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LA GLORIA DI COLUI CHE TUTTO MOVE: Dante e la sua Commedia




14-09-1321: ricorre l'anniversario della morte di Dante Alighieri

Poeta, scrittore, linguista e politico. 
Ogni aggettivo sarebbe superfluo. Ve ne consiglio uno: DIVINO, come la sua "Comedia".
Un personaggio che ha posto al centro della sua vita la religione e la politica combattendo fino in fondo per i propri ideali.

E vi chiedo: quali sono i sentimenti che muovono il capolavoro del grande fiorentino? 
Ne ho scelti 3, universalmente riconosciuti e che sono al centro dell'opera. Pronti ad immergervi nella magia di Dante?


1- AMORE: Beatrice, musa della sua vita e delle sue opere. Un amore platonico che non ha conosciuto confini e che muove Dante alla scoperta di sè stesso e all'interpretazione dell'esistenza in un modo sublime che unisce il sacro al profano, la filosofia alla religione. 




"Che dentro a li occhi suoi ardeva un riso 
Tal, ch'io pensai di toccar cò miei lo fondo
 De la mia gloria e del mio paradiso."

 Paradiso, Canto XV

"Dante e Beatrice" Gustan Dorè




2- LIBERTA': la libertà di giudizio rende l'uomo libero di scegliere quale sia la sua religio e il suo percorso di vita. Dante fa della libertà la sua prima forza, senza la quale non sarebbe giunto alla grazia e alla fede che lo contraddistinsero. 

"Lo maggior don che Dio per sua larghezzafesse creando, e a la sua bontate

più conformato, e quel ch’e’ più apprezza,
fu de la volontà la libertate;
di che le creature intelligenti,
e tutte e sole, fuoro e son dotate". 

Paradiso, Canto V

"Nel mezzo del cammin di nostra vita", Domenico di Michelino





3- LA FEDE:  Fine ultimo della sua esistenza ed aspirazione universale dell'uomo per trovare pace alle proprie tribolazioni esistenziali, è il motore che muove le menti assetate di "canoscenza" come Dante. 
Nell'ultimo canto della sua "Commedia" si esprime nella sua più dilagante tenerezza un messaggio divino che fa rabbrividire. 


"Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio, 
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì,che ’l suo fattore 
non disdegnò di farsi sua fattura". 


La accostiamo alla Pietà di Michelangelo, dove il rapporto "figlia del tuo figlio" sembra plasmarsi nel marmo di quest'opera che ha incantato il mondo. Solo un genio irrequieto come Michelangelo Buonarroti, alla stregua di Dante nelle tribolazioni alla ricerca di una pace interiore poteva concepire simile soggetto e soprattutto renderlo nella materia in una perfezione che sembra acheropita, ossia "non realizzata da mano (umana).

Pietà (particolare), Michelangelo Buonarroti




Letture smartiane: "Le tecniche artistiche" di Giorgio Vasari

"La scultura è un'arte che, levando il superfluo dalla materia suggetta, la riduce a quella forma di corpo che nella idea dell'artefice è disegnata"
Così scriveva Giorgio Vasari nell'introduzione alle Vite degli artisti. Egli infatti premise all'opera una introduzione, una vera e propria trattazione chiamata Teoriche, divisa in tre capitoli dedicati alle tre arti maggiori: 
Architettura
Scultura
Pittura

Fidia o la scultura, Andrea Pisano, 1334-1336
Giorgio Vasari, architetto e pittore in  prima persona, scrive delle tecniche, dei materiali, dei procedimenti artistici, sia per informare il lettore disinformato che per assistere gli artisti coinvolti in questi procedimenti. E' lo stesso Vasari, a conclusione delle Vite, a sottolineare il desiderio di essere compreso anche da chi non ha una formazione letteraria, sottolineando lo sforzo durato anni, di raccogliere informazioni da molte fonti, scritte e di tradizione orale, dalla frequentazione di artisti e artigiani nelle botteghe e nei cantieri, per giungere al suo testo, ricco di termini tecnici, eppure allo stesso tempo, di facile lettura. 


"mi sono ingegnato per questo effetto, con ogni diligenzia possibile, verificare le cose dubbiose con più riscontri"

L'introduzione alle Vite, spesso trascurata, è stata commentata da Gerard Baldwin Brown all'inizio del Novecento  in un testo piacevolmente scorrevole, che lascia spazio sia alla parte tecnica che a quella divulgativa.

Mi imbatto nella frase che ho riportato in apertura mentre sfoglio tutto il volume. Il mio focus è la pittura, ma quelle pagine scritte sulle tecniche artigiane passate mi affascinano: cerco di carpirne i segreti, di capire su quali particolari l'occhio dell'architetto e pittore Giorgio si soffermava. 

Appare evidente il carattere divulgativo dell'opera e come Vasari lasci da parte tutto ciò che riguarda le ricette e i segreti di bottega. Forse Vasari riteneva superflue queste informazioni? O forse, semplicemente, il segreto di bottega legava le sue mani. D'altronde, gli artisti dovevano passare una fase di apprendistato in cui acquisivano le conoscenze più pratiche sperimentando direttamente il lavoro in bottega, per quanto non fosse condizione sufficiente perché un maestro consegnasse a un apprendista i suoi segreti: era necessario essere un apprendista eccelso. Anche Giorgio Vasari non poteva evidentemente permettere che i segreti fossero diffusi e stampati su carta scritta. 
E' forse per questo che Giorgio Vasari decise di anteporre alle vite degli illustri artisti questi brevi capitoli introduttivi, che non possono sostituirsi all'apprendistato in bottega, ma che introducono il lettore nel mondo delle tre arti attraverso un viaggio materico e tecnico. Il testo poteva forse offrire spunti di riflessione agli addetti ai lavori, ed allo stesso tempo suscitare la curiosità del lettore estraneo alla pratica dell'architettura, della scultura e della pittura.

Materiali, modalità d'impiego, insegnamenti e professionalità si aggirano in questi capitoli come spettri di un mondo in fermento, prima di giungere ai racconti, alla memoria, degli illustri personaggi che han fatto le arti al tempo del Vasari.



Testo: Vasari, Giorgio, Le tecniche artistiche, introduzione e commento di G. Baldwin Brown, Neri Pozza editore, Vicenza, 1996

Quando si può parlare di Museo Digitale?



Stamattina ho attivato la modalità Social Addicted. 
Sveglia alle 08, colazione abbondante, pc e collegamento streaming. 
Motivo? Assistere all'incontro svoltosi a Roma durante la "Social Media Week" dal titolo evocativo "Museo Digitale". 


La curiosità era tanta e il desiderio di sentirsi parte (almeno virtualmente) di un gruppo che lavora al digitale ancora di più. 
Si comincia col solito quarto d'ora di ritardo.
La partenza è inquietante: parte il video per niente accattivante dedicato alla valorizzazione dei musei, promosso dal ministro Dario Franceschini qualche mese fa. 
Ho quasi paura di ciò che mi aspetta!

Dopo questo esordio non proprio esaltante, però, devo ammettere che la discussione è andata avanti con brevi interventi, ben strutturati e principalmente informativi che mi hanno stimolata.
Con la mia inguaribile fiducia nel mondo e nelle persone, nonostante la mia apparenza brontolona, ho deciso allora di raccogliere info ed invitarvi alla partecipazione! 

Mi soffermerò, infatti, su due interventi nello specifico (qui il programma completo e gli speaker). 

Il primo è della dott.ssa Maria Teresa Natale, coordinatrice dell'Otebac (Osservatorio Tecnologico per i Beni e le Attività Culturali) che parla di dieci anni di lavoro (?) da parte del Ministero per creare strumenti a disposizione dei musei e delle strutture culturali.
Si sofferma, in paticolare, su MOVIO, un software open source per realizzare mostre virtuali, il cui codice sorgente è richiedibile dalle istituzioni culturali attraverso un modulo disponibile online e le informazioni per l'utilizzo sono scaricabili direttamente dal sito. 
Non mi esprimo sulle funzionalità perché non posso accedervi, ma chiedo a chi eventualmente ha avuto accesso di poter effettuare un feedback. 



Il secondo progetto, invece, è quello che da il titolo all'intervento e che, appunto, è il cuore dell'evento. 
Si tratta di MuD (Museo Digitale), progetto (cosa vorrà mai dire questa parola!) promosso dal Mibact in collaborazione con Ales SPA, azienda in home del Ministero. A presentarlo la dott.ssa Simona Cardinali, responsabile comunicazione in Ales SPA e il cosiddetto Gruppo MuD, del quale interviene Serena Cinquegrana. 
Sembra un prodotto rivoluzionario che mira a coinvolgere gli attori della filiera culturale sia nel processo creativo sia nella formulazione di progetti condivisi e partecipati, ovviamente con una parte fortemente #social e #digitale. 

Dalla copertina della pagina Facebook di Ales SPA, che conta ben 243 fans (strategie digitali che funzionano), si legge il motto del progetto: 

"Idee a confronto per l'innovazione del Web Culturale"
Esaltata dallo stesso, vado sul sito, visto che sui social (twitter e facebook) non ho trovato nulla nonostante gli inviti a twittare e condividere idee e proposte per il Museo Digitale. 
E lì l'esaltazione si è trasformata nell'ennesima delusione. 
Il sito, per niente accattivante e innovativo dal punto di vista della grafica e del template, è ricco di "Lorem Ipsum Dolor". 
Per chi di voi non ha mai realizzato un sito o semplicemente non lo sa, il "Lorem Ipsum", come ci dice Wikipedia è:
"un testo segnaposto utilizzato da graficidesignerprogrammatori e tipografi a modo riempitivo per bozzetti e prove grafiche[1]. È un testo privo di senso, composto da parole in lingua latina, riprese pseudocasualmente da uno scritto di Cicerone del 45 a.C. [..] In informatica è usato molto frequentemente come testo riempitivo nelle prove grafiche di pagine web e come dati fittizi nella prova di funzionamento dei database
Che dire? A voi l'ardua sentenza.
Presentare un progetto all'interno della Social Media Week con esaltazione e contentezza e poi avere visibili sul web solo delle bozze, che senso ha?



Dove sta la strategia comunicativa? Dove sta la progettazione di cui tanto vi vantate?

La comunità di lavoratori del settore, degli appassionati, dei fruitori dovrebbe aiutarvi a rispondere alla domanda "Quando si può parlare di Museo Digitale?", come avete più volte sottolineato.
Come, però, posso essere spinto a tale partecipazione, di fronte ad un risultato del genere?

Parte allora la mia controproposta.
Io vi chiedo: quando si può parlare di un Ministero che lavora davvero per il proprio patrimonio e non con del fumo negli occhi?
Chiedete competenze assurde nei vostri pochissimi bandi (sottopagati quando siamo fortunati!) e poi i vostri collaboratori non hanno neanche la decenza di scrivere i testi per il sito; ma hanno la presunzione di presentarlo in un contesto social e digitale molto avanzato.

Come si può credere nella cultura di fronte a simili scivoloni? Queste sono le basi della comunicazione. Ponetevi le domande giuste e, soprattutto, ascoltate le risposte.

Lavoro nel web marketing ormai da diversi anni e intorno a me vedo tantissime persone competenti che dal basso e con le proprie energie riescono a mostrare il giusto volto della cultura.
I ragazzi di "Invasioni Digitali" sono venuti con dei fatti, non con delle parole; hanno parlato di persone coinvolte, di luoghi invasi e partecipati da chi nel museo vuole lasciare qualcosa.

Cosa fare #smartiani? Come reagire a tutto questo?

Io, ormai, ho davvero poche speranze, se non quelle della testa bassa e lavorare.
E poi internet, la possibilità di poter scrivere e dire cosa c'è che non va. Come in questo post. Che si, si perderà nel mare magnum di internet, ma che se anche avrà raggiunto e coinvolto una sola persona sarà un piccolo passo.


PS: Alle ore 16:00 il sito risulta "not found"!!!
Dopo le mie segnalazioni (ed immagino di altri che hanno seguito l'evento) sui social, MIRACOLOSAMENTE online non risulta più nulla di quella bozza di sito e mi viene detto su Facebook che si tratta di un progetto  e che non ha ancora link diretti.

Ripeto: di cosa stiamo parlando, allora, di aria fritta?
Mi hanno invitata ad eventi futuri nei quali poter contribuire alla realizzazione del progetto ed avere maggiori informazioni.

Vi terrò aggiornati!





Contest #4C della #cultura: scatti d'#arte per gli #smartiani!

Chiamata alle armi cari smartiani!!!

Nell'ambito degli eventi "4C: la formula della cultura", abbiamo pensato di realizzare un contest fotografico che possa permettere a tutti di condividere la propria idea di cultura.

Ecco a voi il regolamento e il link all'evento di facebook dove potete registrarvi e condividere i vostri scatti.
Cosa aspettate???
Scaldate gli smartphone e le fotocamere!!!! :)

Si parte il 05 marzo!





Finalità:
Il concorso “Le 4C della cultura” è un contest fotografico digitale che ha come scopo la promozione della Cultura in relazione all’evento “Le 4C della cultura” che si svolgerà a Ravenna presso il Palazzo del Congressi, al Punto Ristoro, in Largo Firenze, 1.
Le date dei quattro distinti seminari sono: il 10, 17, 24 marzo dalle 14 alle 16 e il 31 marzo dalle 16 alle 18.
Ogni giornata avrà un tema specifico che sarà poi d’ispirazione per i materiali da inviare. Si rimanda all’articolo 3 per le modalità di svolgimento.
Destinatari:
La partecipazione al concorso è gratuita e aperta a tutti.
Modalità:
Le foto andranno inviate su INSTAGRAM o FACEBOOK (nella scheda evento) taggando @sm-Artpeople e condivise con l’hashtag dell’evento #4C e #smartpeople e l’hashtag specifico per l’argomento scelto:
#4C_Curiosare: aspetti curiosi della cultura
#4C_Creare: atto creativo, bellezza e realizzazione artistica.
#4C_Condividere: cultura come scambio di informazioni, di idee, veicolo di messaggi originali.
#4C_Comunicare: emozioni dell’arte e della cultura. Tutto ciò che ci comunica qualcosa.


La foto dovrà riportare le seguenti informazioni: luogo ed eventuali informazioni relative al riconoscimento della foto.
Gli autori non hanno limiti nel numero di foto inviate.
A seconda del numero di foto ricevute, sarà scelta o un’unica foto che meglio rappresenta lo spirito dell’evento o una foto per ogni singola categoria.
Durata:
Le foto vanno condivise dalla mezzanotte del 5 marzo alla mezzanotte del 25 marzo 2015.
La premiazione dei vincitori avverrà il 31 marzo 2015 alle ore 17:30 durante l’ultimo incontro dell’evento.


Premi:  
Le foto vincitrici saranno esposte in modalità permanente presso il PUNTO RISTORO del Palazzo dei Congressi di Ravenna.
Una seconda copia sarà resa come omaggio all’autore.
Ua giuria appositamente scelta (i cui nomi saranno resi noti il giorno della premiazione) sceglierà le foto fornendo una breve motivazione.


Uso del materiale digitale inviato
Ogni autore, titolare di tutti i diritti sui propri originali, è personalmente responsabile delle opere presentate.
Ogni autore conserva la proprietà delle foto inviate al concorso, ma cede gratuitamente i diritti d’uso illimitato delle immagini agli enti organizzatori Sm-Art People, Fondazione Flaminia e Ravenna Studenti, i quali possono pubblicare e diffondere le immagini su riviste, testate, siti internet e su qualsiasi altro supporto mediatico e pubblicitario, purchè senza fini di lucro, con l’unico onere di citare ogni volta l’autore o gli autori delle fotografie. Gli enti in questione non potranno, senza previo accordo con il fotografo, cedere a terzi ad alcun titolo le fotografie in concorso.


Responsabilità degli autori

Ogni partecipante è responsabile civilmente e penalmente delle proprie opere, sollevando gli organizzatori da ogni reponsabilità. Il concorrente dovrà informare gli eventuali interessati (persone ritratte) nei casi e nei modi previsti dall’art.10 della legge 675/96 e successiva modifica con D.Lgs. 30 giugno 2003 n.196, nonché procurarsi il consenso alla diffusione degli stessi. In nessun caso le immagini inviate potranno contenere dati qualificabili come sensibili. Ogni partecipante dichiara di possedere tutti i diritti sugli originali, sulle acquisizioni digitali e sulle elaborazioni delle fotografie inviate.

Luoghi smartiani: il fascino inaspettato della Certosa di San Girolamo (Bologna)



Prendete un giorno di fine settembre, a mattinata inoltrata ma non troppo.
La Certosa di Bologna è tutto fuorché silenziosa e buia: ai corridoi più nascosti segue sempre un cortile assolato, un piccolo filare di pioppi oppure un cinguettio inaspettato. Poi fan capolino tombe dipinte, opere in bronzo, stucco e scagliola, marmi incredibili richiamano un silenzioso stupore: celle altissime o anfratti appena accennati li custodiscono, a testimonianza di un patrimonio unico e ben stratificato.


La Certosa è dove ancora gli Antichi saprebbero celebrare i morti e non (solo) piangerli.
Nei secoli tantissimi artisti, più o meno consacrati, hanno lasciato in essa le proprie tracce, spesso perdute nelle parole delle fonti ma non alla vista, non più scultori per se stessi o la fama, ma per gioco del destino solo per il popolo.
Così facendo la Certosa si è trasformata in un vero e proprio museo all'aperto, tanto prestigioso da diventare la prima meta fissa del Grand Tour settecentesco e poi nell'Ottocento del turismo internazionale (l'hanno visitata tra gli altri Chateaubriand, Byron, Dickens, Mommsen, Stendhal).
Il cimitero del XIX secolo e la grande chiesa di San Girolamo, residuo architettonico del precedente convento certosino trecentesco soppresso in età napoleonica, sorgono su una delle principali necropoli dell'antica Felsina (V secolo a.C.), a riprova dell'uso di questa piana senza soluzione di continuità, caratteristica decisiva anche nel recupero delle strutture conventuali e nella conversione ottocentesca ad area cimiteriale: la progressiva crescita e monumentalizzazione della Certosa infatti, ha tenuto volutamente conto degli spazi già esistenti, integrando elementi diversi ma coerenti tra loro, non da ultimo collegandone l'ingresso al tratto pianeggiante dei portici verso San Luca (1811).



Anche i numerosi monumenti sepolcrali, effigi imponenti della nobiltà cittadina, hanno conosciuto una significativa evoluzione: se le prime tombe, presenti solo a Bologna, vengono dipinte a fresco dai più noti artisti dell’epoca (Gaetano Caponeri, Pelagio Palagi, Antonio Basoli, Giovan Battista Frulli), in linea con la tradizione quadraturistica locale, in seguito si preferiscono monumenti a rilievo e sculture a tutto tondo (Giacomo De Maria, Giovanni Putti, Vincenzo Vela, Stefano Galletti, Carlo Monari, Salvino Salvini).
La straordinaria qualità delle testimonianze artistiche, benché provate dal tempo, dall'incuria, e sfortuna vuole, anche dal recente terremoto del 2012, nonché la complessa articolazione degli spazi, l'alternanza serrata e così particolare tra aperto e chiuso, stretto e ampio, costituiscono quindi il tratto più distintivo della Certosa, ciò che la differenzia da qualsiasi altro cimitero monumentale del Vecchio Continente: logge, sale e porticati danno a tutti gli effetti il senso di una città dei “vivi”, di un'atmosfera che non cura ma che però consola.

Le opere sono visibili anche online:
http://www.certosadibologna.it/museo_virtuale/museo_virtuale.html 

Luoghi smartiani: atmosfere parigine al Parco Talon (BO)

Perdersi al Parco Talon a Casalecchio di Reno (BO) è un classico della domenica qui a Bologna.
Chiamato così per l’appartenenza del terreno alla famiglia Sampieri-Talon, era in origine un parco privato, solo successivamente di pubblico “ristoro” e perciò re-intitolato “Parco della Chiusa”. Si tratta del più antico monumento idraulico europeo, patrimonio dell’Unesco e dal Trecento, quale simbolo di pace e tuttora funzionante, controlla e convoglia le acque del grande Fiume: il Reno.

Parco Talon




Nel corso del Settecento le dimore “agresti” dei Sampieri divennero centro di mondanità e condivisione culturale, tanto che Donizzetti e Rossini vi diressero acclamati concerti, mentre Stendhal, in un suo lungo soggiorno, definì le cascate del fiume il “Bois de Boulogne*” locale, raggiungibile quando ancora il Reno era navigabile fino alle porte della città.
Le ville d’altra parte erano state costruite per essere tutt’uno col parco circostante: in particolare il salone delle feste in Villa Sampieri Nuova (XVIII sec), un enorme loggiato chiuso da vetrate, fu volutamente riempito di piante per dare agli ospiti la sensazione di trovarsi ancora all’esterno.

Parco Talon

Parco Talon


Attorno poi, secondo il modello francese, si apriva un grande giardino seguito da uno piccolo all'italiana, quindi da un vasto parco all'inglese che anticipava scorci suggestivi sul fiume e i campi circostanti. Completavano il tutto un laghetto, statue, chioschi, e scenari esotici secondo i gusti dell'epoca.
Sull’impervio versante della collina invece, si estendeva il bosco, riserva di caccia e legname.
Durante la seconda guerra mondiale il parco divenne una base tedesca, bersaglio di numerosi bombardamenti alleati, che nel ’45, proprio pochi giorni prima della fine delle ostilità fecero del magnifico salone di Villa Sampieri una vittima illustre. Negli anni ’70 del Novecento, quasi come unico rimedio naturale alle “ferite” subite, il parco è diventato di proprietà pubblica, aperto quindi a tutti: anche se il tempo e la storia non hanno certo avuto pietà per gli antichi fasti nobiliari, resta senza dubbio un patrimonio inestimabile, meta ogni giorno di folle di cittadini che però vanno ancora cercando la pace di allora.


Parco Talon
NB: Foto di Sara Armaroli 

Luoghi smartiani: favole moderne a Minerbio (BO)

Quando in un grigio week-end di gennaio ti avventuri per la Bassa in cerca di emozioni, là dove la via di San Donato attraversa la “piantata padana”, eccolo ergersi maestoso e camaleontico l’antico castello dei Manzoli, a Minerbio (BO)

S.Martino 

Le cortine, il mite fossato e le torri merlate di certo gli conferiscono un aspetto fiabesco.
La struttura attuale, dotata di ben quattro torri angolari e di un doppio ponte levatoio, sorse nel 1411 sulle briciole di una precedente torre difensiva chiamata Torre degli Ariosti (XIII secolo).
Alla fine dell’Ottocento, già proprietà dei Cavazza, subì gli interventi di restauro più incisivi per mano di Tito Azzolini e Alfonso Rubbiani, che per la prima volta, sulla scorta dei principi del Eugene Viollet-le-Duc, applica un restauro conservativo, ma anche integrativo, delle parti mancanti.


S.Martino 2
Fin dal XVI secolo crebbe intorno al castello un brulicante borgo di artigiani e mercanti, tanto che nel 1684 venne costruito lungo tutta la spianata che porta alla ricca dimora un massiccio portico in grado ospitare al coperto l’importante Fiera d’Ottobre, che riprende vita ancor oggi ogni primo week-end del mese, quando il castello, attualmente dimora privata, viene aperto al pubblico.

Arrivederci allora alla fine della prossima estate, quando potrò finalmente condividere i segreti di questo imperioso scrigno di pietra senza rischiare d’esser ripresa dalle telecamere di sorveglianza come presunta, imbranata, pantera rosa

NB: Foto di Sara Armaroli 

Natale in casa sm-Art People: edizione 2014





Smartiani, siamo giunti al momento più atteso dell’anno, quello del Natale.
Si tratta di una festa che ha attraversato i secoli sotto forma di diversi riti, rispettando usanze, simbologie e tradizioni. Si utilizzano simboli universali investiti di volta in volta di significati diversi.
Un aspetto, però, accomuna tutti: la luce, simbolo di rinascita e di rinvigorimento. Alla fine dell’anno ci si prepara al successivo con propositi, speranze, obiettivi e desideri.

Da veri smartiani anche quest’anno noi pensiamo al Natale in modalità culturale e per questo desideriamo regalarvi delle copertine che possano incuriosirvi e commuovervi creando uno spazio di conoscenza.

Abbiamo scelto di abbinare a citazioni sul Natale di grandi autori immagini che potessero recuperare le atmosfere di quei testi e infondere messaggi di gioia e di speranza, tra sacro e profano.
Alcune frasi vi faranno tornare bambini, altre vi sorprenderanno e altre ancora vi strapperanno un sorriso.


Le copertine saranno cinque e copriranno l’intero mese dei festeggiamenti. Vogliamo che sia un Natale speciale per tutti ed un momento in cui pianificare le avventure del nuovo anno.

Noi siamo proiettate al futuro!

Copertina numero 1
08 Dicembre. Ricorre la festa dedicata al dogma dell'Immacolata Concezione.
Tradizionalmente è la giornata dedicata agli addobbi e ai regali. Ci viene in mente l'incipit del libro "Piccole Donne", che è stato il primo libro di molti smartiani. 
"Natale non sarà Natale senza regali", esclama Jo all'inizio del romanzo. Siete concordi?

Atmosfera natalizia, regali e sentimenti in una tradizione che sembra sfumare nel tempo. 

Per questo abbiamo scelto come sfondo il dettaglio di una vetrata sfumata e colorata per indicare l'attesa e il calore di queste giornate. 




Copertina numero 2: 
15 dicembre. Siamo nella settimana che anticipa il Natale. Siamo tutti intenti nei preparativi e anche il paesaggio sembra rispondere al desiderio di serenità e, perché no, magia. 
Abbiamo pensato, quindi, a Claude Monet il grande pittore impressionista che con i suoi paesaggi ha espresso proprio il mutar delle stagioni e dei luoghi. 
Questo è un dipinto del 1860, intitolato Magpie che è il nome dell'uccello ritratto sulla scaletta, ossia una gazza.
La citazione è tratta da una poesia di Emanuela Fimiani, "Regalo di Natale", che esprime proprio i desideri e le speranze della festa di Natale alle porte.
E' un segno di attesa, di futuro. Si fanno progetti e si pensa ai propositi per il nuovo anno.




San Nicola di Bari ovvero Babbo Natale


Il 06 dicembre le chiese cattolica e ortodossa celebrano s.Nicola di Bari, il santo vescovo vissuto nel IV secolo d.C., morto nella città di Myra (attuale Turchia). In Italia è legato alla città di Bari che conserva, insieme a Venezia, le reliquie del santo, traslate a seguito della prima crociata (1087).

Noi sm-Art People poniamo l'attenzione su questa figura per due motivi molto singolari: le leggende legate alla sua esistenza e l'iconografia. Come sempre non vogliamo porre l'accento sulla veridicità storica, piuttosto focalizzarci sulle motivazioni del perpetuarsi di attributi iconografici che lo rendono riconoscibile. 
In entrambi i casi le tradizioni nascono da episodi tramandati da racconti succedutesi dopo la morte e legati presumibilmente ad episodi della sua vita. 

Le notizie riportano che Nicola nacque da una famiglia molto possidente ed avendo perso molto giovane i propri genitori a causa della peste, divenne erede di un patrimonio cospicuo.
La vocazione cristiana lo portò a diventare vescovo della città di Myra. Venne arrestato nel 305 d. C. da Diocleziano ma liberato da Costantino a seguito della legittimazione della religione cristiana con l'Editto di Milano (313 d.C.). 
Due ragioni decretano la nascita di un'iconografia del santo inconfondibile agli storici dell'arte. L'elezione a vescovo giustifica la presenza della mitra e dell pastorale nella sua raffigurazione. 
Le tre palle che porta nella sua mano derivano dall'episodio cosiddetto "delle tre fanciulle". Si narra, infatti, che s. Nicola, avendo saputo che un nobile uomo caduto in povertà aveva deciso di avviare le sue tre figlie alla prostituzione, prese una buona quantità di denaro e per te notti consecutive gettò un sacchetto nel cortile della loro casa come dote del matrimonio per le tre fanciulle.
Dante Alighieri nel Purgatorio, non mancò di ricordare quest'episodio come esempio di generosità: 

Questo parlava ancora della generosità di san Niccolò verso le fanciulle, 
perché potessero vivere onestamente la loro giovinezza.
(Purg, XX vv,31-32)


Spesso ai suoi piedi notiamo anche la presenza di tre bambini; ciò deriva dall'episodio del salvataggio di tre bambini dalla morte, avvenuta per mano di un macellaio. In realtà, si tratterebbe di un errore di traduzione. La parola innocens, infatti, stava anche ad indicare genericamente i bambini e, quindi, venne interpretata in questo modo, non in relazione alla colpevolezza o meno dei protagonisti dell'eventuale evento. 

s.Nicola


Questo gli diede la fama di essere generoso e caritatevole con i suoi fedeli. Ciò portò alla nascita di un'altra leggenda: pare, infatti, che s.Nicola sia indicato come protettore dei fanciulli perché era solito elargire doni e denaro ai bambini poveri che si presentavano presso la chiesa di cui era vescovo o addirittura calandoli dai camini delle case dei meno abbienti durante la notte. 

Da qui nasce la leggenda di s.Claus (abbreviazione, appunto, di San Nicolaus). Questa tradizione si è così radicata che tra la notte del 5 e 6 dicembre in diverse nazioni, soprattutto del Nord Europa, si usa donare regali ai bambini. 

s.Klaus 

Cosa vi sta venendo in mente?! Si, si tratta proprio di Babbo Natale. Il santo anziano, con la barba e l'abito rosso darà vita alla figura di Babbo Natale che è attualmente legata ad un filone, diciamo, più commerciale. 
Un testo fondamentale che lega la festa di s. Nicola indiscutibilmente a Babbo Natale è il testo "A visit from s.Nicolaus" pubblicato nel 1823 in America prima in forma anonima e poi attribuito a Clement Clarke Moore. 

Se Natale è davvero alle porte, con la festa di s. Nicola ne viviamo una vera e propria anticipazione. 
Storie che uniscono secoli e che trovano il filo conduttore in tradizioni apparentemente diverse ma generate dal denominatore comune dell'interpretazione dei signa e del mondo.  
Sm-Art people è anche questo: la curiosità di spiegare e dimostrare che con la cultura si deve e si può comprendere la ragione della nostra esistenza e l'evoluzione della storia che la governa senza confini religiosi e territoriali. 


Santa Barbara: storia di un'iconografia "smartiana"!

Oggi nella chiesa cristiana e nella chiesa ortodossa si festeggia s.Barbara (Nicomedia 273d.C.- 306 d.C)  martire dei primi secoli del cristianesimo. Sono pochissime le notizie storiche della sua vita e non entreremo nel merito perché noi sm-Art people riportiamo le fonti, le tradizioni e i simboli che hanno poi consentito la nascita dell'iconografia che ci permette di identificare i soggetti di numerosi dipinti. Non indaghiamo sull'attendibilità storica. 

Nata in Turchia, Barbara si trasferisce durante la sua vita a Scandriglia, provincia di Rieti. 
Le notizie relative alla sua vita le possiamo leggere nella Legenda Aurea,  un testo agiografico scritto da Jacopo da Varazze, che è considerato un punto di riferimento per l'interpretazione iconografica di opere a tema religioso. 
Secondo il racconto, la giovane Barbara fu rinchiusa in una torre per volere del padre, che voleva salvaguardarla dai pretendenti. La ragazza, durante la costruzione della torre ebbe un'illuminazione: fece modificare il progetto, aggiungendo una terza finestra, simbolo della Trinità. 
A questo punto il padre, intuita la conversione della giovane, la denuncia al magistrato romano che ordina la decapitazione per lei dopo due giorni di tortura. Barbara, intanto, era riuscita a scappare, ma venne ritrovata nel bosco e condotta a Roma. Viene torturata per due giorni e, sempre secondo la leggenda, durante la flagellazione con le verghe, quest'ultime si trasformarono in piume di pavone. Non bastarono il fuoco, le verghe e l'asportazione delle mammelle.
Toccherà al padre Dioscoro di procedere con l'atto finale, ossia la decapitazione.
Dopo aver decapitato la figlia, Dioscoro venne colpito da un fulmine e morì anch'egli. Per questo la santa è custode delle morti improvvise.

F.Goya, s.Barbara



Come si è sviluppata la sua iconografia?
L'elemento più ricorrente è sicuramente la torre, che molto spesso porta in una mano, ma altre volte è collocata alle sue spalle, con tre finestre a simboleggiare la Trinità, Non mancano però testimonianze di opere in cui compaiono gli strumenti delle tortura, ossia le ali, il pavone e il fuoco. Delle volte compare anche il fulmine,
Santa Barbara è, infatti, invocata durante i temporali ed è protettrice, tra gli altri, di tutti i mestieri che hanno a che fare col fuoco. 
Un dipinto che al meglio rappresenta s.Barbara è quello di Francisco Goya, è ricca di simboli e rimandi al martirio compreso il fuoco che diventa piuma di pavone. 

Arrivederci alla prossima iconografia. 



Cinema holliwoodiano alla turca: l'idea smartiana del Museo Civico di Bagnacavallo (RA)



Questo post doveva essere il resoconto di un finissage al Museo civico delle Cappuccine di Bagnacavallo (RA), dedicato alla mostra Cult Hollywood movies, as Ottoman miniatures, dell'artista Murat Palta. 
Da smartiana, però, divorando il catalogo in un paio di ore , ho pensato che l'artista e la mostra meritavano una riflessione più accurata. 
Murat Palta è un giovane talento turco, classe 1990, laureato in Grafica e Design alla Dulmlupinar University. Appassionato di cinema americano e profondo conoscitore della miniatura ottomana del 1500, ha creato un'arte che concilia l'Oriente ed Occidente attraversando tempo e spazio.
Ed io lo incontro proprio nel territorio che da secoli ospita l'Oriente della capitale bizantina e l'Occidente della capitale romana: la provincia di Ravenna. 
Il tessuto che si intreccia nei lavori di Palta va indagato da diversi punti di vista: quello storico, quello tecnico e quello creativo. 

Nel primo caso si tratta di una sorta di "manierismo della miniatura", ossia una rivisitazione alla maniera miniaturistica delle scene 
cult di film contemporanei. Palta realizza le scene come se fossero accadute nel 1500, in contesti che diventato atemporali. 
La storia dei sultani orientali (vedi il Marlon Brando de Il Padrino che diventa il sultano Mustafa III) e le imprese tratte dal Libro dei Re (Isfandar diventa Terinator II con tanto di spavaldi occhiali da sole) si trasformano in locandine alternative dei film che hanno segnato la nostra storia o addirittura in una sorta di trailer bidimensionali (notate il sovrapporsi di scene-simbolo in Shining). 

M.Palta, Il Padrino
Mustafa III




M.Palta, Terminator II
     
  

M.Palta, Shining













Dal punto di vista tecnico, l'artista realizza le sue opere riguardando alla tecnica e alla simbologia dei manoscritti a cui fa riferimento (Libro dei Re,  Libro delle imprese di Salomone). Formidabile è la riproposizione di Uma Thurman in Kill Bill come la danzatrice del Libro di Levni o l'apparizione dello Yoda di Guerre Stellari in piccole nuvolette proprio come i profeti dello Hubename. 
Ciò che poi contraddistingue l'abilità tecnica è la perizia nel disegno delle trame dei tessuti e degli apparati decorativi, tipicamente orientali con motivi floreali, vegetali e il predominio degli elementi architettonici. Tutto a confermare l' horror vacui che era tipico dei miniaturisti orientali del XVI secolo. 
Levni, Danzatrice XVIIsec
M. Palta, Guerre Stellari



M.Palta, Kill Bill









In ultimo va sottolineata la creatività e l'estro del giovane autore che riesce a conciliare mondi così diversi in una dimensione che a noi ci sembra naturale. Non è poi da escludere l'elemento comico, quasi caricaturale che rende la rielaborazione un momento divertente e di relax. Il cinema, del resto, è un'arte di intrattenimento e, grazie alle opere di Palta, anche le miniature diventano veicolo di comunicazione leggera e ci appaiono più vicine, nel tempo e nello spazio. I luoghi dei set diventano le regge dei sultani o i paesaggi della Turchia. 
Ciò che appare come un divertissment  è, in realtà, frutto di un'elaborazione mentale ed artistica molto profonda che, utilizzando anche i moderni sistemi della rete (i suoi "film bidimensionali" sono diventati un fenomeno virale), fonde linguaggi e recupera tradizioni che pongono l'artista tra due mondi. 
In questo modo l'arte diventa universale e comunica in modo limpido e chiaro le nuove frontiere storiche e morali. I personaggi che nel 1500 ottomano erano simboli e miti dei contemporanei, diventano tramite per l'esaltazione dei miti moderni e attuali che sicuramente nel cinema trovano il più diretto rappresentante della realtà. 
Credo che questa piccola mostra in un paese di provincia rappresenti una vittoria per chi, come noi sm-Art People, è alla ricerca della Cultura che non ha bisogno nè di grandi nomi nè di grandi investimenti. Si tratta della cultura di chi lavora con passione per tramandare la conoscenza.  
Il valore è nella capacità di cercare il dialogo col territorio, e il Museo Civico delle Cappuccine lo fa esaltando l'oro dei mosaici di Ravenna attraverso l'oro delle vesti dei sultani/attori. 
La bravura è nell'incuriosire il visitatore affinchè possa scoprire nuovi mondi e soprattutto capire che la Cultura è frutto di ciò che siamo stati e dell'immaginario che ci circonda e che può confrontarsi con qualunque tradizione perché non ha bisogno di scandire il tempo e rappresentare lo spazio nei soli linguaggi e costumi contemporanei. L'arte guarda a sè stessa e si rinnova nel passato, riflettendo, reinterpretando e rivalutando. 

Il comune denominatore di tutto ciò che è la trasmissione delle culture sono le persone. E in Diego Galizzi, curatore del Museo Civico di Bagnacavallo, siamo convinte di aver trovato un vero sm-Art People. Complimenti. 

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