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Santa Cecilia tra storia e iconografia




La storia di santa Cecilia è davvero molto particolare e si inserisce in quella serie di racconti che hanno condizionato la storia e, soprattutto, l'immaginario dei fedeli, degli storici e degli storici dell'arte.
Il post non ha pretese di approvazione di verità storiche, ma vuole sottolineare alcuni aspetti che riguardano in modo particolare l'iconografia legata alla santa e alle vicende tramandate nell'agiografia che la riguarda.

Biografia
Cecilia fu una nobile romana, da qui l'abbigliamento sontuoso e ricco, vissuta tra il II e il III sec. d.C. Venne data in sposa a Valeriano, anche lui discendente di una nobile famiglia romana. La notte delle nozze Cecilia rivelò al marito la sua conversione al cristianesimo e la sua decisione di fare voto di castità. Il marito accettò il desiderio della moglie, si convertì egli stesso al cristianesimo e fece convertire anche suo fratello Tiburzio.
Tutti e tre cominciarono così un' opera di diffusione della nuova religione e Cecilia, oratrice eccellente, ben presto riuscì a convertire molti romani, protetta e aiutata dai due fratelli soldati. Valeriano e Tiburzio si dedicavano alla sepoltura dei martiri condannati a morte dalle persecuzioni, in ottemperanza alla millenaria legge non scritta della sepoltura e del culto dei morti.
La loro fama crebbe così velocemente che vennero condannati al martirio dal prefetto romano Turcio Almachio e vennero decapitati. Anche Cecilia, rifiutandosi di rinnegare la fede cristiana, venne condannata ad essere bruciata nell'olio bollente, ma il suo corpo rimase intatto dopo tre giorni di immersione nel liquido e si decise per la decapitazione, che condusse alla morte la giovane donna dopo tre colpi e altri tre giorni di agonia.
Papa Urbano I, testimone dell'opera di Cecilia, provvide a seppellire il corpo della santa insieme a quelli dei vescovi romani e ordinò di costruire una chiesa a lei dedicata sui resti della sua casa natale. Si tratta dell'attuale chiesa di s.Cecilia in Trastevere a Roma. 

Testimonianze pittoriche
A Bologna, nell' "Oratorio di S.Cecilia" dietro la chiesa di s.Giacomo Maggiore in via Zamboni, un ciclo pittorico realizzato a partire dal 1505 da Francesco Francia, Amico Aspertini e Lorenzo Costa, racconta proprio gli episodi della vita dei tre martiri. Lo stile è quello del pieno Rinascimento ed è una testimonianza storico artistica molto importante perché sono messi a confronto tre grandi del Rinascimento bolognese e nazionale. 
Nelle scene non troviamo nessun riferimento alla musica, di cui la santa è patrona. Si sottolinea, piuttosto, la capacità oratoria della donna e l'umiltà dei due uomini al servizio di Dio. 
Da dove nasce, dunque, la tradizione di s.Cecilia come protettrice della musica?


Martirio s.Cecilia, Bologna
Orazione s.Cecilia, Bologna












Cecilia patrona della Musica
L'accostamento di Cecilia alla musica è stato generato da un'interpretazione errata dei testi degli antifonari (e non dalla Passio ) che venivano utilizzati nelle messe durante i festeggiamenti per la santa.
Il testo originale riporta la seguente dicitura: "Candentibus organis, Caecilia virgo in corde suo soli Domino decantabat...", ossia "Tra gli organi (strumenti del martirio) incandescenti, la vergine Cecilia cantava lodi a Dio in cuor suo". 
L'interpretazione sbagliata è nella prima frase, così trascritta: "Cantantibus organis..", ossia "Tra gli organi(strumenti musicali) suonanti", dunque ascoltando musica celeste cantava lodi a Dio in cuor suo. 

Comincia da qui la fortuna iconografica di Cecilia, alla quale furono attribuite capacità musicali. Fu così che alla santa venne assegnato un organo portativo come simbolo delle sue eccellenti doti da musicista e da allora venne invocata dai cantanti e dai compositori come loro protettrice. 

Confronti iconografici
Il confronto delle due tradizioni iconografiche si può fare a distanza di 200 metri, proprio nella città di Bologna. Nella Pinacoteca Nazionale della città felsinea, infatti, viene conservata la tela de "L'estasi di s. Cecilia", datata 1515 e realizzata da Raffaello Sanzio, una delle più grandi interpretazioni pittoriche della tradizione legata a santa Cecilia. Il dipinto, realizzato per la chiesa di s.Giovanni in Monte su commissione privata, raffigura la santa con gli attributi dell'organo e di svariati strumenti musicali, in uno stato di estasi, proprio come se stesse cantando "in cuor suo". 



Raffaello, Estasi di s.Cecilia, Bologna


Cosa è cambiato in 10 anni? Raffaello aveva portato a Bologna una tradizione che a Roma era già diffusa e la presenta grazie ad una commissione privata. Sacro e profano si innestano per portare alla luce una tradizione che si era già diffusa nella città del papa. Da questo momento in poi i grandi artisti bolognesi, come Guido Reni, non potranno fare a meno di diffondere questa nuova iconografia.
Due tradizioni così diverse nella stessa città ci parlano dell'importanza delle valutazioni storiche, religiose e filosofiche che stanno dietro il nostro immaginario. 
Il culto dei santi, come delle reliquie e l'attenzione all'evoluzione dell'arte e della cultura sono il monito che deve sempre alimentare la nostra curiosità affinché si possano osservare con gli strumenti giusti le evoluzioni iconografiche e storiche che caratterizzano la nostra storia.

Essere sm-Art People è anche questo. Indagare e diffondere le idee e proporre confronti. 
Vi invitiamo ad una passeggiata a Bologna sulle tracce di s.Cecilia. 

Risolto l'enigma di Magritte grazie ai Raggi X



L'enigma di Magritte è legato al dipinto di Renè Magritte "la Posa Incantata" realizzato nel 1927 e che fu tagliato dal pittore stesso nel 1932 per ricavarne quattro quadri più piccoli.

Le analisi ai raggi X hanno consentito di trovare l'ultimo frammento del quadro, che a questo punto può essere virtualmente ricostruito per compiere studi su quel periodo della vita del pittore.
David Strivary, direttore dell'Università di Liegi, ritiene infatti che il pittore:
"abbia distrutto questo quadro perché attraversava una profonda crisi economica. Siamo a cavallo tra la fine degli anni venti e l’inizio degli anni trenta e non aveva soldi. Tornava da Parigi con le tasche vuote e iniziò a riciclare i vecchi quadri, quelli che non amava o dei quali non era contento. E ha tagliato quest’opera in quattro parti”.  

Averlo a disposizione nella sua completezza è dunque un tassello importante per conoscere ancor meglio la vita del pittore.


Il frammento è stato rinvenuto a Bruxelles, nella parte posteriore di "Dio non è un santo", un dipinto ad olio realizzato dall'artista tra il 1935 ed il 1936. Il primo pezzo era stato trovato al Museo di Arte Moderna di New York, sotto il dipinto "Il ritratto" nel 2013; il secondo a Stoccolma ed il terzo a Norwich.
Quest'ultimo passaggio consente di ricomporre il puzzle e di donare alla storia dell'arte un altro interessante contributo storico artistico. L'episodio dimostra ancora una volta inoltre quanto sia importante la tecnologia per la cultura in quanto consente di scoprire aspetti delle opere che altrimenti sarebbero rimasti nell'oblio.
L'importante scoperta infine cade proprio nell'anno dei festeggiamenti per i 50 anni dalla morte del pittore belga. Ciò riempie d'orgoglio i suoi concittadini e tutti gli enti che stanno organizzando numerose iniziative in tutta la nazione.

Su La Stampa il video che vi racconta la scoperta supportato dalle immagini del ritrovamento.





Famiglie al Museo nell'Antica Capua


Domenica 8 ottobre 2017 in occasione della Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo i Leo Club Capua Casa-Hirta e Santa Maria Capua Vetere presentano la "Mostra d'Arte" presso il Museo Archeologico dell'Antica Capua a Santa Maria Capua Vetere (Caserta). 



Seguendo il tema di quest'anno "La cultura abbatte i muri", nelle sale del museo si potrà visitare la mostra di opere di giovani artisti locali che raccontano attraverso foto e dipinti il tema dei "Migranti" in un territorio che nella sua storia è stato crocevia di incontri, contaminazioni ed integrazione di popoli.



L'evento, organizzato dalla presidente Leo Club Capua Casa Hirta Adriana Mozzi in collaborazione con Ferdinando Bologna, presidente del Leo Club Santa Maria Capua Vetere, prevede anche momenti musicali e di animazione.
Le composizioni musicali che faranno da colonna sonora alla giornata infatti sono inediti di giovani musicisti locali e sarà presente il team di Idee Pazze per il divertimento dei più piccoli con animazione e giochi originali.

Si prevede dunque una giornata all'insegna della cultura e della convivialità in una location d'eccezione.
Il museo infatti raccoglie i reperti dell'antica Capua, chiamata dai romani l'Altera Roma per la sua importanza politica ed economica e nota alle cronache per le vicende di Spartaco, il gladiatore allenatosi proprio presso la scuola di Capua, famosa in tutta Europa.



In questo clima di incontri tra storia e modernità il tema della migrazione e delle nuove identità calza a pennello e si inserisce pienamente negli intenti della manifestazione "Famiglie al Museo" promossa dal Mibact, consentendo alle famiglie di potersi confrontare a più livelli di conoscenza, riscoprendo la bellezza passata e presente della città di Santa Maria Capua Vetere.

Le informazioni sull'evento le potete trovare su Facebook nell'evento realizzato ad hoc.

Le sm-Art People sono liete di poter promuovere iniziative così importanti che esaltano i piccoli territori dalla storia importante.

Partecipate numerosi!

LA GLORIA DI COLUI CHE TUTTO MOVE: Dante e la sua Commedia




14-09-1321: ricorre l'anniversario della morte di Dante Alighieri

Poeta, scrittore, linguista e politico. 
Ogni aggettivo sarebbe superfluo. Ve ne consiglio uno: DIVINO, come la sua "Comedia".
Un personaggio che ha posto al centro della sua vita la religione e la politica combattendo fino in fondo per i propri ideali.

E vi chiedo: quali sono i sentimenti che muovono il capolavoro del grande fiorentino? 
Ne ho scelti 3, universalmente riconosciuti e che sono al centro dell'opera. Pronti ad immergervi nella magia di Dante?


1- AMORE: Beatrice, musa della sua vita e delle sue opere. Un amore platonico che non ha conosciuto confini e che muove Dante alla scoperta di sè stesso e all'interpretazione dell'esistenza in un modo sublime che unisce il sacro al profano, la filosofia alla religione. 




"Che dentro a li occhi suoi ardeva un riso 
Tal, ch'io pensai di toccar cò miei lo fondo
 De la mia gloria e del mio paradiso."

 Paradiso, Canto XV

"Dante e Beatrice" Gustan Dorè




2- LIBERTA': la libertà di giudizio rende l'uomo libero di scegliere quale sia la sua religio e il suo percorso di vita. Dante fa della libertà la sua prima forza, senza la quale non sarebbe giunto alla grazia e alla fede che lo contraddistinsero. 

"Lo maggior don che Dio per sua larghezzafesse creando, e a la sua bontate

più conformato, e quel ch’e’ più apprezza,
fu de la volontà la libertate;
di che le creature intelligenti,
e tutte e sole, fuoro e son dotate". 

Paradiso, Canto V

"Nel mezzo del cammin di nostra vita", Domenico di Michelino





3- LA FEDE:  Fine ultimo della sua esistenza ed aspirazione universale dell'uomo per trovare pace alle proprie tribolazioni esistenziali, è il motore che muove le menti assetate di "canoscenza" come Dante. 
Nell'ultimo canto della sua "Commedia" si esprime nella sua più dilagante tenerezza un messaggio divino che fa rabbrividire. 


"Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio, 
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì,che ’l suo fattore 
non disdegnò di farsi sua fattura". 


La accostiamo alla Pietà di Michelangelo, dove il rapporto "figlia del tuo figlio" sembra plasmarsi nel marmo di quest'opera che ha incantato il mondo. Solo un genio irrequieto come Michelangelo Buonarroti, alla stregua di Dante nelle tribolazioni alla ricerca di una pace interiore poteva concepire simile soggetto e soprattutto renderlo nella materia in una perfezione che sembra acheropita, ossia "non realizzata da mano (umana).

Pietà (particolare), Michelangelo Buonarroti




Francesco d'Assisi, patrono d'Italia




Le ricorrenze smartiane sono tali sulla base di una convinzione: ci sono persone nella storia 
che hanno cambiato il mondo seguendo loro stessi e quello che sentivano. 
Che sia stata la religione, la cultura, l'ideologia a guidarli, hanno sentito un motivo dentro di loro più grande di loro che li ha portati ad essere il cambiamento che desideravano. 
San Francesco è tra queste grandi personalità perché ha cambiato il modo di vedere e vivere la religione cristiana e lo ha fatto, semplicemente segunedo ciò che riteneva più giusto per arrivare alla fede. Creare un ordine monastico tuttora attivo e ancora fedele ai principi che lo hanno generato è un risultato enorme. I francescani sono seguiti e venerati come tra i principali della Chiesa Cattolica e riconosciuto nella sua potenza anche da altre religioni 
Francesco diceva di essere strumento nelle mani di Dio destinato a divulgare le idee che Dio stesso voleva trasmettere. In questo dovremmo essere come lui, strumento per arrivare ad un bene più grande che per noi è la diffusione della conoscenza e della cultura.

Viene ricordato dalla storia per essere il santo che già in vita venne riconosciuto come tale e che per questo venne santificato a soli due anni dalla morte. Compare ancora in vita in un ritratto emblmatico, custodito a Subiaco (FR), nel monastero di San Benedetto, ad ulteriore testimonianza della sua fama e del rispetto profondo che altri ordini gli riservavano.

La sua grandezza, però, si deve anche alla sua particolarissima composizione "Il Cantico delle Creature" che è ricordata come la prima poesia in italiano della storia della nostra lingua, anticipando di oltre cinquant'anni la composizione dantesca. Venne composta, infatti, nel 1224.
La mulidisciplinarità per cui san Francesco è riconosciuto, lo rende un personaggio chiave per lo studio e la preparazione di ognuno di noi. Il pittore Giotto lo ha reso icona immortale della storia dell'arte, a conferma della sua importanza storica. L'Italia lo ha eletto patrono della nazione.  

Vi condividiamo due citazioni del santo d'Assisi, accompagnate da importanti dipinti nella storia dell'arte. 


Giotto, "San Francesco riceve le stimmate", Louvre, Parigi





"Cominciate col fare ciò che è necessario,

poi ciò che è possibile.
E all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile"






"Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. 

Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. 

Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista."

Eventi Smartiani: Unotrezerouno fa rinascere un'Abbazia abruzzese


L'8 ed il 9 Luglio presso l'abbazia di s. Maria di Propezzano a Morro d'Oro (TE), si terrà l'evento Unotrezerouno.
Un'occasione per visitare il monastero benedettino dalle 18 alle 24 con apertura straordinaria e per vivere una due giorni ricca di arte e di cultura.
Organizzato dall'associazione di Morro d'Oro Dietro le Fo', UNOTREZEROUNO coinvolgerà giovani professionisti ed artisti con un ricco programma: il Gruppo FAI Giovani accompagnerà i visitatori nelle visite al complesso, Emanuela Amadio (docente CFC di Pescara) organizzerà il contest fotografico Discover Propezzano e Martina Lolli curerà l'esposizione delle installazioni audiovisive inedite dei collettivi minimalisti Minus.log e Triac. 

Le serate saranno poi allietate da live performance dei musicisti Inutili e The Dead Man Singing on the moon che rappresenteranno il contrappunto estetico e temporale della sezione artistica. 
Si proseguirà poi con il dj set di musicisti che dialogheranno direttamente con l'abbazia, come Globster che sonorizzerà campionamenti di suoni ambientali registrati sul luogo.

L'abbazia di Propezzano è un magistrale esempio di architettura romanica abruzzese che trae ispirazione dalla semplicità delle forme e dalla modulazione dei materiali. Tutto è perfettamente accordato per richiamare alla pace e alla serenità dello spirito alle quali queste strutture erano vocate. 
L'organizzazione di un evento così eclettico non solo esalta l'antico splendore dell'Abbazia come luogo ameno di riflessione e crescita personale, ma rinnova la commistione di generi, attività e aspirazioni che sono intrinseci dello spirito benedettino sempre aperto alla novità, alla conoscenza e alle nuove forme di aggregazione. 


Per tutte le informazioni sugli orari e per consultare il programma specifico, avete a disposizione il sito: http://www.unotrezerouno.tk/ e  la pagina Facebook. 

Speriamo vivamente di poter partecipare alla manifestazione per raccogliere dal vivo le emozioni del momento. Se avrete la fortuna di partecipare, raccontateci la vostra esperienza!






E luce fu: gli Uffizi illuminano Casal di Principe (CE)

Quando nasci in provincia di Caserta, il nome Casal di Principe ha un significato aleatorio.
Appartiene ad un non luogo, qualcosa che c'è ma che non si deve vedere. Ti porti dietro questo dubbio fino a quando non cominci a capire e quando lo fai, ti rassegni alla cosa. 
Un po' come tutta la provincia, vivi nella consapevolezza di essere un prolungamento di Napoli o addirittura un appartamento della Reggia di Caserta, senza capire che la provincia conta quasi 200 comuni, multinazionali, territori eccezionali e prodotti unici al mondo (tipo la mozzarella di bufala).
Al bando Capua, l'altera Roma, il grande Spartaco e la Teano (attuale Vairano Patenora) di un certo incontro tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele; nell'immaginario generale sei quell'angolo d'Italia tra Napoli e la Reggia. 
Leggere, quindi, di una mostra a Casal di Principe (CE), di primo acchito mi ha lasciata un po’ perplessa.
Ho pensato, nel mio pessimismo leopardiano, che fosse uno di quei progetti inseriti nelle buone intenzioni dei "farò". 
Il 21 giugno del 2015, però, il sogno è diventato realtà e a Casa Don Diana è stata inaugurata la mostra “La luce vince l'ombra. Gli Uffizi a Casal di Principe”, con la partecipazione della Galleria degli Uffizi, sotto la direzione di Antonio Natali, e la collaborazione di numerosi musei locali e diverse associazioni.
Tra queste vi è l’ANISA (Associazione Nazionale Insegnanti Storia dell’Arte), presieduta da Irene Baldriga, colei che ha ispirato questo post e che mi ha fatto ritrovare la spinta a parlare ancora una volta di cultura e della sua fondamentale importanza per la formazione e la diffusione della conoscenza. 

Copia di Incredulità di S.Tommaso, Caravaggio

Il suo discorso all'inaugurazione della mostra, che potete leggere integralmente al link, affronta temi cari alle sm-Art People e alle convinzioni che mi hanno spinta anni addietro a scegliere di specializzarmi in beni culturali.  
L'idea morbosa che sin da piccola mi perseguita è quella di diffondere un modo di vedere il mondo che passi necessariamente per la cultura, nello studio del passato, nell'analisi del presente e nella creazione del futuro. 
So che è un progetto ardito, quasi presuntuoso, ma nel cuore porto il peso di grandi personaggi che prima di me hanno auspicato un simile progetto. 
Su tutti cito Pier Paolo Pasolini, collegandomi e approvando in toto la riflessione che Irene fa nel suo discorso. 
Il grande scrittore (e non solo), in una poesia dedicata ad Attilio Bartolucci, scrive: 

"Chi non la conoscerà, questa superstite terra, 
come ci potrà capire? Dire chi siamo stati?"
A Attilio Bartolucci, 1959


Il patrimonio, inteso come valore assoluto di ogni civiltà, è il punto di partenza imprescindibile di tutti noi. Riuscire a leggere il territorio che ci circonda nella sua storia e nei suoi simboli è il primo passo non solo per conoscere se stessi ma per essere in grado di capire gli altri e dare al proprio contesto una sfumatura diversa. 

Perché gli Uffizi nella martoriata Casal di Principe a ridare luce alle tenebre?

Il collegamento ce lo da proprio la storia, che ci offre un ponte tra le due realtà, diverse eppure così simili. 
Ricordate la strage di via dei Georgofili?
Nella notte tra il 26 e il 27 maggio del 1993 esplose un'autobomba, proprio nei pressi della Galleria degli Uffizi e dell'Accademia dei Georgofili. Morirono 5 persone, crollò la Torre dei Pulci, vennero colpite alcune sale degli Uffizi e il corridoio Vasariano e il 25% delle opere coinvolte fu danneggiato. Alcuni capolavori sono andati perduti per sempre. Ecco a voi l'elenco, per non dimenticare:
Il Concerto musicale di Bartolomeo 
Giocatori di Carte di Bartolomeo Manfredi
L'adorazione dei Pastori di Gherardo Delle Notti
Aquila di Bartolomeo Bimbi
Avvoltoi, gufi e beccaccia di Andrea Scacciati
Scena di caccia di Francis Grant
Grande cervo in una palude di Edwin Landseer

L'attentato fu di stampo mafioso e si inserisce in tutte le azioni della Mafia che portarono all'uccisione di 21 persone e a diversi danni al patrimonio tra gli anni '92-'93.
Lo scopo era quello di colpire al cuore dell'Italia e al centro del nostro patrimonio. 

Gli Uffizi, dopo 22 anni, rispondono facendo esplodere la loro metaforica bomba. 
Al posto del tritolo parla l'arte, alla criminalità risponde la civiltà, alla rassegnazione rispondono gli 80 volontari che lavorano alla mostra fuggendo gli stereotipi, vincendo la ritrosia e riconoscendosi in un termine, che ne racchiude altri: RINASCITA. 
L'associazione a supporto dell'iniziativa, della quale vi segnalo il sito, http://www.rrinascita.it, è l'inizio di un percorso di rinascita che comincia dalla cultura e dalla conoscenza. 

Le opere in mostra sono dei capolavori legati al territorio. Si passa dalla Matres Matutae custodita nel vicino Museo Archeologico di Capua, simbolo del territorio casertano, al Fate Presto di Andy Warhol, che riprende la prima pagina del Mattino del 26 novembre 1980, a tre giorni dal terremoto che distrusse l'Irpinia, come monito ad intervenire tempestivamente sul territorio. 
I pittori delle restanti 16 opere, tutte tele ad olio, sono o pittori nati in Campania, come Salvator Rosa, o che hanno lavorato in questa regione, al fine di testimoniare l'ispirazione che il territorio ha dato loro e che nel tempo si è mantenuta viva. 
In particolare ci si ferma sul rapporto tra luce ed ombra, quindi sulla grande rivoluzione caravaggesca che inaugura un nuovo modo di dipingere e di interpretare le scritture e il mondo. 

Parabola di S. Matteo, S. Rosa, Museo di Capodimonte


Non so voi, ma io mi sento sempre più parte di questo progetto.
Vedo gli occhi di Giovan Battista Cavalcaselle che in epoca post unitaria raccoglieva immagini, opere e tradizioni di un paese che è unito dalla sua storia millenaria e dalla sua arte senza tempo. Il suo intento era la tutela di quest'eredità perché potesse essere custodita ed interpretata dalle future generazioni. Nulla si doveva perdere di ciò che eravamo perché è la radice di ciò che siamo.
Vedo, poi, Roberto Longhi, il maestro di chi studia storia dell'arte, che considera la storia dell'arte la nostra vera lingua, ciò che ci unisce e ci rende una nazione. Insegnare la storia dell'arte nelle scuole è un dovere civico per le future generazioni che solo in tal modo sapranno riconoscere i simboli della loro civiltà e saranno stimolati, direttamente o indirettamente, ad eguagliare le eccellenze.
Vedo, infine, il "paesaggio culturale" caro a Pier Paolo Pasolini, secondo il quale i luoghi di ogni parte d'Italia sono la rappresentazione vivida della nostra storia e un aspetto irrinunciabile della nostra vita. Lui che, unico nel suo genere, ha inserito nei film e in ogni sua opera le grandi opere d'arte che dell'esaltazione dei paesaggi sono l'emblema. 

Se dobbiamo ripartire, allora facciamolo con la cultura, partendo dalla nostra storia senza dimenticare il passato, senza fuggire le nostre ombre, ma vincendole, con la luce della conoscenza. 
Non ci si deve chiedere se è giusto inserire o meno la storia dell'arte, la musica e le discipline artistiche nei piani didattici, ma ci si deve piuttosto interrogare sui metodi di insegnamento e di diffusione delle conoscenze
Non dobbiamo vantarci dei musei, delle scuole di restauro, delle professioni culturali e poi non tutelarle. 
Allo stesso modo, non dobbiamo soccombere alle cose, sopprimere i nostri sogni perché tanto poi non si avverano. 
Le cose possono cambiare. Le cose devono cambiare. 
A Casal di Principe ci stanno provando.
Voglio ancora crederci, e voi? 


La mostra è visitabile fino al 21 ottobre. Si organizzano autobus da tutta Italia. 
Online potete trovare indicazioni alla pagina facebook dell'evento: https://www.facebook.com/events/958596754165123/ 







Monumenti Aperti e il Novecento: cosa raccontare del 2015?


Monumenti Aperti 2015: ancora tre fine settimana per inebriarvi di bellezza!
E oggi si riparte!

Cinquantuno comuni in Sardegna e due in Piemonte, quasi settecento monumenti aperti gratuitamente in sette settimane e raccontati da oltre undicimila volontari. 
Ecco la 19° edizione di Monumenti Aperti che dal 18 Aprile, per 7 fine settimana apre le porte alla curiosità dei visitatori!


Avete visto il programma? Potete tenervi informati aprendo questo link!
Il tema è il Novecento: da quale luogo della Cultura vi farete attirare?
Sceglierete un luogo generalmente chiuso, o a un'istituzione riconosciuta?

Ovunque andiate, fatevi affascinare e raccontate... portate un amico con voi per riscoprire i monumenti, cosa si nasconde dietro un portone che è stato chiuso come a Giulianova (di cui abbiamo parlato qui).

Quale storia custodirete?

L'arte e la cultura sono mettere in discussione il proprio modo di vedere il mondo, ma sono esperienze sociali indiscutibilmente più memorabili con dei compagni di avventura!
Sceglieteli dunque, e programmate il viaggio!



Contest #4C della #cultura: scatti d'#arte per gli #smartiani!

Chiamata alle armi cari smartiani!!!

Nell'ambito degli eventi "4C: la formula della cultura", abbiamo pensato di realizzare un contest fotografico che possa permettere a tutti di condividere la propria idea di cultura.

Ecco a voi il regolamento e il link all'evento di facebook dove potete registrarvi e condividere i vostri scatti.
Cosa aspettate???
Scaldate gli smartphone e le fotocamere!!!! :)

Si parte il 05 marzo!





Finalità:
Il concorso “Le 4C della cultura” è un contest fotografico digitale che ha come scopo la promozione della Cultura in relazione all’evento “Le 4C della cultura” che si svolgerà a Ravenna presso il Palazzo del Congressi, al Punto Ristoro, in Largo Firenze, 1.
Le date dei quattro distinti seminari sono: il 10, 17, 24 marzo dalle 14 alle 16 e il 31 marzo dalle 16 alle 18.
Ogni giornata avrà un tema specifico che sarà poi d’ispirazione per i materiali da inviare. Si rimanda all’articolo 3 per le modalità di svolgimento.
Destinatari:
La partecipazione al concorso è gratuita e aperta a tutti.
Modalità:
Le foto andranno inviate su INSTAGRAM o FACEBOOK (nella scheda evento) taggando @sm-Artpeople e condivise con l’hashtag dell’evento #4C e #smartpeople e l’hashtag specifico per l’argomento scelto:
#4C_Curiosare: aspetti curiosi della cultura
#4C_Creare: atto creativo, bellezza e realizzazione artistica.
#4C_Condividere: cultura come scambio di informazioni, di idee, veicolo di messaggi originali.
#4C_Comunicare: emozioni dell’arte e della cultura. Tutto ciò che ci comunica qualcosa.


La foto dovrà riportare le seguenti informazioni: luogo ed eventuali informazioni relative al riconoscimento della foto.
Gli autori non hanno limiti nel numero di foto inviate.
A seconda del numero di foto ricevute, sarà scelta o un’unica foto che meglio rappresenta lo spirito dell’evento o una foto per ogni singola categoria.
Durata:
Le foto vanno condivise dalla mezzanotte del 5 marzo alla mezzanotte del 25 marzo 2015.
La premiazione dei vincitori avverrà il 31 marzo 2015 alle ore 17:30 durante l’ultimo incontro dell’evento.


Premi:  
Le foto vincitrici saranno esposte in modalità permanente presso il PUNTO RISTORO del Palazzo dei Congressi di Ravenna.
Una seconda copia sarà resa come omaggio all’autore.
Ua giuria appositamente scelta (i cui nomi saranno resi noti il giorno della premiazione) sceglierà le foto fornendo una breve motivazione.


Uso del materiale digitale inviato
Ogni autore, titolare di tutti i diritti sui propri originali, è personalmente responsabile delle opere presentate.
Ogni autore conserva la proprietà delle foto inviate al concorso, ma cede gratuitamente i diritti d’uso illimitato delle immagini agli enti organizzatori Sm-Art People, Fondazione Flaminia e Ravenna Studenti, i quali possono pubblicare e diffondere le immagini su riviste, testate, siti internet e su qualsiasi altro supporto mediatico e pubblicitario, purchè senza fini di lucro, con l’unico onere di citare ogni volta l’autore o gli autori delle fotografie. Gli enti in questione non potranno, senza previo accordo con il fotografo, cedere a terzi ad alcun titolo le fotografie in concorso.


Responsabilità degli autori

Ogni partecipante è responsabile civilmente e penalmente delle proprie opere, sollevando gli organizzatori da ogni reponsabilità. Il concorrente dovrà informare gli eventuali interessati (persone ritratte) nei casi e nei modi previsti dall’art.10 della legge 675/96 e successiva modifica con D.Lgs. 30 giugno 2003 n.196, nonché procurarsi il consenso alla diffusione degli stessi. In nessun caso le immagini inviate potranno contenere dati qualificabili come sensibili. Ogni partecipante dichiara di possedere tutti i diritti sugli originali, sulle acquisizioni digitali e sulle elaborazioni delle fotografie inviate.

Luoghi smartiani: il fascino inaspettato della Certosa di San Girolamo (Bologna)



Prendete un giorno di fine settembre, a mattinata inoltrata ma non troppo.
La Certosa di Bologna è tutto fuorché silenziosa e buia: ai corridoi più nascosti segue sempre un cortile assolato, un piccolo filare di pioppi oppure un cinguettio inaspettato. Poi fan capolino tombe dipinte, opere in bronzo, stucco e scagliola, marmi incredibili richiamano un silenzioso stupore: celle altissime o anfratti appena accennati li custodiscono, a testimonianza di un patrimonio unico e ben stratificato.


La Certosa è dove ancora gli Antichi saprebbero celebrare i morti e non (solo) piangerli.
Nei secoli tantissimi artisti, più o meno consacrati, hanno lasciato in essa le proprie tracce, spesso perdute nelle parole delle fonti ma non alla vista, non più scultori per se stessi o la fama, ma per gioco del destino solo per il popolo.
Così facendo la Certosa si è trasformata in un vero e proprio museo all'aperto, tanto prestigioso da diventare la prima meta fissa del Grand Tour settecentesco e poi nell'Ottocento del turismo internazionale (l'hanno visitata tra gli altri Chateaubriand, Byron, Dickens, Mommsen, Stendhal).
Il cimitero del XIX secolo e la grande chiesa di San Girolamo, residuo architettonico del precedente convento certosino trecentesco soppresso in età napoleonica, sorgono su una delle principali necropoli dell'antica Felsina (V secolo a.C.), a riprova dell'uso di questa piana senza soluzione di continuità, caratteristica decisiva anche nel recupero delle strutture conventuali e nella conversione ottocentesca ad area cimiteriale: la progressiva crescita e monumentalizzazione della Certosa infatti, ha tenuto volutamente conto degli spazi già esistenti, integrando elementi diversi ma coerenti tra loro, non da ultimo collegandone l'ingresso al tratto pianeggiante dei portici verso San Luca (1811).



Anche i numerosi monumenti sepolcrali, effigi imponenti della nobiltà cittadina, hanno conosciuto una significativa evoluzione: se le prime tombe, presenti solo a Bologna, vengono dipinte a fresco dai più noti artisti dell’epoca (Gaetano Caponeri, Pelagio Palagi, Antonio Basoli, Giovan Battista Frulli), in linea con la tradizione quadraturistica locale, in seguito si preferiscono monumenti a rilievo e sculture a tutto tondo (Giacomo De Maria, Giovanni Putti, Vincenzo Vela, Stefano Galletti, Carlo Monari, Salvino Salvini).
La straordinaria qualità delle testimonianze artistiche, benché provate dal tempo, dall'incuria, e sfortuna vuole, anche dal recente terremoto del 2012, nonché la complessa articolazione degli spazi, l'alternanza serrata e così particolare tra aperto e chiuso, stretto e ampio, costituiscono quindi il tratto più distintivo della Certosa, ciò che la differenzia da qualsiasi altro cimitero monumentale del Vecchio Continente: logge, sale e porticati danno a tutti gli effetti il senso di una città dei “vivi”, di un'atmosfera che non cura ma che però consola.

Le opere sono visibili anche online:
http://www.certosadibologna.it/museo_virtuale/museo_virtuale.html 

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