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Santa Cecilia tra storia e iconografia
La storia di santa Cecilia è davvero molto particolare e si inserisce in quella serie di racconti che hanno condizionato la storia e, soprattutto, l'immaginario dei fedeli, degli storici e degli storici dell'arte.
Il post non ha pretese di approvazione di verità storiche, ma vuole sottolineare alcuni aspetti che riguardano in modo particolare l'iconografia legata alla santa e alle vicende tramandate nell'agiografia che la riguarda.
Biografia
Cecilia fu una nobile romana, da qui l'abbigliamento sontuoso e ricco, vissuta tra il II e il III sec. d.C. Venne data in sposa a Valeriano, anche lui discendente di una nobile famiglia romana. La notte delle nozze Cecilia rivelò al marito la sua conversione al cristianesimo e la sua decisione di fare voto di castità. Il marito accettò il desiderio della moglie, si convertì egli stesso al cristianesimo e fece convertire anche suo fratello Tiburzio.
Tutti e tre cominciarono così un' opera di diffusione della nuova religione e Cecilia, oratrice eccellente, ben presto riuscì a convertire molti romani, protetta e aiutata dai due fratelli soldati. Valeriano e Tiburzio si dedicavano alla sepoltura dei martiri condannati a morte dalle persecuzioni, in ottemperanza alla millenaria legge non scritta della sepoltura e del culto dei morti.
La loro fama crebbe così velocemente che vennero condannati al martirio dal prefetto romano Turcio Almachio e vennero decapitati. Anche Cecilia, rifiutandosi di rinnegare la fede cristiana, venne condannata ad essere bruciata nell'olio bollente, ma il suo corpo rimase intatto dopo tre giorni di immersione nel liquido e si decise per la decapitazione, che condusse alla morte la giovane donna dopo tre colpi e altri tre giorni di agonia.
Papa Urbano I, testimone dell'opera di Cecilia, provvide a seppellire il corpo della santa insieme a quelli dei vescovi romani e ordinò di costruire una chiesa a lei dedicata sui resti della sua casa natale. Si tratta dell'attuale chiesa di s.Cecilia in Trastevere a Roma.
Testimonianze pittoriche
A Bologna, nell' "Oratorio di S.Cecilia" dietro la chiesa di s.Giacomo Maggiore in via Zamboni, un ciclo pittorico realizzato a partire dal 1505 da Francesco Francia, Amico Aspertini e Lorenzo Costa, racconta proprio gli episodi della vita dei tre martiri. Lo stile è quello del pieno Rinascimento ed è una testimonianza storico artistica molto importante perché sono messi a confronto tre grandi del Rinascimento bolognese e nazionale.
Nelle scene non troviamo nessun riferimento alla musica, di cui la santa è patrona. Si sottolinea, piuttosto, la capacità oratoria della donna e l'umiltà dei due uomini al servizio di Dio.
Da dove nasce, dunque, la tradizione di s.Cecilia come protettrice della musica?
L'accostamento di Cecilia alla musica è stato generato da un'interpretazione errata dei testi degli antifonari (e non dalla Passio ) che venivano utilizzati nelle messe durante i festeggiamenti per la santa.
Il testo originale riporta la seguente dicitura: "Candentibus organis, Caecilia virgo in corde suo soli Domino decantabat...", ossia "Tra gli organi (strumenti del martirio) incandescenti, la vergine Cecilia cantava lodi a Dio in cuor suo".
L'interpretazione sbagliata è nella prima frase, così trascritta: "Cantantibus organis..", ossia "Tra gli organi(strumenti musicali) suonanti", dunque ascoltando musica celeste cantava lodi a Dio in cuor suo.
Comincia da qui la fortuna iconografica di Cecilia, alla quale furono attribuite capacità musicali. Fu così che alla santa venne assegnato un organo portativo come simbolo delle sue eccellenti doti da musicista e da allora venne invocata dai cantanti e dai compositori come loro protettrice.
Confronti iconografici
Il confronto delle due tradizioni iconografiche si può fare a distanza di 200 metri, proprio nella città di Bologna. Nella Pinacoteca Nazionale della città felsinea, infatti, viene conservata la tela de "L'estasi di s. Cecilia", datata 1515 e realizzata da Raffaello Sanzio, una delle più grandi interpretazioni pittoriche della tradizione legata a santa Cecilia. Il dipinto, realizzato per la chiesa di s.Giovanni in Monte su commissione privata, raffigura la santa con gli attributi dell'organo e di svariati strumenti musicali, in uno stato di estasi, proprio come se stesse cantando "in cuor suo".
Cosa è cambiato in 10 anni? Raffaello aveva portato a Bologna una tradizione che a Roma era già diffusa e la presenta grazie ad una commissione privata. Sacro e profano si innestano per portare alla luce una tradizione che si era già diffusa nella città del papa. Da questo momento in poi i grandi artisti bolognesi, come Guido Reni, non potranno fare a meno di diffondere questa nuova iconografia.
Due tradizioni così diverse nella stessa città ci parlano dell'importanza delle valutazioni storiche, religiose e filosofiche che stanno dietro il nostro immaginario.
Il culto dei santi, come delle reliquie e l'attenzione all'evoluzione dell'arte e della cultura sono il monito che deve sempre alimentare la nostra curiosità affinché si possano osservare con gli strumenti giusti le evoluzioni iconografiche e storiche che caratterizzano la nostra storia.
Essere sm-Art People è anche questo. Indagare e diffondere le idee e proporre confronti.
Vi invitiamo ad una passeggiata a Bologna sulle tracce di s.Cecilia.
Author : Unknown
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Luoghi smartiani: il fascino inaspettato della Certosa di San Girolamo (Bologna)
Prendete un giorno di fine settembre, a mattinata inoltrata
ma non troppo.
La Certosa di Bologna è tutto fuorché silenziosa e buia: ai
corridoi più nascosti segue sempre un cortile assolato, un piccolo filare di
pioppi oppure un cinguettio inaspettato. Poi fan capolino tombe dipinte, opere
in bronzo, stucco e scagliola, marmi incredibili richiamano un silenzioso
stupore: celle altissime o anfratti appena accennati li custodiscono, a
testimonianza di un patrimonio unico e ben stratificato.
La Certosa è dove ancora gli Antichi saprebbero celebrare i
morti e non (solo) piangerli.
Nei secoli tantissimi artisti, più o meno consacrati, hanno
lasciato in essa le proprie tracce, spesso perdute nelle parole delle fonti ma
non alla vista, non più scultori per se stessi o la fama, ma per gioco del
destino solo per il popolo.
Così facendo la Certosa si è trasformata in un vero e
proprio museo all'aperto, tanto prestigioso da diventare la prima meta fissa
del Grand Tour settecentesco e poi nell'Ottocento del turismo
internazionale (l'hanno visitata tra gli altri Chateaubriand, Byron, Dickens,
Mommsen, Stendhal).
Il cimitero del XIX secolo e la grande chiesa di San
Girolamo, residuo architettonico del precedente convento certosino trecentesco
soppresso in età napoleonica, sorgono su una delle principali necropoli
dell'antica Felsina (V secolo a.C.), a riprova dell'uso di questa piana senza
soluzione di continuità, caratteristica decisiva anche nel recupero delle
strutture conventuali e nella conversione ottocentesca ad area cimiteriale: la
progressiva crescita e monumentalizzazione della Certosa infatti, ha tenuto
volutamente conto degli spazi già esistenti, integrando elementi diversi ma
coerenti tra loro, non da ultimo collegandone l'ingresso al tratto pianeggiante
dei portici verso San Luca (1811).
Anche i numerosi monumenti sepolcrali, effigi imponenti
della nobiltà cittadina, hanno conosciuto una significativa evoluzione: se le
prime tombe, presenti solo a Bologna, vengono dipinte a fresco dai più noti
artisti dell’epoca (Gaetano Caponeri, Pelagio Palagi, Antonio Basoli, Giovan
Battista Frulli), in linea con la tradizione quadraturistica locale, in seguito
si preferiscono monumenti a rilievo e sculture a tutto tondo (Giacomo De Maria,
Giovanni Putti, Vincenzo Vela, Stefano Galletti, Carlo Monari, Salvino
Salvini).
La
straordinaria qualità delle testimonianze artistiche, benché provate dal tempo,
dall'incuria, e sfortuna vuole, anche dal recente terremoto del 2012, nonché la
complessa articolazione degli spazi, l'alternanza serrata e così particolare
tra aperto e chiuso, stretto e ampio, costituiscono quindi il tratto più
distintivo della Certosa, ciò che la differenzia da qualsiasi altro cimitero
monumentale del Vecchio Continente: logge, sale e porticati danno a tutti gli
effetti il senso di una città dei “vivi”, di un'atmosfera che non cura ma che
però consola.
Le opere sono visibili anche online:
http://www.certosadibologna.it/museo_virtuale/museo_virtuale.html
Author : Unknown
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Riflessioni smartiane: la finale di Impresa Creativa
Passata la notte in riflessioni, vi raccontiamo della finale di Impresa Creativa.
L'evento si è svolto presso l'ex macello di Cesena. Il team sm-Art People, organizzato e pronto alla finale, ha allestito, come previsto, il suo banchetto di cui vi mostriamo le foto!
![]() |
| Banchetto sm-Art People |
Un arredamento creativo e home made per la ricerca di nuovi smartiani e una postazione dominata dal nostro colore sociale, il bistrattato colore arancio, scelto come simbolo di vitalità e richiamo al passato nell'immaginario collettivo!
Il team sm-Art People ha partecipato al concorso presentando Tùkè, il cultural social network, un canale dedicato alla cultura per abbattere il gap comunicativo che lo attanaglia rispetto all'evoluzione 2.0 della maggior parte dei settori economici di ogni paese!
Giungiamo ai progetti premiati seguendo l'ordine alfabetico: Ciclofficina 2.0, Cue Press e RiUp!
Al team di Ciclofficina 2.0 rivolgiamo i migliori auguri perché lo consideriamo un team in gamba e un progetto che può davvero andare avanti. Visto l'ambito in cui lavorano: hanno voluto la bici e adesso pedalano! :) Buona pedalata ragazzi!
Il criterio principe della selezione, svelato solo ieri, è stato la fattibilità economica. In merito a ciò avanziamo le nostre perplessità.
Cue Press è un'azienda di editoria digitale e cartacea on demand presente sul mercato da due anni. Ha elaborato progetti, pubblica periodicamente riviste e ha numerose collaborazioni. Dov'è la start up?
Rispetto a chi non ha un'history, come viene valutata la fattibilità di chi, essendo già azienda, ha un piano economico, un bilancio e che da Impresa Creativa poteva solo valutare l'espansione a nuovi mercati?
Ri Up è una start up costituita come tale dal 2013. Quello che ci desta perplessità è l'history dell'azienda. Nati come RI.KEA (nome che hanno dovuto modificare date le pressioni di una notissima azienda che produce mobili che "vagamente" la ricorda), hanno vinto il premio Spinner che assegnava loro un contributo fino a 30.000 €. Se la loro fattibilità economica e realizzazione di impresa non è riuscita a concretizzarsi con quest'importo, su quale principio dovrebbe realizzarsi con 5.000€? Perché non dare una possibilità ad un altro gruppo che poteva inaugurare una nuova attività con quella cifra?
Quali sono i criteri per cui qualcosa si considera sostenibile? La commissione ha considerato i percorsi precedenti?
La sostanza è: se in un concorso, il cui fine è quello di favorire la nascita di NUOVE imprese e/o realtà territoriali, si presentano soggetti che sono in fase operativa avanzata, non c'è un difetto di fondo?
Il post è il frutto di una riflessione in merito a diversi programmi per l'avviamento di impresa che sembrano far piovere sul bagnato. L'erogazione dei premi e dei finanziamenti viene spesso effettuata a favore di progetti che hanno già una realtà forte e che non presentano "nuovi orizzonti". Si vuole davvero scommettere su qualcosa di nuovo oppure si va a rafforzare ciò che già c'è, in una modalità che riflette lo stallo del sistema Italia?
Il bando di Impresa Creativa a cui noi abbiamo partecipato aveva come obiettivo un monte ore di formazione per la stesura di un business plan da parte di gruppi che volevano costituirsi come start up.Ci dispiace vedere premiate start up e realtà imprenditoriali con percorsi già attivati, che non hanno bisogno di un contributo per avviarsi, senza scommettere su dei gruppi che con quei 5.000€ avrebbero davvero creato qualcosa di nuovo e non necessariamente qualcosa di smartiano.
Il bando di Impresa Creativa a cui noi abbiamo partecipato aveva come obiettivo un monte ore di formazione per la stesura di un business plan da parte di gruppi che volevano costituirsi come start up.Ci dispiace vedere premiate start up e realtà imprenditoriali con percorsi già attivati, che non hanno bisogno di un contributo per avviarsi, senza scommettere su dei gruppi che con quei 5.000€ avrebbero davvero creato qualcosa di nuovo e non necessariamente qualcosa di smartiano.
Detto questo, sm-Art People stamattina riprende il suo cammino: nuove tappe, nuovi orizzonti, nuovi obiettivi e collaborazioni. Il futuro è nelle nostre mani (e nella nostra testa!).
Author : Unknown
Cinema holliwoodiano alla turca: l'idea smartiana del Museo Civico di Bagnacavallo (RA)
Questo post doveva essere il resoconto di un finissage al Museo civico delle Cappuccine di Bagnacavallo (RA), dedicato alla mostra Cult Hollywood movies, as Ottoman miniatures, dell'artista Murat Palta.
Da smartiana, però, divorando il catalogo in un paio di ore , ho pensato che l'artista e la mostra meritavano una riflessione più accurata.
Murat Palta è un giovane talento turco, classe 1990, laureato in Grafica e Design alla Dulmlupinar University. Appassionato di cinema americano e profondo conoscitore della miniatura ottomana del 1500, ha creato un'arte che concilia l'Oriente ed Occidente attraversando tempo e spazio.
Ed io lo incontro proprio nel territorio che da secoli ospita l'Oriente della capitale bizantina e l'Occidente della capitale romana: la provincia di Ravenna.
Il tessuto che si intreccia nei lavori di Palta va indagato da diversi punti di vista: quello storico, quello tecnico e quello creativo.
Nel primo caso si tratta di una sorta di "manierismo della miniatura", ossia una rivisitazione alla maniera miniaturistica delle scene
cult di film contemporanei. Palta realizza le scene come se fossero accadute nel 1500, in contesti che diventato atemporali.
La storia dei sultani orientali (vedi il Marlon Brando de Il Padrino che diventa il sultano Mustafa III) e le imprese tratte dal Libro dei Re (Isfandar diventa Terinator II con tanto di spavaldi occhiali da sole) si trasformano in locandine alternative dei film che hanno segnato la nostra storia o addirittura in una sorta di trailer bidimensionali (notate il sovrapporsi di scene-simbolo in Shining).
cult di film contemporanei. Palta realizza le scene come se fossero accadute nel 1500, in contesti che diventato atemporali.
La storia dei sultani orientali (vedi il Marlon Brando de Il Padrino che diventa il sultano Mustafa III) e le imprese tratte dal Libro dei Re (Isfandar diventa Terinator II con tanto di spavaldi occhiali da sole) si trasformano in locandine alternative dei film che hanno segnato la nostra storia o addirittura in una sorta di trailer bidimensionali (notate il sovrapporsi di scene-simbolo in Shining).
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| M.Palta, Il Padrino |
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| Mustafa III |
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| M.Palta, Terminator II |
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| M.Palta, Shining |
Dal punto di vista tecnico, l'artista realizza le sue opere riguardando alla tecnica e alla simbologia dei manoscritti a cui fa riferimento (Libro dei Re, Libro delle imprese di Salomone). Formidabile è la riproposizione di Uma Thurman in Kill Bill come la danzatrice del Libro di Levni o l'apparizione dello Yoda di Guerre Stellari in piccole nuvolette proprio come i profeti dello Hubename.
Ciò che poi contraddistingue l'abilità tecnica è la perizia nel disegno delle trame dei tessuti e degli apparati decorativi, tipicamente orientali con motivi floreali, vegetali e il predominio degli elementi architettonici. Tutto a confermare l' horror vacui che era tipico dei miniaturisti orientali del XVI secolo.
In ultimo va sottolineata la creatività e l'estro del giovane autore che riesce a conciliare mondi così diversi in una dimensione che a noi ci sembra naturale. Non è poi da escludere l'elemento comico, quasi caricaturale che rende la rielaborazione un momento divertente e di relax. Il cinema, del resto, è un'arte di intrattenimento e, grazie alle opere di Palta, anche le miniature diventano veicolo di comunicazione leggera e ci appaiono più vicine, nel tempo e nello spazio. I luoghi dei set diventano le regge dei sultani o i paesaggi della Turchia.
Ciò che appare come un divertissment è, in realtà, frutto di un'elaborazione mentale ed artistica molto profonda che, utilizzando anche i moderni sistemi della rete (i suoi "film bidimensionali" sono diventati un fenomeno virale), fonde linguaggi e recupera tradizioni che pongono l'artista tra due mondi.
In questo modo l'arte diventa universale e comunica in modo limpido e chiaro le nuove frontiere storiche e morali. I personaggi che nel 1500 ottomano erano simboli e miti dei contemporanei, diventano tramite per l'esaltazione dei miti moderni e attuali che sicuramente nel cinema trovano il più diretto rappresentante della realtà.
Credo che questa piccola mostra in un paese di provincia rappresenti una vittoria per chi, come noi sm-Art People, è alla ricerca della Cultura che non ha bisogno nè di grandi nomi nè di grandi investimenti. Si tratta della cultura di chi lavora con passione per tramandare la conoscenza.
Il valore è nella capacità di cercare il dialogo col territorio, e il Museo Civico delle Cappuccine lo fa esaltando l'oro dei mosaici di Ravenna attraverso l'oro delle vesti dei sultani/attori.
La bravura è nell'incuriosire il visitatore affinchè possa scoprire nuovi mondi e soprattutto capire che la Cultura è frutto di ciò che siamo stati e dell'immaginario che ci circonda e che può confrontarsi con qualunque tradizione perché non ha bisogno di scandire il tempo e rappresentare lo spazio nei soli linguaggi e costumi contemporanei. L'arte guarda a sè stessa e si rinnova nel passato, riflettendo, reinterpretando e rivalutando.
Il comune denominatore di tutto ciò che è la trasmissione delle culture sono le persone. E in Diego Galizzi, curatore del Museo Civico di Bagnacavallo, siamo convinte di aver trovato un vero sm-Art People. Complimenti.
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| Levni, Danzatrice XVIIsec |
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| M. Palta, Guerre Stellari |
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| M.Palta, Kill Bill |
In ultimo va sottolineata la creatività e l'estro del giovane autore che riesce a conciliare mondi così diversi in una dimensione che a noi ci sembra naturale. Non è poi da escludere l'elemento comico, quasi caricaturale che rende la rielaborazione un momento divertente e di relax. Il cinema, del resto, è un'arte di intrattenimento e, grazie alle opere di Palta, anche le miniature diventano veicolo di comunicazione leggera e ci appaiono più vicine, nel tempo e nello spazio. I luoghi dei set diventano le regge dei sultani o i paesaggi della Turchia.
Ciò che appare come un divertissment è, in realtà, frutto di un'elaborazione mentale ed artistica molto profonda che, utilizzando anche i moderni sistemi della rete (i suoi "film bidimensionali" sono diventati un fenomeno virale), fonde linguaggi e recupera tradizioni che pongono l'artista tra due mondi.
In questo modo l'arte diventa universale e comunica in modo limpido e chiaro le nuove frontiere storiche e morali. I personaggi che nel 1500 ottomano erano simboli e miti dei contemporanei, diventano tramite per l'esaltazione dei miti moderni e attuali che sicuramente nel cinema trovano il più diretto rappresentante della realtà.
Credo che questa piccola mostra in un paese di provincia rappresenti una vittoria per chi, come noi sm-Art People, è alla ricerca della Cultura che non ha bisogno nè di grandi nomi nè di grandi investimenti. Si tratta della cultura di chi lavora con passione per tramandare la conoscenza.
Il valore è nella capacità di cercare il dialogo col territorio, e il Museo Civico delle Cappuccine lo fa esaltando l'oro dei mosaici di Ravenna attraverso l'oro delle vesti dei sultani/attori.
La bravura è nell'incuriosire il visitatore affinchè possa scoprire nuovi mondi e soprattutto capire che la Cultura è frutto di ciò che siamo stati e dell'immaginario che ci circonda e che può confrontarsi con qualunque tradizione perché non ha bisogno di scandire il tempo e rappresentare lo spazio nei soli linguaggi e costumi contemporanei. L'arte guarda a sè stessa e si rinnova nel passato, riflettendo, reinterpretando e rivalutando.
Il comune denominatore di tutto ciò che è la trasmissione delle culture sono le persone. E in Diego Galizzi, curatore del Museo Civico di Bagnacavallo, siamo convinte di aver trovato un vero sm-Art People. Complimenti.
Author : Unknown
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Luoghi smartiani: Le valli di Piero Della Francesca
La prima volta che ho visto un dipinto di Piero Della Francesca (1406/1416- 1492) avevo 18 anni.
Ero a Londra, alla National Gallery e, già innamorata della storia dell’arte, ero lì a vagare tra le opere degli italiani.
In fondo alla sala lo vidi… era così splendido! Ancora adesso se ci penso ho il magone allo stomaco. Quello che mi colpì fu la grazia che governa il dipinto e l’eleganza del s.Giovanni che compie il rito del battesimo. Non mancarono le lacrime che sgorgarono come un fiume in piena in una sorta di sindrome di Stendhal.
Ero a Londra, alla National Gallery e, già innamorata della storia dell’arte, ero lì a vagare tra le opere degli italiani.
In fondo alla sala lo vidi… era così splendido! Ancora adesso se ci penso ho il magone allo stomaco. Quello che mi colpì fu la grazia che governa il dipinto e l’eleganza del s.Giovanni che compie il rito del battesimo. Non mancarono le lacrime che sgorgarono come un fiume in piena in una sorta di sindrome di Stendhal.
Sono passati dieci anni da quell’episodio e la mia passione per l’arte e per questo grande pittore si è alimentata giorno per giorno. L’ho studiato fino in fondo, cercando le radici di quei tratti e le ragioni di quei lineamenti. Il secondo incontro con la sua pittura è stato quello con “La Madonna del parto”, conservata a Monterchi (AR).
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| "Madonna del Parto", Monterchi (AR) |
La osservavo curiosa dai manuali immaginando la sensazione che mi avrebbe suscitato dal vivo. Da quel volto e quella popolarità ne è nato il mio progetto di dottorato purtroppo non portato a compimento.
Quest’anno ho finalmente realizzato il mio piccolo sogno, ricevendo in regalo due giorni nella provincia di Arezzo, scorazzando nella Valtiberina (per info) che Piero amò per tutta la sua vita.
Fu un pittore straordinario e un matematico eccellente; con lui la pittura divenne geometria, ricerca prospettica e i volti così profondamente umani diedero la spinta a quell’Umanesimo fiorente che si espanse poi a livello nazionale.
Fu un pittore straordinario e un matematico eccellente; con lui la pittura divenne geometria, ricerca prospettica e i volti così profondamente umani diedero la spinta a quell’Umanesimo fiorente che si espanse poi a livello nazionale.
Fu maestro del grande Perugino e venne chiamato in diverse corti italiane a prestare la sua opera. Lavorò anche a Roma, alle Stanze Vaticane, ma i suoi affreschi furono barbaramente eliminati per far spazio al giovane Raffaello Sanzio.
La fama che lo caratterizza, però, è concentrata in questo fazzoletto di terra toscana, tra l’Emilia Romagna, le Marche e l’Umbria che raccoglie storie di confine e apre le porte a paesaggi mozzafiato.
Queste terre sono dei dipinti a cielo aperto, ricche di storia, tradizioni e cultura e osservare i dipinti di Piero nel suo contesto accentua il rapporto tra l’arte e il territorio, dimostrando ancora una volta la fortuna e la ricchezza che la nostra nazione ha rispetto all’asetticità di un museo che, per quanto importante e rinomato, mai potrà restituire l’humus d’origine della produzione artistica.
Piero è nei paesaggi che si scorgono dall'Eremo di Montecasale e dal bellissimo borgo di Anghiari, è nelle vallate che si osservano dalle finestre del Museo della "Madonna del Parto", è nell'odore dei pini, negli sguardi dei leprotti che ti attraversano la strada, è nella luce che illumina la torre di SanSepolcro.
La "Leggenda della Vera Croce" da lui dipinta nella chiesa di s.Francesco ad Arezzo ha reso il borgo di s. Sepolcro la nuova Gerusalemme grazie a quei paesaggi. E puoi trovarli, li riconosci e ne comprendi la profondità. Non dimentichiamo che in queste zone nacque un altro grande dell'arte internazionale: Michelangelo Buonarroti che nacque a Caprese Michelangelo.
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| Arezzo |
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| Anghiari (AR) |
Riflettiamo profondamente su questi aspetti perché sono peculiari nella costruzione di una consapevolezza storica e sociale che stiamo perdendo. Dare valore a ciò che ci circonda è il segreto per non soccombere. Osservare quelle movenze e quei volti lì dove sono stati concepiti è un valore aggiunto che non tutti possono permettersi.
E di nuovo torna, con una forza rinnovata, quel magone che sentii dieci anni or sono. Emozioni che non si possono descrivere, un amore che non ha bisogno di parole per esprimersi ma che si condensa in uno sguardo in cui gli occhi non possono che luccicare di gioia.
Essere lì per me è stata una vittoria indescrivibile e ha rafforzato la convinzione che vivere di cultura è possibile ed io sono nata per questo. Ogni territorio, ogni singola opera e ogni struttura adibita alla conservazione e alla tutela del nostro patrimonio chiede a gran voce attenzione.
Essere lì per me è stata una vittoria indescrivibile e ha rafforzato la convinzione che vivere di cultura è possibile ed io sono nata per questo. Ogni territorio, ogni singola opera e ogni struttura adibita alla conservazione e alla tutela del nostro patrimonio chiede a gran voce attenzione.
Dalle collezioni allestite in modo scialbo alle informazioni poco chiare, tutto denuncia una carenza strutturale sorprendente. Abbiamo bisogno di nuove forze per tirare su un sistema che, nonostante queste mancanze, ha un richiamo inimmaginabile. Mi sono sorpresa nel constatare che nelle zone visitate la presenza degli stranieri era preponderante. Perché gli stranieri vanno alla ricerca di Piero Della Francesca e gli italiani quasi ne ignorano la grandezza?
Bisogna partire da questo, riflettere sulle necessità e le opportunità di questo paese allo sbaraglio. E’ arrivato il momento di mettersi in gioco e di farlo con le proprie possibilità senza aspettare che arrivi il miracolo dal cielo.
Io sono tornata arricchita da questa esperienza e spronata a fare di più, a dare di più affinché i sogni di quella ragazzina che ero a 18 anni possano davvero concretizzarsi in una realtà che renda la mia vita e quella degli altri piena di valori nuovi di cui riempirsi.
Io sono tornata arricchita da questa esperienza e spronata a fare di più, a dare di più affinché i sogni di quella ragazzina che ero a 18 anni possano davvero concretizzarsi in una realtà che renda la mia vita e quella degli altri piena di valori nuovi di cui riempirsi.
Ultima riflessione: 10 anni fa davanti a quel dipinto ero sola e mi sentivo sola. Stavolta avevo il giusto compagno di viaggio e credo che questo sia un aspetto fondamentale per la vita di tutti.
Avere accanto chi perfettamente comprende cosa fai e perché lo fai è il primo grande passo per essere sm-Art people. Io sono fortunata, non smettete mai di cercare il vostro compagno di viaggio.
Al prossimo luogo.
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