Così, nel 1817, l’intero salone settecentesco voluto per il teatro da Re Carlo di Borbone e fondato nel 1737, venne perduto. Le fiamme avevano ridotto il salone principale e il palcoscenico in cumuli di macerie che per giorni fumarono oltre le cime della città. Lo sfortunato evento colpì l’immaginario di diversi pittori tra cui Salvatore Fergola e Luigi Gentile.
L'incendio del Teatro San Carlo di Napoli del 1817 di Luigi Gentile.
 L’incendio aveva colpito la vetrina stessa del prestigio della monarchia: far rinascere il teatro nella sua bellezza era l’unica strada percorribile. A dieci giorni dall’incendio, Ferdinando IV di Borbone ordinò la sua ricostruzione con un decreto regio
“nel più breve tempo possibile e nella stessa forma e decorazione”.
La ricostruzione fu complessa per l’ingenza dei danni: per sessanta giorni 400 uomini si occuparono solo di spostare le rovine. 
Artigiani da tutto il regno vennero chiamati per completare il progetto dall’architetto toscano Antonio Niccolini mentre Giuseppe Cammarano dipingeva il velario del soffitto con la rappresentazione di Apollo che presenta a Minerva i più grandi poeti del mondo, le Ore, le Muse e il trionfo di Partenope, la ninfa che dà nome alla città.
In quell’anno gli spettacoli non si fermarono grazie all’organizzazione di Domenico Barbaja, che oltre ad occuparsi dell’impresa di costruzione, gestiva i Regi Teatri di San Carlo, del Fondo, dei Fiorentini e le loro sale da gioco.
Niccolini, d’altra parte, riprogettò il teatro tenendo conto di alcuni fattori che egli riteneva facessero torto alla sua bellezza e modificandoli. Tra questi 
“l’ignobilità del Proscenio, la soverchia altezza risultante sulla moltiplicità degli ordini e da’ finti colonnati rappresentati nel soffitto, la disposizione della Platea ed i Parapetti de’Palchi i quali eccedendo in altezza nascondevano di troppo le persone sedute”.
Ricollocò il lampadario non al centro della sala, ma verso il fondo, perché la luce non intaccasse l’illusione della scena. Così egli rese il nuovo teatro una sala unica al mondo, ponendo la sua attenzione ai dettagli ed alle persone, tenendo conto nel suo lavoro anche dei colori degli abiti, generalmente dai toni tra il blu, l’oro e l’argento, 
“perché i vari colori delle vesti, e degli abbigliamenti degli Spettatori avessero un campo semplice ove poter brillare.”
Il teatro San Carlo di Napoli (foto: Wikipedia)
Eppure, dopo solo un anno, il 12 gennaio 1817, nel giorno del compleanno dell’Imperatore Ferdinando IV, il nuovo San Carlo venne inaugurato. Henry Beyle, lo scrittore francese noto come Stendhal, presente all’inaugurazione del 1817, scrive:
“Gli occhi sono abbagliati, l'anima rapita. […] Questa sala, ricostruita in trecento giorni, è come un colpo di Stato. Essa garantisce al re, meglio della legge più perfetta, il favore popolare. […]Non c'è nulla, in tutta Europa, che non dico si avvicini a questo teatro, ma ne dia la più pallida idea.”

E raccontava ai suoi lettori d’oltralpe la magnificenza dello spettacolo di apertura, Il Sogno di Partenope, melodramma scritto da Giovanni Simone Mayr su libretto di Urbano Lampredi. Qui, per onorare il sovrano e la ricostruzione del teatro, si metteva in scena proprio l’incendio che lo aveva distrutta. Ma una nuvola che cadeva dal cielo tra Partenope, Apollo e Minerva faceva capire agli spettatori che era stato tutto un sogno. Mentre si compiva il ballo La virtù premiata coreografato da Salvatore Viganò, il teatro era lì, più reale e più splendente che mai, trionfante di oro, seta e cristalli.

Il teatro San Carlo di Napoli (foto: Wikipedia)

Letture smartiane: "Le tecniche artistiche" di Giorgio Vasari

"La scultura è un'arte che, levando il superfluo dalla materia suggetta, la riduce a quella forma di corpo che nella idea dell'artefice è disegnata"
Così scriveva Giorgio Vasari nell'introduzione alle Vite degli artisti. Egli infatti premise all'opera una introduzione, una vera e propria trattazione chiamata Teoriche, divisa in tre capitoli dedicati alle tre arti maggiori: 
Architettura
Scultura
Pittura

Fidia o la scultura, Andrea Pisano, 1334-1336
Giorgio Vasari, architetto e pittore in  prima persona, scrive delle tecniche, dei materiali, dei procedimenti artistici, sia per informare il lettore disinformato che per assistere gli artisti coinvolti in questi procedimenti. E' lo stesso Vasari, a conclusione delle Vite, a sottolineare il desiderio di essere compreso anche da chi non ha una formazione letteraria, sottolineando lo sforzo durato anni, di raccogliere informazioni da molte fonti, scritte e di tradizione orale, dalla frequentazione di artisti e artigiani nelle botteghe e nei cantieri, per giungere al suo testo, ricco di termini tecnici, eppure allo stesso tempo, di facile lettura. 


"mi sono ingegnato per questo effetto, con ogni diligenzia possibile, verificare le cose dubbiose con più riscontri"

L'introduzione alle Vite, spesso trascurata, è stata commentata da Gerard Baldwin Brown all'inizio del Novecento  in un testo piacevolmente scorrevole, che lascia spazio sia alla parte tecnica che a quella divulgativa.

Mi imbatto nella frase che ho riportato in apertura mentre sfoglio tutto il volume. Il mio focus è la pittura, ma quelle pagine scritte sulle tecniche artigiane passate mi affascinano: cerco di carpirne i segreti, di capire su quali particolari l'occhio dell'architetto e pittore Giorgio si soffermava. 

Appare evidente il carattere divulgativo dell'opera e come Vasari lasci da parte tutto ciò che riguarda le ricette e i segreti di bottega. Forse Vasari riteneva superflue queste informazioni? O forse, semplicemente, il segreto di bottega legava le sue mani. D'altronde, gli artisti dovevano passare una fase di apprendistato in cui acquisivano le conoscenze più pratiche sperimentando direttamente il lavoro in bottega, per quanto non fosse condizione sufficiente perché un maestro consegnasse a un apprendista i suoi segreti: era necessario essere un apprendista eccelso. Anche Giorgio Vasari non poteva evidentemente permettere che i segreti fossero diffusi e stampati su carta scritta. 
E' forse per questo che Giorgio Vasari decise di anteporre alle vite degli illustri artisti questi brevi capitoli introduttivi, che non possono sostituirsi all'apprendistato in bottega, ma che introducono il lettore nel mondo delle tre arti attraverso un viaggio materico e tecnico. Il testo poteva forse offrire spunti di riflessione agli addetti ai lavori, ed allo stesso tempo suscitare la curiosità del lettore estraneo alla pratica dell'architettura, della scultura e della pittura.

Materiali, modalità d'impiego, insegnamenti e professionalità si aggirano in questi capitoli come spettri di un mondo in fermento, prima di giungere ai racconti, alla memoria, degli illustri personaggi che han fatto le arti al tempo del Vasari.



Testo: Vasari, Giorgio, Le tecniche artistiche, introduzione e commento di G. Baldwin Brown, Neri Pozza editore, Vicenza, 1996

Cari giornalisti, di Cultura consapevole si mangia



"Cari giornalisti,

dopo aver letto stamattina su uno dei principali quotidiani italiani l'ennesimo insulso articolo che esprime stupore e meraviglia perché c'è gente che fa la coda per una mostra e quindi conclude estasiato che allora 'con la cultura si mangia', dando per l'ennesima volta eco a dei vaneggiamenti senza senso, chiunque ne sia l'originario autore, vorrei precisare quanto segue:
1. Il settore culturale e creativo è uno dei più grandi dell'economia europea e mondiale. Sono ormai passati quasi dieci anni dalla pubblicazione del rapporto della commissione europea che da le cifre per il nostro continente. Non è un documento riservato, è stato ampiamente pubblicizzato. Una ricerca su Google richiede pochi secondi. Provate questa emozione qualche volta.
2. Le big four (Google, Amazon, Facebook, Apple) sono tutte aziende che producono e vendono contenuti e servizi culturali tra gli altri. Vi fa venire in mente qualcosa?
3. Dei tanti modi con cui si produce valore aggiunto attraverso la cultura, il fatturato delle mostre risulta tra i meno indicati da portare ad esempio, perché per quanto una mostra possa vendere, sarebbe difficile realizzarla senza i contributi di qualche ente erogatore. Ma non c'è niente di male in questo: per tanti settori culturali che fanno profitti, ce ne sono alcuni, come appunto quello del patrimonio e delle attività ad esso connesse, che ha logiche economiche diverse e non è fatto per produrre profitto. Ciononostante è importantissimo perché è uno dei settori che contribuisce maggiormente alla nostra formazione culturale e alla nostra identità, ed è proprio per questo che merita di ricevere finanziamenti pubblici (e privati). Ma proprio per questo, le attività connesse al patrimonio culturale dovrebbero essere guidate da criteri di qualità e scientificità, che non sono in nessun modo in contrasto con la comprensibilità e la piacevolezza, come dimostrano tante mostre importanti e appaganti per gli spettatori allestite nei musei di tutto il mondo.
4. Non è affatto vero che se la gente sopporta lunghe code per vedere una determinata mostra vuol dire che se c'è qualità la gente accorre. Ci sono mostre orribili e prive di qualunque valore conoscitivo che attirano folle e mostre belle e importanti che non vede quasi nessuno (ma anche viceversa). La capacità di attrarre pubblico, soprattutto in paesi con livelli bassissimi di partecipazione culturale come il nostro, dipende anche e soprattutto da altri fattori rispetto alla qualità, fattori che peraltro sono in modo non piccolo legati proprio ai media per cui lavorate. Proprio per questa ragione, una mostra mal progettata fa molti più danni dei benefici immediati che procura qualche stanza d'albergo e qualche tavolo di ristorante occupati in più. E al contrario, una mostra ben progettata e ben promossa può produrre effetti benefici per anni nella mente e nel cuore di chi l'ha vista ed è stato messo in condizione di comprenderla e apprezzarla.
5. Se provaste a documentarvi, sapreste che la vera differenza in termini di futuro sviluppo non la farà la piccola economia delle mostre e dei souvenir, ma la farà la partita delle tecnologie innovative legate al patrimonio, dalle tecnologie indossabili alla realtà aumentata. La farà il settore emergente del welfare culturale. La farà la cultura per la coesione sociale e per l'orientamento vocazionale. Ma a voi tutto questo non interessa, vi interessano solo le code per le mostre blockbuster, perché avete un'idea dell'economia della cultura ferma all'Ottocento e non avete la minima percezione di quel che sta accadendo davanti ai vostri occhi. Perché non capite che le nostre enormi potenzialità di sviluppo economico legate alla cultura seguono logiche completamente diverse da quelle che meccanicamente vi vengono alla mente ogni volta che sentite parlare di economia della cultura.
6. E tanto per chiudere, per l'ennesima volta: non è vero che l'Italia possiede il 50% (o 60 o 70) del patrimonio culturale mondiale: sono percentuali che anche volendo sarebbe impossibile misurare, e vi invito a chiedervi perché. Questo numerino, quale che esso sia, non è che una leggenda urbana, che fa il paio con tutte le cretinate sul petrolio dell'Italia e altre varie amenità.
So benissimo che queste righe non serviranno a niente e che da domani ricominceremo a sentire giornalisti che chiedono se con la cultura si mangia o no. Ma se siamo a questo punto un po' patetico, la colpa è anche vostra. Se continuiamo a basare i nostri ragionamenti collettivi sulla cultura su sciocchezze assortite e leggende urbane, dipende anche da voi. Provateci, almeno una volta, a scrivere di queste cose con un minimo di cognizione di causa. Non vi rendete conto di quanto potreste fare per il futuro di questo paese. "

Così scrive Pier Luigi Sacco sulla Cultura, in un post su un famoso social network e noi non abbiamo potuto fare a meno di condividerlo, non ri-condividerlo, ma stamparlo a caratteri sul nostro blog.
“Scrivere […] con un minimo di cognizione di causa. Non vi rendete conto di quanto potreste fare per il futuro di questo paese”.
Così noi ancora una volta ci schieriamo:
contro chi pensa che di Cultura non si mangia,
contro chi si occupa di comunicazione, ma non si documenta,
contro chi spettacolarizza la bellezza per una fiamma effimera,
contro chi dimentica che la cultura crea valore e che da qui arriva il ritorno economico sotto le più svariate forme.
Nel Web le notizie si trasformano: uno studio di statue in bronzo del primo Cinquecento si trasforma in una scoperta sensazionale, dei ritrovati Michelangelo! E qui si scatena il popolo del Web e si divide tra chi ci vuole credere (“Che meraviglia!”, “Solo ora ritroviamo delle opere così importanti?”) e chi sembra avere le idee ben chiare (“Bufala!”, “I dati a disposizione non mi convincono”, “Michelangelo non era artista da creare qualcosa del genere”). Poi a leggere le interviste originali si scopre il gioco di chi sensazionalizza per una manciata di “virtual fama”.Nel frattempo il settore culturale conferma il primato della specie buffoni.
Invece no.
Scrivere di Cultura con consapevolezza porterà all’economia del welfare culturale, e tanto più ci si orienterà al valore, tanto più questa crescerà. Se i professionisti saranno pronti, e i giornalisti limitati. Ma questa responsabilità è nostra. Facciamoci sentire, con educazione e consapevolezza.


foto da Web

Compleanni smartiani: Tito Flavio Vespasiano



Tito Flavio Vespasiano, nato il 17 Novembre dell'anno 9, imperatore romano, ha fondato la dinastia Flavia.

Ecco come ce lo racconta Svetonio nella "Vita dei Cesari".

"Anche sul letto di morte l’imperatore Vespasiano non perse il suo spirito ironico. Poco prima di morire, riferendosi alla consuetudine di divinizzare gli imperatori dopo la morte, rivolto ai familiari ed amici che lo assistevano, esclamò:
- Vae, puto deus fio! (Povero me! Credo che fra poco diventerò un dio! "

E voi smartiani,che aneddoto ci raccontate?

Compleanni smartiani: Claude Monet

Donne in Giardino, 1866


Auguri Claude Monet : 
14 Novembre 1840. 

Il padre dell'impressionismo, colui che modificò le regole pittoriche e diede nuova impronta alla pittura di paesaggio, non smise mai di raccontare col pennello la natura e i suoi cambiamenti climatici. 

“Io devo forse ai fiori l'essere diventato pittore"

         C. Monet

Ricorrenze smartiane: la Giornata Mondiale della Gentilezza




Smartiani, oggi è la Giornata Mondiale della Gentilezza. 

Si tratta di un evento promosso da una piccola associazione, il "Movimento Mondiale della Gentilezza" nato a Tokio nel 1988. 

Qual'è stato il vostro gesto gentile? 








Noi vi facciamo un invito, estrapolano una citazione di Anne Herbert, pubblicata nel 1995: 
“Pratica atti a caso di gentilezza e insensati atti di bellezza” 

... bellezza smartiani, bellezza!

Compleanni smartiani: Auguste Rodin

Auguri Auguste Rodin!

Nato il 12 novembre 1840, fu scultore e pittore.

"L'artista deve creare una scintilla prima di poter accendere il fuoco e prima che l'arte nasca; l'artista deve essere pronto ad essere consumato dal fuoco della propria creazione"
A.Rodin

Compleanni smartiani: Fyodor Dostoyevsky



Si dimise dalla carriera militare, venne salvato dalla morte capitale sul patibolo e fu condannato come cospiratore in sette segrete. 
Di chi stiamo parlando? 

Si tratta di
 Fyodor Dostoyevsky , uno dei pensatori più importanti del XIX secolo e della storia della letteratura. 
Nasce a Mosca l'11 novembre del 1821.
Lo citiamo provocandovi. Nel romanzo "L'diota" compare la famosa citazione che "la bellezza salverà il mondo", reinterpretata e de contestualizzata per diversi spot, compreso in ambito culturale.


A leggerla nel contesto, cosa ne pensate?

"È vero, principe, che lei una volta ha detto che la 'bellezza' salverà il mondo?

 State a sentire, signori," esclamò con voce stentorea, rivolgendosi a tutti, "il principe sostiene che il mondo sarà salvato dalla bellezza! E io sostengo che questi pensieri gioiosi gli vengono in testa perché è innamorato. Signori, il principe è innamorato [...] Ma quale bellezza salverà il mondo?...".

Compleanni smartiani: Ennio Morricone



10 Novembre 1928: nasce Ennio Morricone 


"Qualunque cosa farai, amala, come amavi la cabina del paradiso quando eri picciriddu."
Così Alfredo diceva a Salvatore nel film "Nuovo Cinema Paradiso", di cui il grande compositore ha composto la colonna sonora.
E noi ci sentiamo dei piccoli Salvatore, curiosi, appassionati e in giro per il mondo a cercare il proprio pianeta. 

Auguriamo a tutti di poter amare quello che fate come noi sm-art people amiamo la cultura e di rendere questa passione unica come Morricone ha reso universale la sua musica. 
E voi quale brano amate di Ennio Morricone ?

Buon ascolto!

Compleanni smartiani: Albert Camus



Omaggiamo il Premio Nobel Albert Camus nato il 7 novembre 1913. 

Filosofo, scrittore e drammaturgo di spiccata intelligenza, nella sua ricerca indagò i sentimenti dell'uomo nelle sue molteplicità interrogandosi sulla natura dei dissidi, dei rancori e delle guerre. 

"Senza cultura e la relativa libertà che ne deriva, la società, anche se fosse perfetta, sarebbe una giungla. Ecco perché ogni autentica creazione è in realtà un regalo per il futuro."da Il mito di Sisifo

Compleanni smartiani: Lev Tolstoj




"Tutta la varietà,
tutta la delizia,
tutta la bellezza della vita
è composta d'ombra e di luce"
Lev Tolstoj




Lev Tolstoj  nacque il 9 settembre 1828 ed oggi si ricorda la sua nascita.


Noi lo vogliamo ricordare così, con qualche citazione che riportiamo anche ai luoghi dell'arte e della cultura, quei luoghi segnati dai passaggi della vita, e inevitabilmente fatti di spigoli e giorni, dove il sole disegna luce e ombre: caro scrittore, buon compleanno!


"L'arte è la più alta manifestazione di potenza dell'uomo.
Si dà a pochi eletti ed eleva chi è eletto a una tale altezza da far girare la testa, tanto che è difficile non perder il senno.
Nell'arte, come in ogni lotta, ci sono eroi che dedicano tutto alla loro missione e che muoiono senza raggiungere lo scopo" 

E voi come lo volete ricordare, smartiani?



Citazione smartiana: Giacomo Leopardi


" Primavera dintorno
  Brilla nell'aria, e per li campi esulta,
  Sì ch'a mirarla intenerisce il core.
  Odi greggi belar, muggire armenti;
  Gli altri augelli contenti, a gara insieme
  Per lo libero ciel fan mille giri,
  Pur festeggiando il lor tempo migliore "
  G. Leopardi, Il passero solitario


Curiosità smartiane: Bansky è tornato: stencilmania e riflessioni estemporanee

Andate sul suo sito: troverete il suo nome che annuncia due immagini.
Bansky è tornato.


Dall'oscurità di un muro emergono due amanti che si abbracciano, ma sono altrove.
Mi chiedo se questo abbraccio sparisca con la luce del sole, così come il tempo di un abbraccio, per tornare alla sera, quando le nostre giornate si distendono.
Dove sia questa nuova opera, non si sa.
Se mai la vedremo nella nostra vita, non si sa.
Se nell'eventualità ci passassi davanti potessi riconoscerla e non essere anche io troppo distratta da quell'aggeggio luminoso e che distrae, non si sa.

Che sia l'inizio di un altro progetto alla Bansky?
O si tratta di un isolato episodio di stencilmania?

Ditemi quel che volete, ma a me lui piace.
Mi piace il modo con cui rivendica attenzione su tematiche sotto gli occhi di tutti.
Bansky ci ritrae ipocriti e distratti, scatta fotografie della nostra società, la descrive stimolando la nostra sempre più irrilevante educazione all'immagine.

Perché ritrarre la distrazione in un momento di intimità?
Ci riempiamo di distrazioni, ci svuotiamo di calore umano.

Riempi loro i crani di dati non combustibili, imbottiscili di "fatti" al punto che non si possano più muovere tanto son pieni, ma sicuri d'essere "veramente bene informati". Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. E saranno felici, perché fatti di questo genere sono sempre gli stessi. Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia affinché possano pescare con questi ami fatti ch'è meglio restino dove si trovano. Con ami simili, pescheranno la malinconia e la tristezza
Fahrenheit 451, Ray Bradbury, 1966 



E i due amanti, tanto felici non sembrano.


Artisti smartiani:Stand #withSyria


“The greatest crimes in the world 
are not committed by people breaking the rules 
but by people following the rules. 
It's people who follow orders that drop bombs and massacre villages” 









Un borderliner del suo tempo, che con azioni intrise della sua arte si riprende il suo “ruolo” di artista, il coraggio di prendere una posizione forte, il coraggio di denunciare.
Qualche mese fa Bansky ha dichiarato guerrilla a New York, ora collabora con il dj britannico Idris Elba per la realizzazione di un video per denunciare la situazione siriaca che va ormai avanti da 3 anni.
Nel labirinto delle comunicazioni dove far sentire la propria voce è sempre più difficile, in questo mondo che intimorisce le grida più profonde, in un tempo in cui gli artisti perdono la loro direzione e troppo spesso tacciono, nascosti dietro il velo liquido dei caratteri dei monitor, bisognerebbe  riprendersi il coraggio di esporsi con la propria voce.
Lui lo fa.




Bansky: Better Out Than In, cartoline dalle strade di New York

"Alcune persone diventano dei poliziotti 
perché vogliono far diventare il mondo un posto migliore. 
Alcune diventano vandali 
perché vogliono far diventare il mondo un posto migliore da vedere"

Bansky è un writer inglese, nato a Bristol nel 1974, da anni si aggira per le città con i suoi attacchi di guerrilla urbana ed è tornato all'opera, in Bansky style, a New York.



1 Ottobre: Manhattan


Sul suo sito compare l'annuncio:
"For the next month Banksy will be attempting to host 
an entire show on the streets of New York"
"Nel prossimo mese Bansky cercherà di ospitare 
un intero spettacolo per le vie di New York"


Bansky è ufficialmente tornato con tanto di numero verde per la fruizione dello spettacolo da parte dei suoi fan!

"Better Out than In" si ispira forse alla citazione di Cezanne


"All the pictures painted inside, in the studio, 
will never be as good as those done outside" 

"Tutte le immagini dipinte all'interno di uno studio 

non saranno mai come quelle dipinte all'esterno" 


Ogni giorno, per tutto il mese, sul sito vengono postate le sue nuove opere e relativi numeri di telefono e audioguide.

L'immagine rappresentativa dell'apertura del sipario newyorkese di Bansky è sparita: la vita di quel ragazzetto che a piedi nudi libera la bomboletta dal suo divieto, è durata 24 ore. 
Precario equilibrio sulla schiena di un amico, precaria la vita dell'opera, ma la bomboletta spray è liberata dalla sua gabbia chiamata "Graffiti is a crime".
Un gruppo di writers chiamato Smart Crew aveva modificato l'insegna "Graffiti is a Crime" in "Street Art is a Crime" e nella notte, il tutto è stato ricoperto da un velo bianco.

"Davanti a te vedrai un dipinto spray dell'artista. O forse no. Probabilmente è già stato coperto" annuncia l'audioguida.
Realismo? Ironia? Profezia? Parte dello spettacolo dell'artista?

Il secondo atto si apre nel West Side, con una provocatoria argomentazione metropolitana sulla varietà.. degli "accenti"!




Bansky scrive "Questo è il mio accento newyorkese... di solito scrivo così", e noi, subissati dall'arte visiva, non possiamo che cogliere il suono differente di questa scritta, semplice e diretta. Quanti accenti sono presenti nella nostra vita? Come li traduciamo in scrittura? Mostrami i tuoi scritti e scoprirò chi sei!
Genialità o vandalismo? 
Qui le opinioni si dividono in due poli opposti, ma le sue opere sono state venduta con gran successo anche da Sotheby's, e lo spettacolo newyorkese è ormai in scena.

Nella nostra quotidianità siamo presi di mira da battaglie di comunicazione visive ricche di colpi scena. Tra televisione, cartelli pubblicitari, volantini e Web difficilmente riusciamo a tirare le fila di questa complessa evoluzione delle immagini, ma un giorno queste correnti avranno un nome, e probabilmente quello di Bansky rimarrà: amante dell'anonimato, della rivisitazione della città, degli "spettacoli" effimeri, del vandalismo in stile Robin Hood.

Una volta un saggio disse: 
Non esistono uomini perfetti, esistono soltanto intenzioni perfette

Il richiamo delle "Canne al vento"

Questa sera sono tornata all'Ex Convento dei Cappuccini di Quartu Sant'Elena in occasione della manifestazione estiva Quartu Colora l'Estate 2013.
Devo dirmi stupita di trovare tante iniziative gratuite per la città che andranno avanti per oltre un mese, in orario serale, in belle location quali parchi, o luoghi di interesse storico quale il chiostro, salvo non comprendere l'incapacità di sponsorizzare fortemente l'iniziativa. 
Caro Comune, hai una pagina Facebook creata appositamente per la rassegna nel 2012: davvero è possibile che ad oggi tu abbia raggiunto 620 cittadini, che corrispondono allo 0.9% scarso della tua popolazione residente? Perché comunicare dell'iniziativa che inizia l'11 agosto solo due giorni prima? 
Caro Comune, i cittadini, che sono bravi a lamentarsi sui social, hanno però bisogno di sentirsi coccolati, di vederti presente e premuroso, ricco di iniziative. Spero che tu possa cogliere le loro esigenze, che nonostante tutto, hanno risposto al richiamo di Grazia Deledda.
L'associazione Figli d'Arte Medas ha proposto una lettura di "Canne al vento", capolavoro della scrittrice sarda, Grazia Deledda, nata a Nuoro nel 1871, che vinse il Nobel per la Letteratura nel 1926.
Con la rassegna nella rassegna "Geografie letterarie - Viaggio in Sardegna attraverso le pagine dei libri", il pubblico è stato portato in viaggio nella Sardegna di un secolo e mezzo fa attraverso la voce narrante di Gianluca Medas, accompagnato dalla musica dal vivo di Andrea Congia.



"Tutto il giorno Efix, il servo delle dame Pintor, aveva lavorato a rinforzare l’argine primitivo da lui stesso costruito un po’ per volta a furia d’anni e di fatica, giù in fondo al poderetto lungo il fiume: e al cader della sera contemplava la sua opera dall’alto, seduto davanti alla capanna sotto il ciglione glauco di canne a mezza costa sulla bianca “Collina dei Colombi”.

Eccolo tutto ai suoi piedi, silenzioso e qua e là scintillante d’acque nel crepuscolo, il poderetto che Efix considerava più suo che delle sue padrone: trent’anni di possesso e di lavoro lo han fatto ben suo, e le siepi di fichi d’India che lo chiudono dall’alto in basso come due muri grigi serpeggianti di scaglione in scaglione dalla collina al fiume, gli sembrano i confini del mondo."

Inizia così il viaggio degli attenti spettatori, guidati dal suono del racconto, fino al poderetto e al fiume, uno sfondo torrido, ma agitato dal vento, animato da spiriti e allo stesso tempo fatalmente umano. La Sardegna descritta dalla Deledda ha il sapore della vita di un piccolo paese, lontano dalla frenesia del progresso, immerso nei ritmi ancestrali della terra e della festa. Forse questa atmosfera non è poi così lontana dai piccoli centri disseminati nelle varie regioni del territorio italiano... 

Ben presto ci accorgiamo che le dame Pintor, Ruth, Ester e Noemi, un tempo simbolo del paese, ora nobili in decadenza, oltre alla loro condizione sociale, assistono al declino della propria giovinezza e della propria vitalità. E con loro, Efix il loro servo, e Giacinto il loro nipote, entriamo nel vortice della debolezza umana...

ed esco da questa atmosfera con le parole di colui che si è definito un vecchio narratore:
nell'era delle comunicazioni, non siamo più capaci di esprimere le nostre emozioni, e la bellezza sta lì, nella loro completezza. 
Ricerchiamo la bellezza delle parole, del loro suono, della sensazione che vogliamo suscitare. 
E mentre mi stendo per riposare, il mio pensiero torna a quel libro dalla sovracoperta color arancio e blu, letto e ri-letto, come se ancora mi mancasse una parte della sua essenza.
Nella sua lettura mi sono sentita parte viva di questa terra che porto dentro di me, che chiudendo gli occhi posso respirare, che porto nei miei tratti e nei miei atteggiamenti come i personaggi del libro. 
Il romanzo lascia un che di polveroso, un senso di inesorabile scorrimento del tempo, un senso quasi di impotenza all'incessante avanzare della decadenza.. ma noi oggi, riunendoci in un chiostro ad ascoltare una vecchia storia, ci siamo fatti attirare dall'incantesimo del racconto nella sua forma più tradizionale.
Quasi cento persone erano lì stasera. Come chiamare questo richiamo?
Io lo chiamerei il richiamo della bellezza, della riscoperta delle piccole cose, della piazza affollata solo per sentire una storia che potrete vivere leggendo il romanzo alla fine di una torrida estate.

"Sì, siamo esattamente come le canne al vento. 
Noi siamo le canne e la sorte il vento".
Ester "Sì, va bene, ma perché questa sorte?"
Efix: "E perché il vento? Solo Dio lo sa"

Il restauro degli affreschi in Santa Croce: valore, prestigio o vanità?

Grande successo, ma sopratutto approvazione, sta avendo la notizia dell'avvenuto restauro degli affreschi della Cappella Maggiore della Basilica di Santa Croce a Firenze. 
Le "Stigmate di San Francesco" di Giotto e la "Assunzione della Vergine" del Maestro di Figline, uno degli enigmatici collaboratori della bottega giottesca, sono stati restaurati dall'Opificio delle Pietre Dure grazie ad un accordo con l'Università giapponese di Kanazawa, e sopratutto grazie al contributo del professor Takaharu Miyashita, docente di storia dell'arte occidentale. 
Grande prestigio all'Italia per questa grande operazione di restauro, partita nel 2010 e conclusasi nel mese di marzo di quest'anno.

La verità è che non abbiamo proprio niente di cui vantarci, perché noi italiani non siamo stati capaci di tutelare questi affreschi e questa nostra eredità.
Ben vengano tutti i mecenati del mondo, tutti gli amanti dell'arte e della Cultura, ma perché noi italiani non siamo capaci di preservare il nostro patrimonio?
"Con la crisi chi si può permettere un restauro!"
Beh, ora sono veramente convinta che in tempi diversi ci saremmo mobilitati per la salvaguardia degli affreschi di Giotto!
Noi pensiamo che ciò che vediamo oggi sia immutabile nel tempo, non siamo in grado di percepire l'avanzare dell'età del nostro patrimonio perché da secoli presidia la nostra nazione. Trascuriamo i fattori ambientali, antropici, e non sentiamo la sofferenza dei nostri monumenti (che negli ultimi 200 anni hanno visto crescere esponenzialmente la velocità con cui il tempo lascia su di loro le sue cicatrici).
Non possiamo riportare i nostri capolavori a ciò che fu nel momento in cui fu creato: manchiamo della mano dell'artista creatore, del contesto storico, dell'ambientazione del tempo, e non vogliamo certo creare dei falsi!
Ma forse un pò del nostro senso di responsabilità verso le generazioni future potremmo smuoverlo. Se facessimo un parallelismo tra l'eredità materiale e quella culturale, per ora la direzione è quella di tramandare debiti, collezioni con qualcosa di rotto o mancante..
Cosa potremmo chiedere dunque alle nostre istituzioni ed ai nostri ministri? 
Io chiederei di rieducare e rieducarci al riconoscimento del valore che ci circonda: chi non ama il bello?
Forse solo chi non riesce a vederlo, a trovarvi un legame con se stesso.
Mi piacerebbe sapere che i privati possono contribuire al recupero del nostro patrimonio con donazioni libere e spontanee, anche tracciate se superano determinati importi, e che non solo le donazioni sociali, ma anche quelle culturali, possano usufruire di maggiori sgravi fiscali.
Vorrei infine che non si giochi  al ribasso su tutte le gare di appalto di restauro. La mia è utopia pura, ma non si può valutare il rapporto qualità/prezzo così come noi lo facciamo nel nostro quotidiano?
Far vincere il valore dell'economicità a discapito della qualità, non solo suona controproducente al solo leggere la frase a bassa voce, ma costringe chi vince gli appalti ad utilizzare materiali scadenti, o sottopagare i professionisti coinvolti. E non riesco a pensare quale delle due scelte sia migliore o peggiore. D'altronde, un professionista del settore culturale, non è un vero esperto, no? Per un servizio culturale di alta qualità non si può mica pagare quanto un servizio paragonabile  in qualunque altro settore... 
Ma è la nostra identità culturale che stiamo svendendo, come se i luoghi di cui abbiamo ricordi felici non avessero nessun valore nel nostro presente, come se ritornandoci noi non avessimo nessun legame, nessun "ma ti ricordi quando..", niente, nessun pensiero, come se per la prima volta nella nostra vita capitassimo lì.
Dobbiamo e possiamo credere che nulla possa invertire questa rotta?
Che il nostro patrimonio venga apprezzato e salvato dall'estero, mentre noi stiamo ad aspettare?

"La nazione che non conosce la bellezza
non è quella dove l'arte non è mai nata,
ma quella che ricca di capolavori
non è capace né di amarli, né di preservarli"
Dino Gavina

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